Il web non è più nostro: i bot superano gli umani nel traffico internet, ma c’è un malinteso da chiarire

Il traffico web automatizzato sta crescendo a un ritmo otto volte più veloce di quello generato dagli umani
9 Giugno 2026
2 minuti di lettura
Robot traffico web
Un robot al pc

Da giorni rimbalza una notizia che sembra l’incipit di un romanzo cyberpunk: per la prima volta nella storia, i bot hanno generato più traffico web degli esseri umani. Il dato è certificato da alcune delle principali aziende di sicurezza informatica e infrastrutture di rete al mondo. Eppure, la rapidità con cui questa statistica è diventata virale rischia di offuscare il vero significato del “sorpasso”.

Il traffico web automatizzato sta crescendo a un ritmo otto volte più veloce di quello generato dagli umani. Eppure, questo non significa che sul web ci siano più bot che esseri umani. Almeno per ora.

57,4% contro il 42,6% degli umani

Il sorpasso è documentato da più fonti autorevoli, ma con un perimetro preciso. Secondo Cloudflare, il servizio web più diffuso al mondo per proteggere e velocizzare i siti internet, le richieste automatizzate verso i siti che monitora hanno raggiunto il 57,4% del totale, confinando gli utenti umani al 42,6%.

L’aspetto più significativo, sottolineato dalla stessa società, è che il superamento è avvenuto prima del previsto.

Il report State of AI Traffic 2026 di Human Security aggiunge un dettaglio cruciale: il traffico automatizzato globale sta crescendo a una velocità otto volte superiore rispetto a quello umano.

Gli utenti in carne e ossa continuano a navigare, ma il volume di richieste Http, connessioni e trasferimento dati generato dalle macchine è esploso, saturando la banda disponibile a ritmi insostenibili per un operatore umano.

Perché le macchine corrono così veloci

Se i bot hanno sempre fatto parte del panorama digitale, dai semplici crawler dei motori di ricerca ai software per gli attacchi DDos, a cambiare le regole del gioco è stata l’intelligenza artificiale generativa e, più di recente, gli agenti Ai.

Un agente autonomo impiegato per raccogliere dati, riassumere notizie, confrontare prezzi o raschiare contenuti da centinaia di siti web (il cosiddetto scraping) può eseguire in pochi secondi operazioni che a un essere umano richiederebbero ore. Che è poi la ragione per cui Mythos, l’ultimo modello di Anthropic per scovare le falle nei sistemi digitali, fa paura al sistema bancario.

Cloudflare spiega che un singolo agente Ai esplora simultaneamente migliaia di pagine, moltiplicando esponenzialmente il numero di richieste ai server.

A questo si aggiungono i bot malevoli, che secondo la società di cybersecurity Imperva continuano a pesare in modo significativo (circa il 37% del traffico totale). Questi strumenti vengono utilizzati in frodi, credential stuffing e abusi di API.

Le conseguenze pratiche: chi paga il conto?

Questo slittamento verso un web in cui le macchine parlano con altre macchine ha un impatto pratico, e un costo economico, immediato per chi gestisce piattaforme, testate editoriali o e-commerce.

  1. Costi infrastrutturali e ambientali: ogni richiesta elaborata da un server consuma energia e banda. Il fatto che oltre il 50% di questo sforzo serva a rispondere a entità non umane costringe le aziende a dimensionare i propri server su picchi di traffico artificiale, aumentando i costi di gestione e l’impronta carbonica;
  2. La crisi degli analytics: se il traffico bot non viene filtrato correttamente, i dati su cui le aziende basano le proprie strategie commerciali diventano inutilizzabili. L’inquinamento delle metriche rischia di falsare il rendimento delle campagne pubblicitarie e le stime di conversione;
  3. Il modello economico in bilico: gli agenti Ai che estraggono informazioni senza sosta per alimentare risposte sui portali di intelligenza artificiale di fatto aggirano il modello storico del web, basato sulla visita umana e sulla conseguente visualizzazione di annunci pubblicitari o abbonamenti;

La notizia del sorpasso, quindi certifica l’inizio di una nuova era industriale del web. Un’era in cui il traffico dati assomiglia sempre meno a un flusso di persone che leggono e interagiscono, e sempre più a un’infrastruttura logistica invisibile e automatizzata.

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