Il rinnovo del parco auto aziendale passa per una nuova, decisa stretta fiscale che mira a ridurre le emissioni inquinanti mettendo dando più rilievo all’età del veicolo. Il decreto Omnibus introduce modifiche profonde alla tassazione delle auto aziendali in uso promiscuo, con un obiettivo chiaro: disincentivare l’invecchiamento delle flotte. Lo strumento scelto è una maggiorazione del 50% della base imponibile del fringe benefit per tutti i veicoli che superano il quinto anno dalla prima immatricolazione.
Il testo, fondamentale per regolare uno dei fringe benefit più diffuso tra le medie e grandi imprese, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 giugno come quarto correttivo dei decreti attuativi della delega fiscale. Il decreto Omnibus ha incassato il via libera della Ragioneria generale dello Stato ed entra ora nella fase parlamentare, per poi tornare all’esame del governo presumibilmente dopo la pausa estiva.
Come funziona il calcolo e il peso della maggiorazione
Per comprendere l’impatto reale della riforma sui dipendenti e sulle scelte delle imprese, occorre partire dal meccanismo di calcolo di base.
La Legge di Bilancio 2025 ha infatti superato il vecchio sistema a scaglioni basato sulle emissioni di CO2, legando il prelievo a una percentuale fissa applicata al costo chilometrico convenzionale delle tabelle Aci (calcolato su una percorrenza presunta di 15.000 chilometri annui).
Le aliquote premiano i veicoli a basse emissioni: 10% per le auto 100% elettriche, 20% per le ibride plug-in e 50% per i motori endotermici tradizionali, categoria in cui ricadono anche le ibride non ricaricabili (mild e full hybrid).
È su questa base che il decreto Omnibus innesta la nuova penalizzazione per i veicoli vecchi, che si applicherà indipendentemente dal tipo di alimentazione. La maggiorazione del 50% è calcolata in misura relativa: questo significa che, superato il quinto anno dalla prima immatricolazione, la quota imponibile di un’auto elettrica passerà dal 10% al 15% del costo Aci, mentre quella di una plug-in salirà dal 20% al 30%. L’aumento più pesante in termini assoluti colpirà però le vetture termiche: l’imponibile balzerà dal 50% a un ben più oneroso 75% del costo chilometrico convenzionale. Un disincentivo economico fortissimo per chi sceglie di prolungare i contratti di noleggio o di mantenere in flotta veicoli inquinanti e datati.
Optional e accessori: arriva il forfait del 5% per evitare contenziosi
Il correttivo risolve inoltre alcune criticità interpretative che avevano complicato notevolmente il lavoro degli uffici risorse umane. Una delle questioni più spinose riguardava la tassazione degli accessori non inclusi nelle tabelle standard dell’Aci (come sistemi di guida autonoma, rivestimenti premium o impianti audio di fascia alta).
Fino a oggi, la prassi dell’Agenzia delle Entrate tendeva a richiederne la valorizzazione in busta paga secondo il farraginoso criterio del “valore normale” di mercato, aprendo la strada a ricalcoli complessi e potenziali contestazioni.
Il decreto semplifica radicalmente la procedura: la base imponibile del fringe benefit sarà incrementata con un forfait fisso del 5% per coprire tutti gli optional non presenti nelle tabelle Aci e non acquistati direttamente dal lavoratore. Una soluzione che baratta un (potenziale) lieve incremento del prelievo sulle vetture super accessoriate con una fondamentale certezza normativa per le aziende.
La tutela per le riassegnazioni interne
Cosa succede, però, se il passaggio dell’auto aziendale avviene tra i lavoratori della stessa impresa?
Le prime bozze della riforma avevano sollevato allarme tra i fleet manager, ipotizzando che la riassegnazione di un’auto (ad esempio in seguito alle dimissioni del precedente guidatore) imponesse di ricalcolare il fringe benefit in base al valore normale di mercato del veicolo usato.
Il decreto Omnibus cancella questa eventualità, garantendo la continuità fiscale: il correttivo conferma la possibilità di riassegnare le auto senza applicare il criterio del valore normale, specificando che questo vale in particolare per le vetture ordinate nel 2024 e assegnate ai dipendenti dopo il 1° luglio 2025.
In questi casi, l’auto manterrà la sua tassazione originaria legata al tipo di alimentazione, e la penalizzazione scatterà unicamente al compimento del quinto anno dalla prima immatricolazione, a prescindere da quanti contratti di assegnazione si siano succeduti nel frattempo.
