Over 55 sempre più digitali: usano social e Ai, ma cresce il timore di esclusione

Il 67% degli over 55 conosce l'intelligenza artificiale
31 Marzo 2026
3 minuti di lettura
Over 55 canva

Usano i social, acquistano online e pagano con strumenti digitali. Per gli adolescenti possono sembrare degli imbranati digitali, ma la verità è che sanno essere molto più smart di tanti altri. Parliamo degli over 55, la Generazione X, che usa l’intelligenza artificiale tutti i giorni e gestisce la propria vita attraverso lo smartphone al pari di un Gen Z.  Ma dietro questa spinta all’innovazione si nascondono timori profondi legati all’esclusione e alla sicurezza digitale. Un nuovo report dell’Osservatorio Longevity & Silver Economy del Politecnico di Milano svela le luci e le ombre di un segmento che detiene il 60% della ricchezza nazionale.

Il profilo digitale dei senior italiani

I dati raccolti dal Politecnico di Milano restituiscono un’immagine dei senior italiani molto diversa dalla narrazione comune. Il 71% degli over 55 utilizza regolarmente i social media, una quota che sfiora l’89% nella fascia tra i 55 e i 64 anni. Anche l’e-commerce è ormai una realtà consolidata: il 43% effettua acquisti online, e la grande maggioranza (il 35%) lo fa in totale autonomia.

Le competenze digitali di base sono ampiamente diffuse:

  • Il 59% si sente a proprio agio con le app di messaggistica.
  • Il 53% effettua regolarmente ricerche online.
  • Il 43% gestisce autonomamente le proprie e-mail.
  • Il 37% utilizza correntemente i pagamenti digitali.

La sorpresa dell’Intelligenza artificiale

Uno dei dati che potrebbe meravigliarci riguarda l’approccio alla Generative Ai. Ben il 67% degli over 55 conosce strumenti come ChatGpt e il 34% dichiara di averli già utilizzati. In questo ambito, la famiglia gioca un ruolo cruciale: la percentuale di utilizzo sale drasticamente al 63% tra chi vive con i figli, dimostrando come la vicinanza intergenerazionale sia un potente acceleratore tecnologico. Le ragioni di questo successo sono pratiche: la rapidità di risposta e la possibilità di accedere al servizio in ogni momento.

Il rischio di una “discriminazione digitale”

Smart sì, ma riescono a stare al passo con i tempi? E bene: circa la metà teme di essere svantaggiato o escluso da servizi essenziali se non riuscirà ad aggiornarsi insieme alle nuove tecnologie. Inoltre, il 72% esprime preoccupazione per il potenziale isolamento sociale causato dal digitale e per la difficoltà di distinguere i contenuti reali da quelli generati dall’intelligenza artificiale.

“Questi dati restituiscono un’immagine diversa da quella che spesso accompagna il dibattito pubblico di senior non digitalizzati – afferma Deborah De Cesare, Direttrice dell’Osservatorio Longevity & Silver Economy -: trascurare la crescente apertura verso il digitale rischia di rafforzare stereotipi e forme di digital ageism che non trovano riscontro nella realtà, rischiando di far perdere opportunità di inclusione e crescita del nostro Paese. Per abilitare con successo la Silver Economy, serve progettare una trasformazione digitale più efficace e inclusiva, che tenga conto dei bisogni dei senior, valorizzandone l’eterogeneità. Il binomio longevità-digitale può essere un potente motore generativo di valore, se progettato con approccio davvero inclusivo”.

Salute e Finanza

La Silver Economy non riguarda solo il tempo libero, ma ridefinisce pilastri come la salute e la gestione del patrimonio. Basti pensare che un over 55 su cinque partecipa già a programmi di prevenzione personalizzata; il 10% dei senior utilizza sistemi per la casa intelligente (la cosiddetta “domotica”), con punte più elevate tra chi ha figli che vivono lontano, cercando nel digitale un alleato per l’indipendenza e la sicurezza.

 Anche se detengono il 60% della ricchezza del Paese, solo il 13% degli over 55 si affida a un consulente finanziario e appena il 7% aderisce a forme di previdenza complementare. Molti senior (55%) preferiscono gestire i risparmi in autonomia, percependo spesso i costi della consulenza come eccessivi.

La longevità come risorsa: tra lavoro e pensione

“L’invecchiamento della popolazione è un trend strutturale che richiede visione strategica e senso di urgenza. Occorre ripensare sin da oggi politiche, prodotti e servizi orientandoli ad una società della longevità – ha spiegato Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Longevity & Silver Economy -. Occorre superare una visione negativa e assistenzialista. Le generazioni più mature non sono solo fasce deboli da tutelare, ma anche motore produttivo, patrimonio culturale ed economico. I ‘senior’ oggi non solo rappresentano la fascia che detiene gran parte della ricchezza del Paese, ma sono una risorsa per la tenuta delle reti sociali, sono portatori di capacità etiche, di innovazione, di saper fare necessarie per affrontare le nuove sfide sociali ed economiche. In questo senso, la transizione demografica impone nuove chiavi di lettura, per analizzare e connettere dimensioni come la longevità e l’innovazione in modo sempre più intrecciato”.

In questo ambito, spiega l’Osservatorio, rientra anche il tema della partecipazione al lavoro per coloro sono ancora in attività. La pensione è vissuta soprattutto come fase di riscoperta personale: il 45% la associa alla possibilità di dedicarsi alle proprie passioni e il 20% alla cura dei propri cariUna quota più contenuta, in presenza di condizioni e incentivi adeguati, avrebbe proseguito a lavorare.

In sintesi, “il digitale non è più facoltativo: è una delle chiavi per governare la trasformazione demografica e trasformare la longevità in una risorsa – spiega Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Longevity & Silver Economy -. Se ben impiegate, le tecnologie digitali possono sostenere il benessere dei cittadini senior, rafforzarne l’autonomia, contrastare l’isolamento e valorizzare il loro ruolo nella società. Tutto questo a una condizione: progettare il digitale insieme agli utilizzatori senior e investire seriamente nelle loro competenze digitali, senza le quali l’innovazione resta una promessa non mantenuta”.

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