Quindici elefanti sono stati trovati morti a Amboseli, nel sud del Kenya. Le autorità parlano di un possibile avvelenamento da cianuro legato ai pesticidi usati nelle coltivazioni di pomodori della zona. Secondo il Kenya Wildlife Service, i test preliminari hanno rilevato tracce della sostanza nelle carcasse, mentre in uno degli animali è stata individuata una grande quantità di pomodori ingeriti poco prima della morte.
L’ombra del cianuro
Il Kenya Wildlife Service (Kws) ha rotto il silenzio confermando che i test di laboratorio preliminari hanno rilevato tracce di cianuro nelle carcasse degli animali. La dinamica dei decessi è stata particolarmente drammatica: dieci degli elefanti coinvolti sono stati osservati mentre presentavano chiari segni di paralisi parziale prima di soccombere nel giro di appena 48 ore. Gli altri cinque esemplari erano già in stato di decomposizione al momento del ritrovamento.
Erustus Kanga, direttore generale del Kws, ha lanciato un allarme a Citizen TV sulla letalità della sostanza: “Il cianuro è un composto chimico altamente tossico. Se un elefante lo ingerisce, non può sopravvivere più di un giorno o due”. Tradizionalmente utilizzato come fumigante per parassiti o per il controllo dei predatori, il cianuro è tristemente noto anche per essere stato impiegato dai bracconieri in altre regioni africane per avvelenare pozze d’acqua.
La “connessione pomodoro”
Le indagini si sono concentrate rapidamente sulle attività agricole intensive di Kimana, una cittadina che rappresenta uno dei principali centri di produzione di pomodori della regione. Isaac Lekolool, capo dei servizi veterinari del Kws, ha rivelato un dettaglio agghiacciante: il contenuto dello stomaco di uno degli elefanti analizzati era composto da una grande quantità di pomodori, confermando l’ipotesi di un avvelenamento dovuto a prodotti agrochimici.
Ricercatori della Route to Food Initiative avevano già segnalato in passato l’uso di sostanze a base di cianuro sulle coltivazioni di pomodori in quest’area. Gli elefanti, spingendosi fuori dai confini del parco in cerca di cibo e acqua, finiscono per nutrirsi nei campi spruzzati con pesticidi letali.
Un ecosistema in pericolo
L’ecosistema di Amboseli, che si estende su una vasta area al confine con la Tanzania, ospita una popolazione stimata di oltre 2.000 elefanti. Per decenni, grazie a programmi di conservazione comunitaria, la regione è stata un modello di successo, riuscendo quasi ad azzerare il bracconaggio.
“A parte le perdite durante i periodi di grave siccità, non vedevamo una concentrazione di morti simile da moltissimo tempo”, ha dichiarato al Guardian Benson Leyian, Ceo della Big Life Foundation, un’organizzazione per la conservazione che opera nell’area circostante il parco nazionale di Amboseli. Le vittime non appartengono a un unico gruppo familiare, ma comprendono esemplari di diverse età e sesso, segno che la minaccia è diffusa e non limitata a un singolo branco.
Tensioni e rischi collaterali
L’incidente non riguarda solo la fauna selvatica. Il Kws ha avvertito che il cianuro potrebbe entrare nella catena alimentare locale, colpendo il bestiame (capre e bovini) che pascola nelle vicinanze delle fattorie. Sebbene le autorità abbiano rassicurato la popolazione sull’assenza di rischi immediati per l’uomo, l’allerta resta alta.
La tragedia si inserisce in un contesto di crescente tensione tra agricoltori e conservazionisti. In passato, i coltivatori hanno fatto ricorso all’avvelenamento come forma di ritorsione contro gli animali che distruggono i raccolti. Inoltre, la gestione del parco è attualmente al centro di una disputa politica tra il governo centrale e la contea di Kajiado, che ne rivendica il controllo.
L’International Fund for Animal Welfare ha definito queste morti “profondamente allarmanti”, sottolineando come ogni elefante perso rappresenti un danno incalcolabile per la salute degli ecosistemi e per le comunità che traggono sostentamento dal turismo. Mentre le indagini proseguono per escludere definitivamente il dolo, la priorità resta quella di regolamentare l’uso di pesticidi tossici prima che l’iconica popolazione di Amboseli venga decimata.
