Spiedo bresciano, stretta sulle specie: la Lombardia ritocca la norma per allinearsi all’Ue

Il progetto di modifica restringe le specie utilizzabili, conferma la cessione gratuita della piccola selvaggina e rafforza i controlli sulla filiera
8 Aprile 2026
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Passero uccellino canva

La Lombardia mette mano alla legge sullo spiedo bresciano per allinearla alla normativa europea sugli uccelli selvatici. Il riferimento è il progetto di legge regionale del 30 marzo 2026, che interviene sulla legge lombarda 12 del 2022 e restringe il campo delle specie utilizzabili, ribadisce la gratuità della cessione e rafforza i controlli. Nel nuovo testo si stabilisce che, per la preparazione dello spiedo bresciano, possono essere impiegati solo passeriformi cacciabili secondo la disciplina europea e statale, con esclusione delle specie protette. Insieme a questo, il nuovo testo ribadisce che la cessione della piccola selvaggina deve avvenire soltanto a titolo gratuito e rafforza il capitolo dei controlli.

Non cambia il riconoscimento dello spiedo bresciano come piatto tradizionale del territorio, una preparazione storica cotta lentamente allo spiedo, in cui carni diverse vengono alternate e irrorate durante la cottura con burro fuso, abitualmente servita con polenta. La modifica normativa si concentra sull’impiego dei piccoli uccelli selvatici, cioè sul punto in cui la preparazione del piatto incontra le regole su specie utilizzabili, cessione e controlli.

Cosa cambia nella legge

La legge regionale del 2022 era nata per valorizzare lo spiedo bresciano e altri piatti tradizionali lombardi a base di selvaggina. Il testo riconosce il valore storico, culturale ed enogastronomico del piatto e ne consente la preparazione in contesti definiti, ma già allora subordinava tutto al rispetto della disciplina statale ed europea. La selvaggina, infatti, doveva essere legittimamente cacciata o allevata e la legge richiamava i divieti di vendita e commercializzazione previsti dalle norme superiori.

La modifica del 2026 interviene sul punto più delicato: le specie utilizzabili. Il nuovo testo specifica che per lo spiedo bresciano possono essere impiegati soltanto passeriformi cacciabili secondo la disciplina europea e statale e chiarisce che le specie protette restano fuori.

Resta anche la regola della gratuità. La legge del 2022 già prevedeva che la piccola selvaggina destinata allo spiedo potesse essere ceduta solo a titolo gratuito, senza remunerazione, rimborso o altra utilità. Il progetto di modifica riprende quella formula e la ribadisce in modo diretto, riferendola sia al passaggio dal cacciatore a chi prepara il piatto o al consumatore finale, sia al passaggio successivo verso il consumatore.

La Regione non riscrive quindi la parte identitaria della legge. Non tocca il riconoscimento dello spiedo come prodotto della tradizione bresciana. Interviene invece sul tratto in cui la valorizzazione gastronomica incontra le regole sulla fauna selvatica: provenienza dei capi, specie consentite, divieto di utilità economiche e obblighi documentali.

La filiera dello spiedo passa da controlli più stretti

La stretta del 2026 interviene soprattutto sul versante dei controlli. Il progetto modifica l’articolo dedicato alle sanzioni e lo trasforma in un articolo su controlli e sanzioni, assegnando alla Regione il compito di verificare che le attività previste dalla legge si svolgano nel rispetto della normativa europea e statale. Nel testo compaiono controlli sugli illeciti contro gli uccelli selvatici, sul traffico illegale anche di importazione, sulle autocertificazioni e sugli esercizi di commercio e somministrazione, anche per accertare che la cessione sia effettivamente gratuita.

Resta anche l’impianto documentale già previsto dalla legge del 2022. Il cacciatore che cede la selvaggina deve compilare una dichiarazione, consegnarla al cessionario e conservarne copia; nei casi previsti, la documentazione va trasmessa all’ATS competente entro tre giorni. La norma regionale fissa, inoltre, un limite di 150 capi annui per la cessione occasionale gratuita.

La revisione concentra quindi l’intervento su un punto preciso: rendere più verificabile la filiera dello spiedo bresciano quando coinvolge avifauna selvatica, rafforzando gli strumenti di controllo già previsti dal testo regionale.

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