Armi basate sull’intelligenza artificiale, leva obbligatoria, culture definite come inferiori e il dovere morale della Silicon Valley di partecipare alla difesa della nazione e di occuparsi della criminalità. Ma anche la necessità di ribellarsi dalla “tirannia delle app, che potrebbero limitare e vincolare il nostro senso del possibile”. Sembra il canovaccio per un romanzo o un film distopico; invece, è in parte il mondo in cui stiamo già vivendo e in parte quello che potrebbe venire. Quelli elencati sono infatti alcuni dei 22 punti postati lo scorso fine settimana su X da Palantir, la controversa azienda di analisi dati di Peter Thiel, e che riassumono il libro pubblicato dal suo amministratore delegato Alex Karp e da Nicholas W. Zamiska a inizio 2025.
‘The Technological Republic – Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West (La Repubblica Tecnologica: hard power, soft power e il futuro dell’Occidente)’: questo il titolo del manifesto scritto da quello che alcuni considerano un genio visionario e altri “il super criminale“.
La tecnologia come infrastruttura di potenza
Il libro, e la sua versione ridotta in forma di manifesto, parte da una critica alla Silicon Valley. Secondo Karp e Zamiska, invece di lavorare su sicurezza nazionale, capacità industriale e grandi obiettivi pubblici, il mondo tecnologico americano si sarebbe rifugiato in un universo di prodotti consumer, app per condividere foto, ordinare cibo o intrattenere il pubblico, rinunciando a collaborare con i governi per garantire “il ruolo dominante dell’Occidente nell’ordine geopolitico“.
Per gli autori, la tecnologia deve tornare a essere infrastruttura di potenza. A partire dall’AI. “Il soft power ha “mostrato i suoi limiti”: le società libere e democratiche, per prevalere, hanno bisogno di qualcosa di più di un richiamo morale o culturale. Serve hard power. E “l’hard power, in questo secolo, sarà costruito sul software”.
“I nostri avversari non si fermeranno”
Qui entrano in gioco le aziende della Silicon Valley, che hanno “il dovere morale di partecipare alla difesa della nazione”. “Se un soldato americano chiede un fucile migliore, quel fucile va costruito. Lo stesso vale per il software”.
La questione, secondo Karp, “non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale saranno costruite, ma chi le costruirà e per quale scopo”. “I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali” etici o remore ideologiche. “Procederanno”.
DI conseguenza, le Big Tech non possono fermarsi, sostiene l’ad di Palantir, che auspica anche il ritorno alla leva obbligatoria e la fine della ‘castrazione militare’ imposta a Germania e Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. “Una sovra-correzione per cui l’Europa ora sta pagando un prezzo salato”.
Culture inferiori
La proposta dell’ad di Palantir non si limita però al rapporto tra tecnologia e difesa. Il manifesto abbraccia una visione più ampia della società occidentale. Si invoca una “resistenza alla diffusa intolleranza verso le credenze religiose in certi ambienti”; si attacca quello che viene definito un “pluralismo vuoto”, incapace di indicare un nucleo di valori comuni. E si arriva a sostenere che alcune culture abbiano prodotto avanzamenti vitali, mentre altre resterebbero disfunzionali, regressive o dannose.
Sono affermazioni che spiegano bene perché il manifesto abbia suscitato inquietudine e reazioni molto dure. Da un lato c’è chi vede in Karp un visionario che prende atto, senza ipocrisie, di un mondo entrato in una fase di conflitto più duro. Dall’altro ci sono critici che leggono The Technological Republic come un testo tecnonazionalista, aggressivo e pericoloso, che rischia di legittimare un modello in cui sorveglianza, potere tecnologico e ragion di Stato finiscono per fondersi troppo strettamente. A scapito dei cittadini.
Palantir controversa
Il problema, infatti, è che poche aziende tecnologiche hanno in mano un potere enorme e stanno stingendo legami sempre più stretti con il settore pubblico. In questo senso, The Technological Republic non è tanto un saggio di idee quanto una giustificazione teorica del modello Palantir: software avanzato, integrazione di dati, intelligenza artificiale e collaborazione organica con difesa, intelligence e apparati pubblici. Di conseguenza, è contemporaneamente manifesto politico, dichiarazione di posizionamento industriale e proposta di rifondazione del rapporto tra tecnologia, Stato e missione pubblica. Con ricadute molto pratiche.
Palantir Technologies è da anni una delle aziende più controverse del settore. Fondata nel 2004, prende il nome dal Signore degli Anelli, dove il palantír è una sorta di sfera di cristallo capace di vedere eventi lontani nel tempo e nello spazio.
La società lavora sull’analisi di enormi volumi di dati per governi, apparati di intelligence e strutture di sicurezza, eserciti e aziende in diversi Paesi. Attorno alla sua attività si sono accumulati nel tempo racconti, indiscrezioni, timori e contestazioni: dal ruolo nelle attività di intelligence statunitensi ai rapporti con eserciti, polizie e agenzie pubbliche.
Ad esempio, l’esercito Usa in Iran ha utilizzato una piattaforma di Palantir per identificare e colpire i target, basata sull’intelligenza artificiale (il Maven Smart System). Inoltre, la società ha legami con l’amministrazione Trump e ha lavorato anche con la contestata Agenzia per l’immigrazione e le dogane degli Stati Uniti, la famosa Ice.
“Il delirio di un supercattivo”
Nel Regno Unito, riporta il Guardian, l’azienda di Thiel ha accordi per oltre 500 milioni di sterline, tra cui quello da 330 mld di sterline con il Servizio sanitario nazionale, molto contestato, e altri con polizia e ministero della Difesa.
Come ha commentato la deputata britannica Victoria Collins, riportata dal quotidiano britannico, “un’azienda con motivazioni ideologiche così scoperte e una tale mancanza di rispetto per lo stato di diritto democratico non dovrebbe avvicinarsi ai nostri servizi pubblici“. “Il ‘manifesto’ di Palantir sembra il delirio di un supercattivo“, ha aggiunto Collins, esprimendo un parere condiviso da molti utenti ed esperti.
Un portavoce dell’azienda ha replicato: “Il software di Palantir sta contribuendo a migliorare le operazioni del Servizio Sanitario Nazionale, a ridurre i tempi di diagnosi del cancro, a mantenere le navi della Royal Navy in mare più a lungo e a proteggere donne e bambini dalla violenza domestica”.
Palantir Technologies ha avuto e ha rapporti e commesse anche in Italia, in ambito di sicurezza informatica e gestione dati sanitari, ma con valori economici relativamente contenuti (almeno quelli pubblici). I rapporti sono in una fase di possibile espansione non ancora completamente formalizzata.
In ogni caso, il punto è che il manifesto pubblicato su X e sviluppato nel libro firmato da Karp è perfettamente funzionale agli interessi dell’azienda, perché indica una direzione precisa, un futuro dove tecnologia e apparati pubblici saranno intrecciati, ci sarà maggiore centralità del software nei dispositivi militari e civili e una ampia legittimazione politica del ruolo delle Big Tech nella sicurezza, nella criminalità, nella difesa e nella gestione della società. E proprio per questo non può essere letto come una semplice provocazione.