Accendere i termosifoni a 19 o 21 gradi? Quanto costa la differenza

Il 15 ottobre parte la stagione del riscaldamento in molte città del Nord. Le stime Enea spiegano quanto incide la temperatura sulla bolletta e come ridurre i consumi senza rinunciare al comfort
14 Ottobre 2026
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Mano che regola la valvola termostatica di un termosifone per controllare la temperatura del riscaldamento domestico
Regolare la temperatura dei termosifoni può contribuire a ridurre i consumi energetici e la spesa per il riscaldamento (Canva)

Con il 15 ottobre arriva la prima grande data della stagione dei riscaldamenti. In numerose città del Nord Italia, tra cui Milano, Torino, Bologna e Venezia, da domani sarà possibile accendere i termosifoni secondo il calendario ordinario. Ma il via libera non significa che sia necessario farlo subito: la scelta dipende dalle temperature effettive, dalle caratteristiche dell’abitazione e dal comfort di chi la occupa. 

Con i prezzi dell’energia tornati a salire, anche la regolazione del termostato assume un peso sul bilancio domestico. Quanto costa mantenere 21 °C anziché 20 °C? E conviene aspettare qualche giorno prima di accendere la caldaia? 

Secondo Enea, ridurre di un grado la temperatura degli ambienti può far risparmiare indicativamente dal 5 al 10% dei consumi di combustibile destinati al riscaldamento. Una differenza apparentemente piccola che, nell’arco dell’inverno, può incidere sulla spesa. Il risultato dipende però dall’isolamento dell’edificio, dal clima esterno, dall’efficienza dell’impianto e dalle ore di funzionamento. 

La questione è particolarmente attuale dopo il rialzo del prezzo del gas registrato a settembre. Arera ha comunicato un aumento del 12,7% della spesa dell’utente tipo rispetto ad agosto nel Servizio di tutela della vulnerabilità. La variazione riguarda questo specifico servizio e non rappresenta un rincaro identico per tutti i contratti del mercato libero. 

Quanto costa davvero un grado in più sul termostato 

Un grado in più non ha un prezzo fisso. In una casa ben isolata può richiedere relativamente poca energia aggiuntiva; in un’abitazione con finestre poco efficienti, pareti disperdenti e una caldaia datata può pesare molto di più. 

Per stimare il possibile risparmio si può partire dalle indicazioni di Enea e applicarle alla spesa annua sostenuta per il riscaldamento. Immaginiamo una famiglia che spenda 800 euro all’anno soltanto per il riscaldamento. Applicando a titolo illustrativo quella percentuale, abbassare il termostato di un grado potrebbe corrispondere a circa 40-80 euro di risparmio nella stagione. Se la spesa per il riscaldamento fosse di 1.200 euro, il risparmio indicativo salirebbe a 60-120 euro. Con una spesa di 1.500 euro, arriverebbe a 75-150 euro. 

Sono esempi matematici, non simulazioni effettuate su edifici reali. Non considerano cambiamenti nelle tariffe, nelle condizioni meteorologiche o nelle abitudini familiari. Inoltre, il risparmio percentuale riguarda l’energia destinata al riscaldamento, non i costi fissi della fornitura né il gas utilizzato per cucinare o produrre acqua calda sanitaria. Anche il rapporto tra temperatura richiesta e consumo non è perfettamente lineare: non si può moltiplicare automaticamente la percentuale per ogni grado aggiuntivo e ottenere una previsione precisa. 

Il riferimento pratico indicato da Enea è 19 °C, una temperatura che in molte abitazioni può garantire un comfort adeguato. Ma la percezione del caldo dipende anche dall’umidità, dalle correnti d’aria e dalla temperatura delle pareti, oltre che dalle esigenze individuali degli occupanti. 

Accendere subito oppure aspettare, cosa conviene 

Aspettare l’accensione dei termosifoni può ridurre la durata della stagione di riscaldamento e, quindi, i consumi. Ma la decisione non dovrebbe essere presa guardando soltanto il calendario. Una giornata mite di ottobre può rendere superfluo accendere l’impianto anche quando la normativa lo consente. Viceversa, una casa poco isolata può raffreddarsi rapidamente, soprattutto nelle ore serali e durante la notte. 

La variabile da controllare è dunque la temperatura effettiva degli ambienti, non semplicemente quella esterna. Un termometro domestico aiuta a capire se la sensazione di freddo corrisponde a una temperatura interna bassa oppure è accentuata da umidità e dispersioni. 

Nemmeno aspettare che l’abitazione diventi molto fredda è necessariamente una strategia conveniente. L’energia richiesta per riportarla alla temperatura desiderata dipende dall’inerzia termica dell’edificio, dalle dispersioni e dal tipo di impianto. 

Per gli impianti tradizionali a termosifoni può essere utile programmare le fasce di funzionamento in relazione alle ore di presenza in casa. Per altri sistemi, come alcune pompe di calore e gli impianti radianti a pavimento, una regolazione stabile può risultare più appropriata. Non esiste una programmazione ottimale valida per tutte le abitazioni. 

La prima attenzione suggerita da Enea riguarda proprio la regolazione dell’impianto. Nei sistemi compatibili, una termoregolazione climatica può adeguare la temperatura dell’acqua inviata ai radiatori alle condizioni esterne, evitando di far lavorare la caldaia sempre allo stesso livello. È importante distinguere questa temperatura, detta di mandata, da quella impostata sul termostato della stanza: sono due grandezze diverse. 

Dal 15 ottobre si accendono i termosifoni: dove e per quante ore 

Il calendario ordinario italiano divide i Comuni in sei zone climatiche, dalla A alla F, sulla base delle condizioni climatiche del territorio. 

Il 15 ottobre iniziano le accensioni nella zona E, che comprende molte città del Nord. Qui il periodo ordinario si estende fino al 15 aprile, con un massimo di 14 ore di funzionamento giornaliero. 

Le date cambiano nelle altre zone: 

  • Zona F – località montane più fredde: nessun limite ordinario di periodo e durata. 
  • Zona E – gran parte del Nord e alcune città dell’Appennino (comprende Milano, Torino, Bologna, Venezia e L’Aquila): dal 15 ottobre al 15 aprile, fino a 14 ore al giorno. 
  • Zona D – molte città del Centro Italia (comprende Roma, Firenze e Ancona): dall’1° novembre al 15 aprile, fino a 12 ore al giorno. 
  • Zona C – aree dal clima relativamente mite (comprende Napoli, Bari e Imperia): dal 15 novembre al 31 marzo, fino a 10 ore al giorno. 
  • Zona B – località con inverni generalmente miti (comprende Palermo e Reggio Calabria): dall’1° dicembre al 31 marzo, fino a 8 ore al giorno. 
  • Zona A – località con clima particolarmente mite (comprende Lampedusa e Linosa e Porto Empedocle): dall’1° dicembre al 15 marzo, fino a 6 ore al giorno. 

Si tratta dei limiti generali previsti dal Dpr 74/2013. Eventuali provvedimenti locali possono modificare il calendario ordinario. La normativa contempla inoltre particolari condizioni per l’accensione fuori periodo, quando la situazione climatica lo giustifica. 

Come scaldare casa senza aumentare la bolletta 

Prima di alzare il termostato, alcune attenzioni possono aiutare a ridurre le dispersioni di calore. 

La prima è evitare di coprire i radiatori con mobili, tende o rivestimenti che ostacolano la diffusione del calore. Enea suggerisce inoltre l’utilizzo di materiali riflettenti tra il termosifone e la parete, soprattutto dove l’isolamento è scarso. 

Durante la notte, chiudere persiane e tapparelle può limitare la dispersione di calore attraverso le finestre. Per il ricambio d’aria, invece, è preferibile evitare di lasciare gli infissi aperti più a lungo del necessario, senza rinunciare a una ventilazione adeguata. 

Altrettanto importante è la manutenzione dell’impianto. Una caldaia correttamente regolata e controllata può funzionare in modo più efficiente, mentre cronotermostati e valvole termostatiche consentono di gestire meglio le temperature nei diversi ambienti. 

Il problema, però, non riguarda soltanto il comportamento di chi abita la casa. Un edificio con un isolamento insufficiente può richiedere molta più energia per garantire lo stesso comfort di uno efficiente. Per questo la scelta di sistemi di riscaldamento alternativi deve essere valutata insieme alle caratteristiche dell’abitazione, non soltanto confrontando il costo dei singoli apparecchi. 

Il peso delle spese energetiche è già evidente nei bilanci familiari: una recente indagine sulle rinunce degli italiani ha rilevato che una parte delle famiglie ha ridotto l’uso del riscaldamento o della climatizzazione per contenere i costi. 

In questo contesto, scegliere tra 19, 20 o 21 gradi non è soltanto una questione di preferenze. È una decisione che può incidere sui consumi, a condizione di considerare le esigenze di comfort e salute e le caratteristiche dell’edificio, senza trasformare il risparmio energetico in una rinuncia indiscriminata al riscaldamento. 

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