Intelligenza artificiale e lavoro, le professioni a rischio

Intelligenza artificiale e lavoro, le professioni a rischio
16 Marzo 2026
2 minuti di lettura
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Quale sarà l’impatto dell’Intelligenza artificiale sul mondo del lavoro? Una domanda che in molti si pongono, ma che al momento non ha una risposta univoca. Se da una parte, infatti, l’IA crea nuove opportunità e mette a disposizione strumenti utili per migliorare l’efficienza e la produttività di diversi ambiti professionali, dall’altra cresce il timore che modelli sempre più autonomi e indipendenti possano sostituire del tutto il lavoro umano. Di sicuro c’è che l’IA sta cambiando assai rapidamente il mondo del lavoro. Ma vi sono davvero professioni più a rischio di altre? Interessanti indicazioni giungono da un recente studio realizzato da Anthropic, azienda americana fondata da Dario Amodei, imprenditore e ricercatore di origini italiane, grazie ai dati raccolti da Claude, un avanzato modello di intelligenza artificiale generativo sviluppato dall’azienda stessa.

Come si è svolta la ricerca

Lo studio di Anthropic, dal titolo “Labor Market Impacts of AI”, si fonda su quella che viene definita “esposizione osservata” ovvero il confronto tra le capacità teoriche dei dati elaborati dagli LLM, i modelli linguistici di grandi dimensioni e i dati di utilizzo reali registrati dalla piattaforma Claude. Uno dei primi indicatori sottolinea l’enorme divario tra ciò che l’IA è in grado di fare e ciò che fino ad oggi ha fatto. Dunque, in un futuro più o meno prossimo, potremmo assistere ad una vera a propria rivoluzione che al momento appare solo in fase iniziale, ma in rapida progressione. Grazie al metodo dell’esposizione osservata lo studio è riuscito a ricavare dati interessanti in termini di automazione completa ovvero i casi in cui l’IA si sostituisce al lavoro umano e i casi in cui ha solo funzione di supporto all’attività lavorativa. A livello di macroaree, emerge, ad esempio, che nelle professioni amministrative i sistemi di IA potrebbero gestire fino al 90% delle mansioni, ma l’utilizzo effettivo nelle aziende ad oggi si attesta al 10-15%. Ancora più elevato il potenziale applicativo in ambito informatico dove raggiunge il 94%, mentre attualmente viene coperto al 33% delle posizioni.

Le professioni e le categorie più esposte

Entrando nel dettaglio del report realizzato da Anthropic, in assoluto la professione che risulta più esposta al rischio è quella di programmatore informatico con il 74,5% delle posizioni. In tale ambito, infatti, l’IA è in grado di scrivere, aggiornare e gestire programmi software in autonomia. Sul secondo gradino del podio, l’addetto al servizio clienti con il 70,1% del lavoro che potrebbe essere svolto da agenti di IA con compiti quali interazione con i clienti, raccolta ordini, gestione reclami. Al terzo posto, l’addetto inserimento dati, le cui mansioni potrebbero essere gestite per circa il 67% dall’IA. Lo studio però non si limita a stilare la graduatoria delle professioni più a rischio, ma fornisce interessanti indicazioni riguardo le categorie di persone più esposte. In sintesi, i professionisti più a rischio sostituzione tendono ad essere più istruiti, più anziani e percepiscono stipendi superiori rispetto a coloro la cui esposizione è bassa o nulla. Nonostante non emerga un dato indicativo sulla disoccupazione dovuta all’utilizzo dell’IA, i segnali più significativi del cambiamento riguardano le nuove assunzioni nelle professioni più esposte, che registrano una diminuzione del 14% dal 2022 per la fascia di età 22-25 anni.

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