L’acqua del Danubio è così bassa che ci pascolano le vacche

Le navi da crociera e le chiatte sono bloccate, influenzando economia e trasporti nel continente
28 Luglio 2026
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Danubio vacche pascolo afp
(Afp)

L’acqua del Danubio è così bassa che oggi sul suo fondale ci pascolano le vacche. In diversi tratti tra Romania e Bulgaria, il gigante azzurro d’Europa è svanito, lasciando il posto a dune di sabbia. Dove tonnellate d’acqua solcavano il letto del fiume, ora emergono dossi polverosi che dovrebbero trovarsi a metri di profondità: qui le mandrie camminano placidamente, calpestando quello che fino a poco tempo fa era un fondale invisibile. È l’immagine spettrale di una crisi idrica che sta ridisegnando la geografia e l’economia del continente, con un Danubio in caduta libera verso il suo punto più basso degli ultimi trent’anni, un baratro di secca che non si vedeva dal 1996.

Il Danubio ai minimi storici

Il secondo fiume più lungo d’Europa è letteralmente “in secca”. In Romania, il livello dell’acqua è precipitato al punto più basso degli ultimi 30 anni, raggiungendo record negativi che non si vedevano dal 1996. I numeri sono impietosi: secondo l’agenzia statale rumena per la gestione delle acque la portata al punto di ingresso nel Paese è di appena 1.700 metri cubi al secondo, contro una media stagionale di 4.700.

Questo deficit non è solo un problema paesaggistico, ma una paralisi economica totale. Le chiatte cariche di cereali sono bloccate e i traghetti sono stati sospesi lungo il confine tra con la Bulgaria. Le navi da crociera, linfa vitale per città come Budapest, restano incagliate nei porti, con operatori che denunciano un calo delle prenotazioni del 18%.

Le autorità sono state costrette a gestire i bacini con il contagocce per garantire il raffreddamento dei reattori della centrale nucleare di Nuclearelectrica e per irrigare campi che altrimenti rischierebbero il disastro.

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Barche arenate nel Danubio in secca (Afp)

Un’Europa in secca: dal Reno alle case nel fango

Il dramma non riguarda solo l’Est. In tutto il continente, i fiumi si stanno ritirando sotto ondate di calore che viaggiano a 2,7 gradi sopra la norma stagionale.

Il Reno,arteria commerciale della Germania, ha livelli così bassi da costringere le navi cargo a viaggiare a mezzo carico. In luglio, una nave da crociera è rimasta incagliata vicino a Bonn.E l’Ahr ha un letto del fiume apparso completamente prosciugato nel punto di confluenza con il Reno.

Le acque del Mosa, fiume che attraversa Francia, Belgio e Paesi Bassi, hanno raggiunto i 25°C, provocando la proliferazione di alghe blu-verdi e morie di pesci. Proprio i Paesi Bassi, che storicamente combattono contro l’eccesso d’acqua, hanno dichiarato l’emergenza nazionale per carenza idrica. Sul fiume Het Meertje, le celebri case galleggianti sono rimaste intrappolate nel fango.

Il dramma del Po: ridotto al 30%

L’Italia vive una situazione speculare e altrettanto grave. Il Po sta soffrendo una riduzione della portata del 70% rispetto alle medie storiche. La crisi nasce dalle vette: sulle Dolomiti, giugno ha registrato anomalie termiche fino a +3°C, che hanno causato il precoce esaurimento delle riserve nivali. Senza il rilascio graduale della neve fusa, i fiumi veneti sono al collasso: l’Adige segna un -57%, il Bacchiglione -60% e il Brenta -53%. Questa carenza idrica spiana la strada alla risalita del cuneo salino nel Delta del Po: l’acqua marina avanza per chilometri nel letto del fiume, avvelenando i terreni agricoli e rendendo l’acqua inutilizzabile per l’irrigazione.

“Le siccità sono le nuove inondazioni”

Gli scienziati avvertono che non si tratta di semplice sfortuna. Hannah Cloke, idrologa dell’Università di Reading, ha affermato alla Cnn che questa è la “chiara impronta digitale del cambiamento climatico”. Il dato più inquietante è la velocità del fenomeno: gli scenari che i ricercatori avevano previsto per il 2050 si stanno verificando oggi, con decenni di anticipo. Come riassunto all’emittente statunitense da Jan Verkade dell’istituto Deltares, “le siccità sono le nuove inondazioni”: eventi estremi che diventeranno la norma finché non si affronterà la radice del problema, ovvero l’uso dei combustibili fossili. L’Europa, il continente che si scalda più velocemente al mondo, è chiamata a un risveglio urgente.

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