Nel 2025 l’Europa ha spinto sull’innovazione digitale e ha alleggerito, nello stesso movimento, una parte della pressione regolatoria sulla sostenibilità. Due movimenti che si incrociano e che producono un effetto preciso: la tecnologia guadagna spazio come leva industriale, mentre gli obiettivi Esg rischiano di scivolare da criterio guida a elemento di contesto. È dentro questo passaggio che si inserisce il dato più interessante per le imprese italiane: il digitale è sempre più utilizzato per centrare target ambientali, sociali e di governance, ma molto meno spesso è la sostenibilità a orientare le scelte tecnologiche.
Secondo l’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, il 64% delle imprese usa strumenti digitali per raggiungere obiettivi Esg, ma solo il 42% dichiara di farsi guidare dalla sostenibilità quando decide quali tecnologie adottare. In mezzo c’è una zona ampia, fatta di investimenti che funzionano, producono risultati, ma non cambiano davvero il modo in cui le aziende scelgono, progettano e governano l’innovazione.
In Europa il digitale corre più della sostenibilità
Nel corso del 2025 la Commissione europea ha consolidato un doppio binario di intervento che si riflette direttamente sulle strategie industriali. Le iniziative considerate più rilevanti sono 14, tra misure legislative e piani strategici: nove riguardano il digitale, cinque la sostenibilità. Sul digitale, l’orientamento è quello di rafforzare l’ecosistema tecnologico europeo, investendo in infrastrutture, capacità computazionale e coordinamento tra Stati membri. La priorità è costruire massa critica in ambiti come intelligenza artificiale, cloud e quantum computing.
Il Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale si inserisce in questa logica: semplificare i requisiti amministrativi legati all’Ai Act senza rallentare lo sviluppo. L’obiettivo è rendere più fluido l’accesso alle tecnologie e favorire un ambiente competitivo meno frammentato. È un’impostazione che sposta l’attenzione dalla regolazione alla capacità di esecuzione. Il digitale viene trattato come infrastruttura strategica, con implicazioni dirette sulla produttività e sulla sovranità tecnologica europea.
Sul versante della sostenibilità, il segnale è diverso. Il pacchetto Omnibus ha ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e due diligence previsti da direttive come Csrd e Csddd, restringendo il perimetro principalmente alle grandi aziende. La sospensione della Green Claims Directive ha attenuato le misure contro il greenwashing. “Emerge una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti” osserva Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable. “Sul fronte digitale si registra un progresso deciso. Sul versante della sostenibilità si restringe il perimetro delle aziende coinvolte”.
Questa differenza di approccio ha effetti immediati. Meno obblighi e meno pressione normativa possono tradursi in maggiore libertà operativa per le imprese, ma anche in un minor incentivo a integrare la sostenibilità nelle decisioni strategiche. In un contesto in cui il digitale viene spinto come leva competitiva e la sostenibilità viene semplificata, il rischio è che i due ambiti continuino a viaggiare su traiettorie parallele, senza un reale punto di convergenza.
Nelle imprese digitale e sostenibilità restano separati
Le aziende italiane mostrano un livello di maturità significativo su entrambi i fronti. Il 78% investe intensamente sia nel digitale sia nella sostenibilità, segno di una consapevolezza ormai consolidata. Quasi due imprese su tre dichiarano di avere una strategia che coinvolge tutte le dimensioni Esg, e nella grande maggioranza dei casi i progetti vengono approvati direttamente dal top management. La sostenibilità è entrata nei processi decisionali, non è più un tema accessorio.
Quando si passa dalle strategie alle scelte operative, però, emergono i limiti dell’integrazione. Il 64% delle imprese utilizza il digitale per supportare obiettivi Esg, ma solo il 42% lascia che la sostenibilità guidi le decisioni tecnologiche. Alessandro Perego, Vicerettore del Politecnico di Milano, sottolinea che molti progetti di innovazione digitale seguono un approccio “conformista”: la tecnologia viene adottata anche per generare benefici Esg, ma soprattutto quando esiste un ritorno economico chiaro o un obbligo normativo.
La struttura organizzativa conferma questa impostazione. Due aziende su tre dispongono di responsabili per l’innovazione digitale e una quota simile per la sostenibilità, ma la connessione tra queste figure resta debole. Solo il 6% delle imprese ha un ruolo dedicato alla sinergia tra i due ambiti. I team digitali sono più diffusi e strutturati rispetto a quelli Esg, e operano spesso con metriche e obiettivi differenti. Il risultato è una governance che tiene insieme due priorità, ma senza un reale coordinamento.
Sul piano operativo, il digitale ha già prodotto effetti concreti. Tre imprese su quattro hanno rivisto i processi produttivi in chiave più sostenibile, grazie anche all’uso di tecnologie che permettono di misurare consumi, emissioni e utilizzo delle risorse. Ma il passaggio più delicato resta quello a monte: la scelta delle tecnologie, delle infrastrutture, dei modelli di utilizzo. È qui che la sostenibilità fatica ancora a diventare un criterio di selezione, e dove si gioca la possibilità di una integrazione più profonda.
La sostenibilità entra nelle abitudini (e nei clic)
Il quadro si completa guardando ai comportamenti individuali. Il 67% dei consumatori italiani considera oggi la sostenibilità ambientale un tema rilevante nella vita quotidiana, e la quota sale all’81% nelle aspettative future. Non si tratta solo di sensibilità dichiarata: oltre la metà dei cittadini afferma di ridurre i consumi e di prestare attenzione alla produzione di rifiuti. La sostenibilità si traduce in pratiche concrete, anche se non sempre lineari.
Nel digitale, questo cambiamento si riflette soprattutto nell’eCommerce. Due utenti su tre dichiarano di aver modificato le proprie abitudini di acquisto online per ridurre l’impatto ambientale. Le scelte riguardano la frequenza degli ordini, le modalità di consegna, la selezione dei prodotti. Il digitale diventa uno spazio in cui le decisioni individuali possono amplificare o ridurre gli effetti ambientali, anche quando non sono immediatamente visibili.
La diffusione della Generative AI aggiunge un livello ulteriore. Nel 2025 circa due utenti internet su tre hanno utilizzato questi strumenti, spesso come alternativa ai motori di ricerca. Ma l’impatto energetico è molto diverso: una richiesta media a ChatGpt 4.1 consuma circa otto volte l’energia di una ricerca tradizionale su Google. Anche la scelta del modello e la struttura delle query incidono sui consumi. L’uso della tecnologia, in questo scenario, diventa parte integrante del tema della sostenibilità.
Il punto non riguarda solo le imprese o le infrastrutture, ma il modo in cui il digitale viene utilizzato ogni giorno. La sostenibilità, da questo punto di vista, non è più confinata alle strategie aziendali o alle politiche pubbliche. Entra nelle decisioni quotidiane, spesso senza essere percepita come tale, e contribuisce a definire l’impatto complessivo dell’ecosistema digitale.