Hacker etici, stipendi fino a 100mila euro: aziende a caccia

Cresce la domanda di specialisti capaci di trovare falle e vulnerabilità prima dei cybercriminali. Secondo Argo, nei prossimi 5 anni il 20% delle Pmi italiane potrebbe averne uno
21 Agosto 2026
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Codice informatico
Codice (Canva)

Sempre più aziende vanno a caccia dell’hacker etico. E, secondo una stima di Argo spa, società specializzata nel settore dell’intelligence per le imprese, saranno disposte a pagare anche 100mila euro per assicurarsi le figure che devono individuare vulnerabilità e falle nei sistemi informatici con l’obiettivo di rafforzare la cybersicurezza.

Secondo Argo il 20% delle Pmi italiane userà un hacker etico nei prossimi 5 anni. Per Matteo Adjimi, Ceo di Argo, “ci sarà una fortissima richiesta di persone specializzate perché il ruolo della tecnologia subirà un deciso incremento nelle imprese e non si può improvvisare una attività così delicata. Un attacco hacker può mettere in serio pericolo un’impresa e determinare danni economici ingenti. Non serve solo affidarsi ai tempi spesso lunghi della giustizia, la parola chiave è prevenire. Una riflessione la dovrebbero fare anche le nostre università che – tranne qualche lodevole eccezione – da questo punto di vista forse non prevedono corsi di laurea adeguati”.

Cosa sono gli hacker etici

Gli hacker etici, conosciuti anche come ‘white hat hacker’, sono professionisti della cybersecurity che utilizzano tecniche e strumenti tipici dell’hacking per individuare vulnerabilità e punti deboli nei sistemi informatici, nelle reti e nelle applicazioni. A differenza degli hacker criminali, operano con l’autorizzazione del proprietario del sistema e con l’obiettivo di migliorarne la sicurezza, prevenendo possibili attacchi e violazioni dei dati. Tra le loro attività rientrano i penetration test, cioè simulazioni di attacchi informatici, le valutazioni delle vulnerabilità e, in alcuni casi, l’analisi di malware e delle tecniche utilizzate dai cybercriminali. Le vulnerabilità individuate vengono documentate e comunicate all’organizzazione affinché possano essere corrette prima che vengano sfruttate da soggetti malintenzionati.

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