Aveva le zampe legate dietro la schiena. Un sacchetto nero in testa. Un uomo che puntava una pistola giocattolo, poi sparava. E la scimmia crollava a terra. Sembra la scena di un film dell’orrore, invece è uno spettacolo per famiglie con bambini andato in scena nel parco turistico del distretto di Longquan, Shijiazhuang, nella provincia cinese di Hebei.
Una delle tante esibizioni raccapriccianti, che sono state bloccate grazie a un video di denuncia diventato virale su Douyin, Xiaohongshu e Weibo, le principali piattaforme social cinesi, nei giorni scorsi.
A fronte delle numerose proteste degli utenti il contratto con la compagnia di intrattenimento è stato rescisso e le esibizioni sospese. Il caso delle scimmie maltrattate a Shijiazhuang ha riaperto una ferita vecchia, mai davvero rimarginata, sul rapporto tra Cina e benessere animale.
Uno spettacolo di crudeltà per bambini
Le immagini, documentate dal quotidiano hongkonghese Sing Tao Daily e riprese da media internazionali, mostrano trainer che minacciano le scimmie con coltelli e pistole, le costringono a inginocchiarsi, le legano, le incappucciano. Alcune hanno guinzagli o museruole.
La simulazione di una fucilazione a colpi di pistola giocattolo era il clou dello spettacolo, proposto come intrattenimento per famiglie. Il comportamento degli animali rendeva le esibizioni ancora più inquietanti: “Le scimmie mostravano un’obbedienza innaturale”, ha scritto Sing Tao Daily, sollevando il sospetto che venissero sedate prima delle esibizioni. Un trainer, riferisce sempre la testata di Hong Kong, si rivolgeva ai turisti chiedendo: “Volete assaggiare carne di scimmia?”.
Lo spettacolo andava in scena dal 2024, ed è stato ignorato dalle autorità locali finché i social non hanno deciso diversamente.
Il potere dei social in un Paese con la censura
Che Weibo e Xiaohongshu possano amplificare l’indignazione collettiva fino a costringere le autorità a intervenire è un fenomeno già noto in Cina, ma sempre sorprendente in un contesto dove la censura online è strutturale.
Nel caso delle scimmie di Hebei, i cittadini della rete (cosiddetti netizen) hanno pubblicato screenshot delle segnalazioni alle autorità per maltrattamento animale, e i commenti si sono moltiplicati rapidamente: “Questo atto volgare e crudele ha superato ogni limite morale e non tiene conto dell’impatto negativo sui bambini presenti”, scrivevano in molti.
Il parco turistico, pressato dall’opinione pubblica, ha scaricato la responsabilità sui fornitori esterni (“era solo un rapporto commerciale”), ha rescisso il contratto e sospeso le esibizioni. L’ufficio locale del turismo ha avviato un’indagine per maltrattamento di animali.
Non è la prima volta che succede una cosa del genere. Nel 2013, una campagna online aveva costretto la cancellazione di un circo a Jinan, dopo che i cittadini avevano segnalato il caso al Ministero dell’edilizia e dello sviluppo rurale-urbano, che aveva risposto con un “avviso urgente” di sospensione. Il meccanismo è ancora lo stesso: pressione dal basso, amplificazione digitale, risposta istituzionale reattiva. Insomma, non sempre i social vengono per nuocere.
Cosa prevede la legge in Cina sul benessere degli animali
Il paradosso cinese in materia di spettacoli con animali, gli stessi che il Circo Orfei ha recentemente abolito con una decisione storica, è che le norme esistono da oltre quindici anni.
Nel 2010, l’Amministrazione statale delle foreste ha vietato gli spettacoli che implicano trattamenti crudeli per gli animali; nel 2013, il Ministero dell’edilizia ha esteso il divieto con una circolare che vieta esplicitamente “gli spettacoli con animali” nelle strutture sotto la sua giurisdizione. Eppure, secondo le stime delle associazioni animaliste, centinaia di spettacoli simili continuano a svolgersi ogni anno in tutta la Cina.
Il problema è a monte: la Cina non dispone di una legge organica sul benessere animale che copra le specie non a rischio di estinzione. Il movimento animalista cinese esiste ed è in crescita, ma — come ha osservato Qin Xiaona, fondatrice della Capital Animal Welfare Association — “molte persone e imprese continuano a cercare profitto dagli animali”.
In assenza di un quadro legislativo sistematico, le singole battaglie vinte sui social restano vittorie episodiche.
Oltre il caso di Hebei: le scimmie tra tradizione e sfruttamento
Gli spettacoli con scimmie in Cina hanno radici culturali profonde, soprattutto nelle zone rurali, dove per generazioni hanno rappresentato una forma di sostentamento per diverse famiglie. Con la crescita economica degli ultimi decenni, il numero di questi spettacoli è aumentato: secondo un’inchiesta del Telegraph, nel 2016 oltre una dozzina di zoo proponeva ancora questi spettacoli in Cina.
Il conflitto tra tradizione, profitto e la crescente sensibilità verso il benessere animale è oggi uno dei fronti più accesi del dibattito culturale interno. Il caso di Hebei, con la sua brutalità visiva — una scimmia in ginocchio, incappucciata, che crolla sotto una pistola giocattolo — ha reso insostenibile ogni giustificazione.
“Gli spettacoli con scimmie sono reliquie del secolo scorso”, ha scritto Sing Tao Daily. “È difficile credere che qualcuno sfrutti ancora le scimmie a scopo di lucro oggi”.
Difficile da credere, se non fosse tutto documentato.