Da dove arriva il pesce che compriamo? Guida alle zone FAO in etichetta

I codici FAO servono a indicare l’area di cattura del pescato. Capirli aiuta a leggere meglio l’etichetta e a fare scelte più attente al banco o al supermercato
23 Maggio 2026
3 minuti di lettura
Banco pesce canva
Banco del pesce, immagine di archivio

Prima del prezzo e della ricetta, c’è una domanda da farsi davanti al banco del pesce: da dove arriva davvero quello che stiamo comprando? La risposta, almeno in parte, è nell’etichetta e nei codici delle zone FAO di pesca.

Le zone FAO sono grandi aree geografiche definite dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite per classificare mari, oceani e acque interne. Servono a indicare l’area di cattura del pescato, raccogliere dati sulle quantità pescate, monitorare gli stock ittici e rendere più trasparente la provenienza dei prodotti.

Quando sull’etichetta compare, per esempio, FAO 37, significa che il pesce proviene dal Mediterraneo o dal Mar Nero. Se compare FAO 27, la cattura è avvenuta nell’Atlantico nord-orientale. Il codice, però, non va letto come un bollino di qualità o di sicurezza: dice dove è stato pescato il prodotto, non basta da solo a stabilire se una scelta sia sostenibile o meno.

Cosa indicano le zone FAO sull’etichetta

In Europa l’indicazione dell’area di cattura rientra tra le informazioni obbligatorie per molti prodotti della pesca e dell’acquacoltura. L’etichetta deve permettere al consumatore di sapere che specie sta acquistando, se il prodotto è pescato o allevato, da quale area arriva e, nel caso del pescato, con quale categoria di attrezzo è stato catturato.

Per il pesce pescato in mare, quindi, la zona FAO indica l’area di cattura. In alcuni casi possono comparire anche sottozone o divisioni più precise, soprattutto per Mediterraneo, Mar Nero e Atlantico nord-orientale. Per il pesce allevato, invece, l’informazione principale non è la zona FAO ma il Paese in cui il prodotto ha completato la fase principale dell’allevamento.

Accanto ai dati obbligatori possono esserci informazioni volontarie, come data di cattura, porto di sbarco, bandiera del peschereccio o indicazioni ambientali. Sono elementi utili, purché siano chiari e non sostituiscano le informazioni essenziali.

Elenco delle principali zone FAO marine

Ecco i codici più comuni delle principali aree FAO marine:

  • FAO 18            Oceano Artico
  • FAO 21            Atlantico nord-occidentale
  • FAO 27            Atlantico nord-orientale
  • FAO 31            Atlantico centro-occidentale
  • FAO 34            Atlantico centro-orientale
  • FAO 37            Mediterraneo e Mar Nero
  • FAO 41            Atlantico sud-occidentale
  • FAO 47            Atlantico sud-orientale
  • FAO 48            Atlantico antartico
  • FAO 51            Oceano Indiano occidentale
  • FAO 57            Oceano Indiano orientale
  • FAO 58            Oceano Indiano antartico e australe
  • FAO 61            Pacifico nord-occidentale
  • FAO 67            Pacifico nord-orientale
  • FAO 71            Pacifico centro-occidentale
  • FAO 77            Pacifico centro-orientale
  • FAO 81            Pacifico sud-occidentale
  • FAO 87            Pacifico sud-orientale
  • FAO 88            Pacifico antartico

La zona più vicina all’Italia è la FAO 37, che comprende Mediterraneo e Mar Nero. Al suo interno esistono sottozone più precise, utili per distinguere Mediterraneo occidentale, centrale, orientale e Mar Nero.

Come scegliere il pesce leggendo il codice FAO

Non esiste una zona FAO migliore in assoluto. La stessa area può comprendere specie gestite bene e altre sotto pressione. Per questo non basta leggere un codice per decidere se acquistare o evitare un prodotto.

Il codice FAO è il punto di partenza: aiuta a capire da dove arriva il pesce. Subito dopo bisogna guardare il resto dell’etichetta: il nome della specie, il metodo di produzione, l’eventuale indicazione “decongelato”, l’attrezzo di pesca e, quando presenti, certificazioni o informazioni aggiuntive sulla tracciabilità.

Il nome commerciale, da solo, può non bastare: il nome scientifico aiuta a distinguere specie simili ed evitare equivoci. Il metodo di produzione chiarisce se il prodotto è pescato in mare, pescato in acque dolci o allevato. L’attrezzo di pesca, invece, dà un’indicazione sull’impatto della cattura: reti da traino, reti da circuizione, ami, palangari o nasse non hanno gli stessi effetti sugli habitat marini e sulle specie non bersaglio.

Anche la dicitura “decongelato” è importante. Non significa automaticamente qualità inferiore, ma incide su conservazione, consumo e ricongelamento domestico.

Per un consumatore italiano, scegliere pesce locale e di stagione può essere una buona regola di partenza: riduce trasporto e passaggi intermedi e rende più facile conoscere l’origine del prodotto. Ma anche in questo caso l’etichetta resta decisiva.

In pratica, la domanda giusta non è solo: “Da quale zona FAO arriva?”. È: che pesce è, da dove viene, come è stato pescato o allevato e quali garanzie offre la filiera? Il numero FAO non dà tutte le risposte, ma aiuta a fare la prima domanda giusta.

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