Tre sterline e ventiquattro centesimi. È il costo aggiuntivo annuo che un Amazon Echo porterà sulle bollette britanniche dal 1° luglio 2026, dopo che l’autorità di regolazione Ofgem ha alzato del 13% il tetto ai prezzi dell’energia, portando la bolletta tipo da 1.641 a 1.862 sterline l’anno per chi paga con addebito diretto. La cifra sembra quasi irrisoria. E in effetti, presa da sola, lo è. Il punto è che quella cifra racconta qualcosa di più interessante: il costo nascosto dei dispositivi che non spegniamo mai davvero.
Lo standby che non è standby
Il motivo per cui Alexa consuma anche quando sembra spenta è semplice: non è mai davvero spenta. Uno smart speaker resta in ascolto permanente della parola di attivazione (“Alexa”, “Hey Google”, “Ok Siri”) e questo significa che il microfono, il processore e il circuito di rete restano attivi 24 ore su 24. Un Echo in standby assorbe tra i 2 e i 3 watt costanti, un consumo che a fine anno vale appunto intorno alle tre sterline — e che dopo il rincaro di luglio sale a 3,24.
È una differenza strutturale rispetto alla maggior parte degli elettrodomestici, per cui lo stato di riposo taglia davvero i consumi. Lo smart speaker non ha un equivalente del “sonno profondo”: è sempre in ascolto, sempre connesso, sempre lì.
Il problema non è Alexa, è l’insieme
Le 3,24 sterline annue di un Echo, confrontate con altri dispositivi lasciati in standby, sono in realtà modeste. Una Tv inutilizzata può costare fino a 16 sterline l’anno in standby, una console da gioco circa 16,24, una stampante da ufficio 6,50. Il problema non è il singolo dispositivo, ma la somma.
Una casa moderna ospita in media cinque, spesso dieci dispositivi connessi: smart speaker, telecamere di sicurezza, termostati intelligenti, TV, console, router, caricabatterie sempre inseriti. Ognuno con la sua manciata di watt costanti, ognuno con il suo piccolo costo annuo. Sommati, smettono di essere trascurabili, e il consiglio pratico che circolano in questi giorni è concreto: raccoglierli su una presa intelligente programmabile e spegnerli nelle ore di non utilizzo. Secondo le stime, il risparmio annuo può oscillare tra i 5 e i 10 euro.
Il ragionamento vale tanto per le case britanniche quanto per quelle italiane e del resto d’Europa, dove il rincaro generalizzato dei prezzi all’ingrosso dell’energia, alimentato dall’instabilità dei mercati del gas legata al conflitto in Medio Oriente, ha spinto le bollette verso l’alto indipendentemente dai meccanismi regolatori nazionali.
Cosa è il price cap e perché non riguarda tutti
Il price cap britannico non fissa il totale della bolletta, ma il prezzo massimo per ogni unità di energia consumata e l’onere fisso giornaliero. Chi consuma di più paga di più: il tetto protegge dal prezzo unitario, non dall’importo complessivo. Il meccanismo riguarda circa 33 milioni di utenze nel Regno Unito su tariffa variabile standard.
Chi invece ha un contratto a prezzo fisso non subisce l’oscillazione del cap: il rincaro di luglio non lo tocca, e il costo dello standby di Alexa resta quello di prima.
Ofgem aveva previsto di obbligare i fornitori a proporre almeno una tariffa a basso onere fisso, alternativa al meccanismo del cap, entro inizio 2026, ma il provvedimento è stato rinviato.
Oltre le 3 sterline
La notizia del costo di Alexa a 3,24 sterline in più sulla bolletta è in fondo un pretesto per una conversazione più larga. I dispositivi connessi sono entrati nelle case in silenzio, uno alla volta, e nessuno ha mai fatto il conto complessivo di quanta energia consumino anche quando non li usiamo. Con le bollette ai livelli attuali, quel conto comincia a valere la pena di farlo.
