Cos’è il Solarpunk, il movimento che immagina un futuro tra natura e tecnologia

Non si tratta di un semplice esercizio artistico o di una corrente filosofica, ma di un modello concreto di sostenibilità urbana
15 Maggio 2026
3 minuti di lettura
Pianeta nelle mani canva

In un mondo spesso rassegnato a scenari post-apocalittici, tra crisi climatica, guerre e pandemie, emerge una nuova visione: il Solarpunk. Si tratta di un movimento sociale e culturale che si muove tra ecologia radicale e innovazione consapevole. Così tra architetture green, energia solare condivisa e comunità inclusive, il Solarpunk dimostra di avere un solo scopo: progettare oggi le città di domani.

Cos’è il Solarpunk?

Il termine nasce sul web intorno al 2008, consolidandosi negli anni ’10 come risposta ottimista e propositiva alla narrativa distopica. Se il cyberpunk immaginava un futuro iper-tecnologico ma oscuro e dominato dalle corporazioni, il Solarpunk ribalta questa prospettiva: immagina un domani in cui tecnologia e natura convivono in armonia, alimentate da energie rinnovabili e da un’etica della cooperazione.

Il nome stesso racchiude l’essenza della sfida. Il prefisso “Solar” richiama l’energia del sole come fonte primaria di vita e alternativa ai combustibili fossili, simbolo di trasparenza, calore e rinascita. Il suffisso “Punk” rappresenta invece il seme della rivolta: il rifiuto di un modello di sviluppo capitalista considerato predatorio e insostenibile.

Essere “punk” nel Solarpunk significa opporsi al nichilismo e alla rassegnazione, rivendicando il diritto di immaginare e costruire un futuro migliore attraverso la speranza intesa come strategia operativa.

Dall’estetica alla pratica: città che respirano

Visivamente, il Solarpunk si distacca dal cemento grigio per abbracciare il verde rigoglioso e la luce naturale. L’estetica trae ispirazione dall’Art Nouveau e dal movimento Arts and Crafts, unendo motivi organici e decorazioni eleganti alla tecnologia moderna.

Non si tratta però di un semplice esercizio artistico o di una corrente filosofica, ma di un modello concreto di sostenibilità urbana. In questa visione, l’architettura diventa “biofilica”: gli edifici non sono corpi estranei, ma parte attiva dell’ecosistema, capaci di produrre energia e ospitare la biodiversità. Uno degli esempi di strutture architettoniche più citate e spesso accostate al movimento, nel nostro Paese, è il Bosco Verticale di Milano. Progettato da Stefano Boeri Architetti, è un complesso di due torri residenziali che ospita circa 800 alberi e oltre 20.000 piante distribuite sui balconi. Funziona come un vero ecosistema urbano per filtrare le polveri sottili, produrre ossigeno e regolare il microclima. Con le sue piante produce un microclima che isola gli appartamenti dal caldo e ospita diverse specie vegetali, ricreando un vero e proprio ecosistema verticale frequentato da uccelli e insetti. Tuttavia, come racconta a Prometeo 360 Adnkronos, Romina Braggion, tra i fondatori di Solarpunk Italia, il progetto non è privo di criticità: “Sempre di più ci si sta spingendo in quella che è un’ecologia green dipinta di green, il famoso greenwashing, ma è fuffa green, iniziative dipinte di verde che se scaviamo affondo non sono affatto Solarpunk. Se si vuole fare dell’ecologismo superficiale, strutture come il Bosco Verticale di Milano vanno benissimo, ma il Solarpunk ha delle istanze che riguardano anche questioni di classe, genere, etnia, ambientali. Quando una struttura reca con sé privilegi di classe evidenti e spreca beni comuni, perché per sostenere quella facciata verde è necessaria molta acqua, suolo, consumi vari ed energia, non siamo più nella sfera del Solarpunk”.*

I valori del Solarpunk

Il Solarpunk, quindi, propone un cambiamento radicale della società dell’Antropocene, cioè quella società caratterizzata dal ruolo dell’essere umano come principale forza agente sulle trasformazioni geologiche, climatiche ed ecosistemiche del pianeta. I suoi pilastri non sono solo ecologici, ma profondamente sociali:

  1. Decentralizzazione: l’energia e la produzione sono gestite localmente, sottraendole al controllo dei grandi centri industriali.
  2. Inclusività: il movimento si fa interprete di istanze femministe, antirazziste e antiabiliste, promuovendo comunità paritarie dove ogni minoranza è riconosciuta.
  3. Tecnologia etica: la scienza non è vista come uno strumento di sorveglianza, ma come un mezzo democratico per migliorare la qualità della vita in equilibrio con il pianeta.

La forza del racconto

Oltre alla progettazione urbanistica, il Solarpunk trova la sua forza nella letteratura e nei manifesti programmatici. Opere come Ecotopia di Ernest Callenbach o le visioni di Ursula K. Le Guin hanno anticipato temi oggi centrali per il movimento.

Attraverso antologie di racconti e manifesti, il Solarpunk svolge una funzione pedagogica: incoraggia le persone a visualizzare soluzioni credibili ai problemi attuali, trasformando l’utopia in un progetto realizzabile. In Italia, questa cultura sta emergendo attraverso festival, collettivi e pubblicazioni indipendenti, come l’ultimo concorso letterario che ha coinvolto studenti di scuole medie nel Piemonte premiando il tema più “solarpunk” e discutendo di giustizia climatica, soluzioni realmente green e nuove forme di abitare.

Il movimento Solarpunk punta così a ricordare che il disastro ambientale non deve essere l’unico finale possibile. È un invito a passare dalla resistenza passiva alla costruzione attiva, utilizzando tecnologie intelligenti e materiali naturali per rigenerare il nostro rapporto con la Terra. Il futuro può essere luminoso, a patto di avere il coraggio di immaginarlo e di progettarlo insieme.

*Articolo aggiornato dopo la segnalazione di Romina Braggion, fondatrice di Solarpunk Italia, sulle criticità del Bosco Verticale di Milano come esempio di architettura Solarpunk

Persone | Altri articoli