Decreto carburante, come cambia il prezzo di gasolio e benzina in attesa delle accise mobili

Oggi il governo approverà il decreto ponte per riportare i prezzi sotto i due euro al litro
27 Luglio 2026
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Benzina rincaro minaccia iran canva

Il taglio delle accise torna al centro dei lavori del governo dopo che il costo del carburante ha raggiunto livelli che incidono pesantemente su famiglie, trasporti e filiere produttive. Secondo i calcoli di Cgia e delle associazioni dei consumatori, in un anno il rincaro combinato di bollette e carburante ha generato una spesa aggiuntiva di 29 miliardi di euro, di cui quasi 11 miliardi concentrati nel solo periodo estivo tra luglio e agosto. Di fronte a questa dinamica, il governo ha varato un decreto ponte per intervenire sul prezzo del gasolio prima dell’esodo di agosto, in attesa di un meccanismo più strutturale basato sulle cosiddette accise mobili.

Il decreto ponte: uno sconto immediato per superare l’attesa

Per non lasciare scoperto il periodo di maggiore traffico estivo, il governo ha scelto di anticipare un provvedimento ponte da circa 100 milioni di euro, con un effetto immediato mentre si attende la misura più strutturale basata sull’extragettito Iva. Il taglio previsto è di 0,24 centesimi al litro per il diesel, il carburante che ha registrato gli aumenti maggiori, e di 0,9 centesimi al litro per la benzina, con l’obiettivo tecnico di riportare entrambi i prezzi sotto la soglia dei 2 euro al litro.

Il Codacons ha giudicato la misura insufficiente dal punto di vista quantitativo: per far scendere realmente il diesel sotto i 2 euro, secondo l’associazione, lo sconto necessario non dovrebbe essere inferiore ai 16 centesimi al litro, un valore ben superiore a quello messo in campo dal decreto per la benzina.

A causa della guerra in Iran e della successiva chiusura dello Stretto di Hormuz, da marzo 2026 a inizio luglio, l’esecutivo aveva già destinato circa 1,8-2 miliardi di euro a interventi sul caro carburante attraverso il taglio delle accise, articolati in una prima fase da 528 milioni di euro con uno sconto di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e 12 centesimi sul Gpl, introdotto a marzo e poi prorogato fino al primo maggio.

I prezzi alla pompa: il diesel sfiora i 2,2 euro al litro

Secondo i dati diffusi dal Mimit, il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,982 euro al litro per la benzina e 2,185 euro al litro per il gasolio. In autostrada la pressione sui prezzi è ancora più marcata, con il diesel che si avvicina ai 2,2 euro al litro e picchi fino a 2,60 euro registrati a Milano. Il Codacons ha calcolato che, a due settimane dalla scadenza dell’ultimo taglio delle accise del 3 luglio, un pieno di diesel costa oggi tra 10 e 15 euro in più, con un rincaro complessivo che sulla rete autostradale ha toccato i 16,6 centesimi al litro. Il gasolio ha inoltre superato il picco raggiunto nel 2022, toccando i 2,16 euro al litro con un incremento del 14% in tre settimane.

Perché il diesel corre più della benzina

L’aumento non colpisce in modo uniforme tutti i carburanti. Il diesel, storicamente più legato alle quotazioni internazionali del gasolio industriale e ai flussi di importazione da aree geopoliticamente instabili, ha registrato gli incrementi più marcati nelle ultime settimane, superando il rincaro della benzina. Le tensioni sui mercati energetici internazionali, aggravate dall’instabilità in Medio Oriente, hanno fatto ballare le quotazioni del petrolio con effetti diretti sui listini alla pompa italiani.

Il fenomeno, inoltre, ha un impatto asimmetrico sui settori economici: il gasolio è il carburante di riferimento per autotrasporto, agricoltura e distribuzione merci, rendendo il suo rincaro particolarmente sensibile per l’intera catena logistica nazionale, oltre che per milioni di automobilisti privati che utilizzano veicoli diesel.

Cosa sono le accise mobili

Al centro del dibattito tecnico sulle contromisure c’è il meccanismo delle accise mobili, uno strumento di riduzione temporanea della componente fiscale sui carburanti che si finanzia attraverso la sterilizzazione dell’extragettito Iva, cioè l’incasso aggiuntivo che lo Stato ottiene proprio a causa dell’aumento dei prezzi alla pompa.

Poiché l’Iva viene calcolata in percentuale sul prezzo finale, quando il costo del carburante sale anche l’incasso fiscale cresce automaticamente, senza bisogno di modifiche legislative. Il meccanismo delle accise mobili consiste nell’utilizzare proprio questa entrata aggiuntiva per abbassare temporaneamente le accise, mantenendo così stabile il prezzo finale pagato dagli automobilisti anche quando il prezzo industriale del carburante sale.

Come ha chiarito il ministro delle Imprese Adolfo Urso, “il meccanismo dell’accisa mobile di fatto consente di utilizzare l’extragettito dell’Iva per calmierare il prezzo dei carburanti”. Il limite tecnico principale è però nei tempi: il meccanismo richiede di attendere i dati ufficiali sull’extragettito del mese di riferimento, disponibili solo nei primi giorni del mese successivo. Per questo il pieno utilizzo delle accise mobili relative a luglio sarà possibile solo dopo il 4 agosto.

L’impatto sui consumi e sulla spesa energetica delle famiglie

Il nodo economico di fondo, al netto degli strumenti fiscali temporanei, riguarda il peso crescente della spesa energetica sui bilanci domestici. Il Codacons ha definito l’ondata di rincari un vero “macigno sugli spostamenti estivi degli italiani”, sottolineando che l’aumento dei prezzi alla pompa si somma a quello delle bollette elettriche e del gas, componendo un incremento complessivo della spesa energetica delle famiglie che, secondo le stime di Cgia, ha superato i 29 miliardi di euro su base annua.

Questo tipo di dinamica evidenzia un limite strutturale degli strumenti fiscali temporanei come le accise mobili: intervengono sulla componente statale del prezzo, ma non incidono sulle cause di fondo dell’aumento, legate alle quotazioni internazionali del petrolio e alla volatilità geopolitica dei mercati energetici.

Restano quindi aperte le domande su come strutturare, oltre le misure emergenziali estive, una strategia di contenimento dei costi energetici più duratura, capace di ridurre l’esposizione del sistema italiano alle oscillazioni dei mercati internazionali dei combustibili fossili. In tal senso, una indicazione chiara arriva dall’Unione europea, che ha consentito agli Stati di utilizzareuna quota della clausola di salvaguardia nazionale non per finanziare misure tampone, ma per aumentare gli investimenti in energia sostenibile. Nell’ottica di Bruxelles, che ha accolto la proposta spagnola sul caro carburante, quella delle rinnovabili è l’unica strada in grado di aumentare l’autonomia nonché la resilienza energetica ed economica dei Ventisette.

Per approfondire: Bollette, il sì dell’Ue è una trappola verde: flessibilità solo se l’Italia cambia energia

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