Cattura e stoccaggio CO2, il più grande impianto europeo 

Nei Paesi Bassi entra in funzione un sistema per la filiera della CO2 in Europa
14 Settembre 2026
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Impianto stoccaggio co2
Immagine d'archivio (Storyblocks)

Catturare la CO2 prima che raggiunga l’atmosfera, trasformarla in un carico trasportabile via mare e, infine, stoccarla a 2.600 metri nei fondali marini del Mare del Nord. È ciò che sta accadendo nei Paesi Bassi, a Sluiskil, dove è entrato in funzione il più grande sistema industriale di cattura e stoccaggio (CCS) di anidride carbonica. Il punto di partenza dell’intero sistema che potrebbe rivoluzionare la filiera continentale della CO2 è uno dei giganti dell’industria europea dei fertilizzanti, ovvero lo stabilimento Yara di Sluiskil che produce ogni anno circa 1,9 milioni di tonnellate di ammoniaca e 5 milioni di tonnellate di fertilizzanti. Un’attività industriale di enorme importanza economica ma anche di notevole impatto ambientale con circa 3,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, di cui 1,4 milioni di tonnellate già riutilizzate per diversi scopi: dalle serre alle bevande gassate. Ma ora anche buona parte della quota di emissioni rimanenti potrebbe cambiare destinazione, evitando di inquinare l’atmosfera.  

Dall’impianto ai fondali marini: il viaggio della CO2

Il nuovo impianto di cattura e stoccaggio può sequestrare fino a 800 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno grazie a un processo in cui il gas viene trattato, compresso, essiccato e infine trasformato in liquido per poter essere immagazzinato nei grandi serbatoi dell’impianto di Sluiskil. Da qui il viaggio prosegue via mare: due volte alla settimana le navi della società Northern Lights raggiungono lo stabilimento olandese, caricano la CO2 liquefatta e la trasportano fin sulle coste orientali della Norvegia. A questo punto, il “carico” viene trasferito in una condotta e iniettato in una formazione geologica situata a circa 2.600 metri sotto il livello del mare, dove resterà confinata in modo permanente. In definitiva, si tratta di un sistema che per la prima volta va oltre i confini nazionali e trasforma la cattura della CO2 in una vera e propria filiera europea. Il progetto, infatti, prevede anche una pipeline transfrontaliera di circa 120 chilometri e una rete logistica in grado di collegare un grande sito industriale continentale con un deposito geologico offshore norvegese.  

Un modello per la decarbonizzazione industriale 

Il significato e le potenzialità del progetto vanno oltre i numeri. Il sistema di cattura e stoccaggio di carbonio è cruciale soprattutto per quei settori industriali nei quali eliminare completamente le emissioni risulta particolarmente complesso, anche dopo l’introduzione di energie rinnovabili e processi produttivi più efficienti. La possibilità di catturare la CO2 direttamente alla fonte, prima che venga immessa in atmosfera, può diventare uno strumento cruciale nella strategia europea di decarbonizzazione industriale. L’esempio del grande impianto di Sluiskil, inoltre, rappresenta una sorta di banco di prova. Infatti, trasportare anidride carbonica liquefatta attraverso più Paesi comporta infrastrutture adeguate, standard comuni condivisi, accordi che stabiliscano controlli e responsabilità a tutti i livelli della filiera. Dunque, non si tratta soltanto di una sfida tecnologica industriale, ma anche logistica e normativa. La prospettiva è quella di costruire un’infrastruttura europea del carbonio nella quale i grandi impianti possano conferire la CO2 catturata a reti di trasporto comuni e indirizzarla verso siti di stoccaggio sicuri.  

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