Un nuovo duro colpo alla lotta al cambiamento climatico da parte del Governo americano che, una volta di più si posiziona in prima linea nel negazionismo istituzionale sul clima. L’amministrazione Trump, infatti, sta per rimuovere ogni restrizione federale relativa alle emissioni delle centrali elettriche a carbone e a gas, proseguendo in tal modo il percorso contrario rispetto alle politiche ambientaliste ereditate dai Governi Obama e Biden. A dare l’annuncio il New York Times che ha anticipato l’imminente decisione dell’Agenzia per la protezione ambientale (EPA), precisando che non si tratterebbe di un provvedimento provvisorio, ma di una mossa strutturale pensata per lasciare il segno. Qualora, infatti, la decisione dovesse superare i prevedibili ricorsi legali, il suo effetto potrebbe blindare il tema delle emissioni delle centrali a gas e a carbone impedendo anche alle future amministrazioni di poter invertire la rotta.
Il peso del fossile e l’addio alle fonti green
La decisione colpisce uno dei settori cruciali della crisi climatica globale. Il comparto elettrico americano, infatti, rappresenta la seconda fonte di produzione di anidride carbonica del Paese, dietro soltanto al settore dei trasporti con volumi di emissioni superiori a quelle di intere nazioni del mondo. Obiettivo del provvedimento dell’Amministrazione Trump c’è la revoca della norma introdotta nel 2024 dal Governo Biden che obbligava le centrali a carbone a dotarsi di impianti per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo della CO2 e quelle a gas a convertirsi verso fonti green come l’idrogeno. All’epoca del varo, quella norma avrebbe portato benefici sanitari quantificati in 120 miliardi di dollari entro il 2047, prevendo oltre 1.200 morti premature. Oggi, secondo l’EPA, la rimozione dei limiti alle emissioni farà invece risparmiare agli operatori delle centrali elettriche oltre 370 milioni di dollari in costi diretti.
Tra logiche di mercato, boom dei data center e tribunali
Paradossalmente, la decisione giunge mentre il carbone, che rappresenta la fonte fossile più climalterante, attraversa un declino storico dettato dal mercato, essendo passato dal generare oltre la metà dell’energia elettrica prodotta negli USA nel 1990 a circa il 17% nel 2025 e ciò nonostante nell’ultimo periodo si sta osservando un’inversione di tendenza, con il rinvio della chiusura prevista per diversi impianti a carbone, specie per sostenere il boom della richiesta di energia dei data center. Un orientamento che tra l’altro sta spingendo le utility a investire in nuove infrastrutture a gas. Dunque, si tratta di una partita particolarmente complessa che inevitabilmente si giocherà anche nelle aule dei tribunali dove coalizioni di Stati a guida democratica e gruppi di ambientalisti sono pronti a dare battaglia. Nella sostanza dei fatti, la transizione ecologica globale subisce un urto di carattere non solo materiale ma anche fortemente simbolico, evidenziando una volta di più quanto siano fragili le conquiste climatiche rispetto ai cicli della politica americana.
