Cosa significa costruire un data center nella tua città? A spiegarlo è Mark Cuban, celebre imprenditore e miliardario statunitense, noto al grande pubblico per essere stato lo storico proprietario della squadra di basket Nba dei Dallas Mavericks e uno dei volti business più famosi della tv americana, tra i protagonisti del programma Shark Tank. Scrivendo un lungo post sul social network X, Cuban ha creato una mini-guida, composta da 10 consigli per i Comuni.
Dietro la facciata dell’innovazione hi-tech si nascondono infatti “ecomostri” digitali affamati di elettricità e acqua, capaci di condizionare le risorse locali per decenni a fronte di pochissimi posti di lavoro permanenti. Come ha rilevato un’analisi condotta su undici grandi progetti, i sussidi pubblici medi sono di ben 1,95 milioni di dollari per ciascun posto di lavoro creato a lungo termine. Inoltre, solo il 3% dei proprietari di data center ritiene i crediti d’imposta locali determinanti per la scelta della sede: a guidare la decisione sono quasi esclusivamente la disponibilità di terreno e l’accesso immediato alla rete elettrica.
Secondo Cuban, la soluzione è chiara: ogni promessa importante necessita di un limite stabilito, un metodo di verifica affidabile, un responsabile con garanzie finanziarie e una risposta pratica in caso di violazione. Ecco i 10 consigli che secondo il miliardario americano ogni amministrazione pubblica dovrebbe seguire prima di concedere l’autorizzazione.
# A town's first data center: what to require before saying yes
A data center can bring construction employment, tax base, and infrastructure investment. It can also impose demands on electricity, water, public services, and nearby neighborhoods that last for decades and outlive…
— Mark Cuban (@mcuban) September 8, 2026
1. Dotare il Comune di un team qualificato indipendente
Prima di sottoscrivere qualsiasi impegno, secondo Cuban, sarebbe necessario che il Comune nomini avvocati ed esperti indipendenti (ingegneri, acustici, idrologi, analisti finanziari) i cui costi devono essere coperti dallo sviluppatore tramite un conto vincolato gestito dall’ente locale. È inoltre vitale curare ogni notifica legale: in Virginia, uno tra i più grandi progetti di data center d’America è stato annullato da un giudice per un vizio procedurale nelle notifiche, dopo 27 ore di udienze e 1,7 milioni di dollari spesi in difesa legale dal Comune.
2. Valutare l’idoneità del sito prima di discutere dei benefici
Lo studio di impatto deve analizzare il completamento dell’opera a pieno regime: fasi future, sistemi di raffreddamento, generatori e sottostazioni. La distanza di separazione da abitazioni, scuole e ospedali è la tutela più efficace: distanziare la struttura previene i problemi alla radice, mentre i sistemi di mitigazione acustica li gestiscono solo in parte e spesso non evitano le cause legali dei residenti.
3. Inserire ogni tutela nel documento legale corretto
Gli standard edilizi e ambientali (distanze, altezze, limiti di decibel) devono essere inseriti nei regolamenti urbanistici generali, mentre i contributi finanziari volontari vanno regolati in accordi di sviluppo contrattuali. Separare le norme generali dagli accordi negoziali garantisce la piena solidità giuridica delle tutele comunali.
4. Fissare limiti di consumo idrico basati su studi
I limiti idrici devono essere stabiliti dopo uno studio della capacità d’approvvigionamento in condizioni di siccità, fissando tetti rigidi non solo sui volumi annuali ma anche sui picchi giornalieri e orari. Non bisogna accettare il progetto senza regolamentare i consumi effettivi di raffreddamento e occorre pretendere un piano operativo per la siccità che privilegi l’uso domestico e antincendio rispetto a quello industriale.
5. Proteggere i residenti dal rumore prima dell’ordine degli impianti
I regolamenti tradizionali falliscono perché non rilevano le basse frequenze e le tonalità a 31.5 Hz e 63 Hz prodotte da sistemi di raffreddamento e ventole, che penetrano facilmente nelle abitazioni. È necessario stabilire misurazioni di fondo continuative prima dei lavori, applicare parametri specifici per le basse frequenze e richiedere test di collaudo prima dell’avvio operativo.
6. Normare esplicitamente la generazione di energia in loco
L’autogenerazione rappresenta una pericolosa scappatoia: occorre distinguere i generatori d’emergenza dalla produzione di routine, fissare un tetto alle ore di funzionamento e vietare l’uso dei generatori per coprire il carico primario. Senza regole chiare, un problema di tariffe elettriche si trasforma rapidamente in un grave caso di inquinamento atmosferico.
7. Proteggere i consumatori e il bilancio comunale dai rischi energetici
Il Comune e gli enti regolatori devono chiarire chi pagherà le infrastrutture elettriche e cosa accadrà se il progetto dovesse ridimensionarsi. La posizione più solida per il Comune è rifiutare il rischio di asset abbandonati sulla rete, richiedendo impegni di domanda vincolanti e garanzie collaterali prima dell’avvio dei cantieri.
8. Negoziare un ritorno pubblico trasparente e calcolato per iscritto
Gli studi dimostrano che le esenzioni fiscali concesse ai data center generano spesso perdite nette per gli enti locali (fino a 52-70 centesimi persi per ogni dollaro esentato). Per tutelare il bilancio nel tempo, è consigliabile negoziare una soglia minima di valutazione dell’immobile con rinuncia ai ricorsi di riduzione catastale.
9. Obbligare a garanzie finanziarie prima dell’esposizione al rischio
Le garanzie finanziarie devono essere attive prima dei lavori e coprire danni da cantiere, costi infrastrutturali e l’eventuale futura demolizione.
10. Approvare il progetto a tappe e definire prima le condizioni di chiusura
I server e i computer interni diventano obsoleti in 4-6 anni, mentre la struttura esterna dura oltre 30 anni. L’approvazione delle fasi successive deve essere vincolata al rispetto delle regole nella fase precedente, ed è indispensabile finanziare fin da subito un piano di chiusura e bonifica del sito per evitare che il Comune erediti un guscio vuoto.
In conclusione, prima del voto finale, l’amministrazione deve poter spiegare chiaramente ai cittadini: cosa verrà costruito, cosa consumerà, quali benefici reali otterrà la comunità, cosa accadrà in caso di fallimento e chi pagherà per smantellare l’impianto. Se una sola di queste risposte manca, la trattativa, secondo il miliardario, deve proseguire.
