Il surriscaldamento danneggia economia e finanza: “spread climatico” e Pil giù del 6%

Secondo l’analisi del Cmcc, l’Italia rischia di perdere il 15% di crescita annuale entro il 2050
22 Luglio 2026
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Caldo estremo italia canva

Un tempo gli italiani si alzavano e sentivano parlare di spread tra i titoli nazionali e quelli tedeschi. Ora devono preoccuparsi dello “spread climatico”, il nuovo premio che gli investitori chiederanno per finanziare uno dei Paesi più colpiti dal surriscaldamento globale. Entro il 2050, l’Italia, già in grave ritardo su produttività e stipendi, rischia di perdere dall’1,6% al 6% del Pil e il 15% di crescita economica annuale a causa dell’aumento delle temperature. La perdita sale al 41% in caso negli scenari di rischio estremo.  

Lo rivela l’analisi del Cmcc (il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici) svolta in collaborazione con Deloitte climate & sustainability e l’European university institute per misurare gli effetti economici e finanziari del cambiamento climatico a livello nazionale ed europeo.

I dati capovolgono il dibattito: non si tratta di scegliere tra sostenibilità e produttività, ma di incentivare la sostenibilità per non affossare la produttività. La protezione dell’ecosistema e la crescita dell’economia non sono in antitesi, ma in sinergia.

“Troviamo che il rischio climatico sia anche un rischio sovrano con impatti macroeconomici che si propagano alle finanze pubbliche, agendo da fattore di stress su una vulnerabilità economica e fiscale già esistente”, spiega il coautore dello studio Massimo Tavoni, direttore dello European institute on the economics and the environment presso il Cmcc. Questo, aggiunge, “è il primo studio che quantifica il rischio climatico per le finanze in Italia”.

E i risultati non sono incoraggianti.

Surriscaldamento, l’effetto domino su Pil e finanza pubblica

La misura della contrazione del Pil nei prossimi venticinque anni dipenderà dalla quantità di emissioni e dalla validità delle contromisure adottate. Secondo lo studio, il prodotto interno lordo italiano sarà inferiore rispetto allo scenario senza danni climatici per una percentuale compresa tra l’1,6% e il 4,2% nello scenario ad alta crescita, fino a raggiungere valori compresi tra il 2,2% e il 6% nello scenario più estremo.

Il settore più a rischio è quello dell’agricoltura: la contrazione delle rese agricole nel nostro Paese potrebbe tradursi in una perdita di valore pari a circa 12,5 miliardi di euro in uno scenario di forte mitigazione, raggiungendo i 30 miliardi di euro in caso di emissioni elevate. Per proteggere la filiera del cibo in Italia (agricoltura, zootecnia e pesca), la Commissione europea stima siano necessari investimenti in adattamento per circa 1,85 miliardi di euro all’anno.

A livello intersettoriale, in un Paese segnato da una crescita strutturalmente bassa, la retromarcia del Pil si tradurrebbe in una perdita di crescita economica che può raggiungere il 15%.

Da qui parte l’effetto domino: una crescita più bassa significa anche redditi più bassi e, quindi, minore base imponibile, e, ancora, peggioramento del welfare e dei servizi pubblici. Una situazione che non può permettersi un Paese, l’Italia, che fa già i conti con la crisi delle pensioni e del Sistema sanitario nazionale. La diminuzione del gettito peggiora il rapporto debito/Pil, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria del Paese, che ogni anno dovrà pagare più interessi per il suo debito. Qui si innesta il concetto di “spread climatico”.

Lo spread climatico

“Lo studio che abbiamo realizzato mostra effetti dei cambiamenti climatici troppo spesso poco considerati”, spiega Carlo Carraro, rettore emerito dell’Università ca’ Foscari di Venezia e tra i fondatori del Cmcc. “L’aumento del rapporto debito/Pil e la maggior rischiosità del debito inducono un aumento dei tassi di interesse, un aumento che potremmo chiamare ‘spread climatico’. Il tasso che lo Stato deve pagare per finanziare il debito pubblico è quindi più alto in conseguenza del rischio climatico, questo significa maggiori costi per lo Stato, quindi maggiori imposte o maggiore debito, in un circolo vizioso che si ripercuote sui costi di tutti i finanziamenti alle famiglie e alle imprese”, aggiunge.

Per dirla in breve, le conseguenze non riguardano solo welfare e servizi offerti dalla Pa, ma anche il futuro finanziario delle famiglie e delle imprese italiane. Che già oggi vedono il costo della crisi climatica sulle bollette di luce e gas.

Sotto il profilo macroeconomico, spiega lo studio, “il premio sovrano – già alto per l’alto livello di debito – si allarga per l’effetto dello spread climatico”.

Gli effetti sulle casse pubbliche in sintesi

  • 39% – 44%: probabilità che il rapporto debito/PIL superi la soglia critica del 200% entro il 2050 in presenza di danni climatici elevati, a fronte di una probabilità del 21% – 24% in uno scenario senza impatti;
  • 42 – 46 punti base: aumento medio stimato dello “spread climatico” (premio al rischio sovrano) negli scenari a danni elevati;
  • 6,7% – 7,7%: onere per interessi sul debito in percentuale del Pil nel 2050 negli scenari peggiori;
  • 19%: riduzione necessaria della spesa pubblica discrezionale qualora lo Stato decidesse di salvaguardare la traiettoria del debito a discapito della spesa

Il ruolo delle ondate di calore e della siccità

A livello europeo, una quota crescente dei danni economici è legata alle ondate di calore e alla siccità. Le prime generano una riduzione della produttività, con danni stimati tra lo 0,3% e lo 0,5% del Pil europeo e punte superiori all’1% in alcune delle aree più vulnerabili.

Secondo le proiezioni del Cmcc, senza adeguate misure di adattamento, entro gli anni Sessanta del secolo, le perdite potrebbero superare l’1,1% del Pil europeo.
Relativamente alla siccità, in uno scenario di aumento della temperatura globale di 4 gradi, l’inazione dei governi potrebbe causare perdite per oltre 65 miliardi di euro all’anno alle economie di Ue e Regno Unito con una concentrazione maggiore nell’Europa occidentale e meridionale. Un danno oltre 6 volte superiore rispetto ai 9 miliardi di euro annui persi già oggi a causa della siccità.

Impatto surriscaldamento su economia
Come cambia il rischio climatico in Europa. Fonte: Studio Rischio climatico in Italia: scenari, costi e opzioni di risposta

Ambiente, economia e finanza sono in sinergia

Non serve fare previsioni per cogliere la relazione tra cambiamento climatico e contrazione dell’economia.

Come riporta lo studio, nel periodo 1980-2024, gli eventi estremi hanno causato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro. Gli ultimi quattro anni rientrano tra i cinque anni con le perdite più elevate dell’intera serie: il quadriennio 2021-2024 ha fatto registrare perdite per oltre 208 miliardi di euro, più del 25% del totale degli ultimi quarantacinque anni.

Il tutto senza considerare gli effetti indiretti, sanitari, produttivi e distributivi associati al cambiamento climatico.

“I nostri risultati mostrano che mitigazione e adattamento non sono solo strumenti di tutela ambientale, ma vere e proprie leve di stabilità macroeconomica e finanziaria: agire tempestivamente nell’affrontare la crisi climatica significa proteggere la traiettoria di crescita del Paese e la sostenibilità del debito nel lungo periodo”, conclude Matteo Calcaterra del Cmcc, tra gli autori della ricerca.

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