Mari e laghi inquinati: un campione su tre supera i limiti

Gli ultimi rilevamenti di Legambiente accendono i riflettori sulla qualità delle acque italiane
14 Agosto 2026
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Disastro ecologico mare
Disastro ecologico in mare (Storyblocks)

Un campione su tre supera i limiti di legge: è il bilancio che emerge dalle rilevazioni effettuate nel 2026 da Goletta Verde e Goletta dei laghi, le iniziative di Legambiente che ogni anno monitorano la qualità delle acque dei mari e dei laghi italiani. Nel dettaglio, su 391 campioni di acqua prelevati e analizzati, il 34% presenta livelli di inquinamento superiori alle soglie previste dalla normativa, il dato peggiore riscontrato dal 2020. L’esito dei rilevamenti accende i riflettori sulla qualità delle acque italiane proprio mentre il Paese si trova ad affrontare una delle stagioni estive più calde e siccitose mai registrate. Un legame tra inquinamento ed effetti dei cambiamenti climatici sempre più stretto, che incrementa la pressione sugli ecosistemi e sulla gestione delle risorse idriche.

Foci dei fiumi e scarichi sotto osservazione

Le criticità più significative emergono nelle aree di contatto tra le acque interne e il mare o i bacini lacustri. Infatti, secondo il monitoraggio di Legambiente, il 54% delle 188 foci di fiumi, torrenti e canali monitorate è risultato inquinato o fortemente inquinato. Un dato che rafforza quanto registrato già nelle precedenti rilevazioni, secondo cui le acque dell’entroterra rappresentano uno dei principali fattori di pressione sulle acque di mari e laghi. Dietro questo indicatore, secondo Legambiente, si cela il tema della “maladepurazione” delle acque dovuta a impianti e reti che spesso non sono in grado di garantire un adeguato trattamento delle acque reflue. Un problema che ha anche riflessi di natura economica. L’Italia, infatti, deve far fronte alle procedure europee d’infrazione per il mancato rispetto della normativa comunitaria sulle acque reflue urbane e dovrebbe per questo investire ingenti risorse per l’adeguamento del sistema. Il tema va dunque oltre la sfera ambientale, in quanto infrastrutture idriche, gestione delle acque reflue, impianti di depurazione e capacità di adattamento agli eventi estremi, quali la siccità o le precipitazioni eccessive, sono elementi essenziali nella resilienza dei territori.

Laghi sempre più vulnerabili

La situazione risulta particolarmente delicata per i bacini lacustri. Dalle osservazioni del 2026 di Goletta dei Laghi su 128 punti analizzati in 44 laghi di 11 regioni, il 34% è risultato oltre i limiti, di cui il 21% fortemente inquinato. Oltre alla contaminazione di carattere microbiologico, sono emerse criticità connesse alla qualità chimica dei sedimenti. In questo senso, ad esempio, nei Laghi delle Mucille, in Friuli-Venezia Giulia, sono state rilevate anomalie relative a idrocarburi e metalli pesanti, specie nichel, cadmio e mercurio, che necessitano specifici approfondimenti. Sul bilancio della qualità dell’acqua dei laghi pesa in particolar modo l’abbinata temperature elevate-scarse precipitazioni. La riduzione dei volumi d’acqua e il calore eccessivo e prolungato possono infatti alterare l’equilibrio degli ecosistemi, oltre che ridurre la capacità naturale dei bacini di diluire gli apporti di elementi inquinanti.

Dal monitoraggio all’azione

I dati diffusi da Goletta Verde e Goletta dei Laghi non rappresentano una certificazione sullo stato di balneabilità di mari e fiumi italiani. I punti di prelievo dei campioni di acqua, infatti, vengono appositamente scelti in aree ritenute particolarmente a rischio e il monitoraggio di Legambiente non sostituisce i controlli istituzionali. Tuttavia, l’indagine ha un valore particolare in termini di individuazione di territori vulnerabili sottoposti a pressioni ambientali. La qualità delle acque, infatti, dipende dalla capacità di intervenire sulle singole componenti dell’intero ciclo idrico: dalla depurazione alla gestione efficace delle reti fino al riuso dell’acqua specie in fasi di scarsità determinata dal cambiamento climatico. In definitiva, la sfida per il Paese è duplice. Da una parte, ridurre l’inquinamento, dall’altra rafforzare la resilienza del sistema idrico. Una sfida che dovrebbe coinvolgere trasversalmente settore pubblico e privato per la corretta gestione delle infrastrutture e la disponibilità degli investimenti necessari.

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