L’ondata di calore e gli incendi boschivi che stanno devastando la Francia, la Spagna e altre regioni europee hanno già presentato un conto salatissimo: oltre 3 miliardi di euro di danni solo nei primi due mesi della stagione degli incendi. Secondo un’analisi condotta dal Financial Times, la cifra di 3,1 miliardi di euro riguarda esclusivamente i cinque Paesi dell’Eurozona più colpiti: Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Romania. Questa cifra supera ampiamente la stima media annuale della Commissione europea di 2,5 miliardi di euro per l’intera Unione.
Una stima per difetto: il costo della “restaurazione”
La cifra calcolata si basa sul cosiddetto costo di “restaurazione”, ovvero la spesa necessaria per riportare le aree bruciate al loro stato precedente. Tuttavia, gli esperti avvertono che l’impatto reale sarà molto più elevato. Le famiglie, le imprese e le assicurazioni stanno ancora quantificando i danni alle proprietà, ai raccolti e le perdite derivanti dall’interruzione del turismo nel picco della stagione estiva.
Sarah Meier, esperta di economia climatica presso il Politecnico federale di Zurigo, ha sottolineato che il bilancio economico complessivo potrebbe essere triplo rispetto alla perdita media annua di Pil registrata tra il 2011 e il 2018. “Se gli incendi finiranno per raggiungere le città, i costi saliranno vertiginosamente”, ha avvertito Meier.
Industria e agricoltura in ginocchio
L’impatto sui settori produttivi è tangibile. Nel dipartimento francese della Gironda, hub strategico per l’industria della difesa e aerospaziale, giganti come il produttore di motori a reazioni Safran, il produttore di aerei da combattimento Dassault Aviation e il produttore di razzi ArianeGroup sono stati costretti a sospendere la produzione e a evacuare il personale. La Camera di Commercio della Gironda ha riferito che almeno 40.000 imprese sono state direttamente colpite, con quasi 20.000 costrette alla chiusura totale a fine luglio.
Anche l’agricoltura soffre pesantemente:
- In Spagna, l’Unión de Pequeños Agricultores y Ganaderos cioè l’Unione dei Piccoli Agricoltori e Allevatori ha stimato perdite preliminari per 18.500 ettari di terreno utile, principalmente pascoli.
- A Bordeaux, i celebri vigneti temono che il fumo possa contaminare e rovinare il raccolto, mentre l’ostricoltura nel bacino di Arcachon ha già subito gravi danni.
Crisi energetica e logistica
L’emergenza non si limita alle fiamme. La siccità correlata ha abbassato drasticamente i livelli d’acqua dei fiumi Reno e Danubio. In Germania, colossi chimici come Basf, Covestro ed Evonik vedono minacciata la propria logistica lungo il Reno. Sul Danubio, i minimi storici del livello dell’acqua hanno costretto alla chiusura o alla riduzione di potenza delle centrali nucleari in Ungheria e Romania, poiché manca l’acqua necessaria per il raffreddamento dei reattori.
Il paradosso del Pil
La spinta al Pil attraverso la spesa per la ricostruzione e gli aiuti statali può produrre una crescita inaspettata, ma gli economisti invitano alla cautela. Andrew Kenningham di Capital Economics osserva al Financial Times che tali flussi finanziari compensano solo parzialmente il colpo iniziale. Meier è ancora più netta: “Questa non è la crescita economica che ci piace; è solo la sostituzione di capitale distrutto“.
Mentre la Grecia si prepara a registrare ufficialmente i danni per erogare il supporto statale a chi ha perso la proprietà, resta l’incognita dei costi “invisibili”: l’aumento dei premi assicurativi e le spese sanitarie legate all’inquinamento atmosferico causato dai fumi, fattori che raramente vengono monetizzati nelle statistiche ufficiali.
