Se il centro di Roma rischia di diventare un museo a cielo aperto senz’anima, il quotidiano britannico The Guardian indica una via di fuga: San Lorenzo. Definito il “quartiere ribelle”, questo rione rappresenta l’antidoto a una città che, nel suo centro storico, somiglia sempre più a una “stazione della metropolitana nell’ora di punta”: soffocante, sovraffollata e claustrofobica.
Overtourism e il collasso del centro
Roma sta affrontando una pressione turistica senza precedenti. Spinta dal Giubileo del 2025, la città ha accolto il numero record di 22,9 milioni di arrivi, una cifra quasi dieci volte superiore a quella dei residenti. Le proiezioni per il 2026 indicano che il trend non accenna a fermarsi, minacciando di superare i primati dell’anno precedente.
Questo afflusso massiccio sta mettendo a nudo le fragilità della gestione urbana. Un esempio emblematico, citato recentemente anche dalla Cnn, è il fallimento della riqualificazione di Piazza Risorgimento. A due passi dal Vaticano, l’investimento di milioni di euro nel 2024 per creare un “paradiso verde” con alberi da ombra, sistemi di nebulizzazione e fontane è oggi un deserto di cemento rovente. Il verde è morto e le infrastrutture di raffreddamento promesse non sono mai state realizzate, rendendo la piazza un simbolo dell’incapacità cittadina di resistere al calore estremo.
San Lorenzo: l’anima operaia che resiste
A soli 20 minuti a piedi dalla stazione Termini, invece, in direzione opposta rispetto ai flussi diretti verso il Colosseo, San Lorenzo conserva un’identità forgiata dalla storia e dalla lotta. Nato alla fine del XIX secolo per la classe operaia, il quartiere – come racconta il Guardian – porta un peso storico moderno superiore a quello di molti rioni centrali. È noto come la “zona rossa” per la sua indomita resistenza antifascista: nel 1922, durante la marcia su Roma, i “sanlorenzini” e gli Arditi del Popolo eressero barricate e respinsero le incursioni delle camicie nere sotto il fuoco delle armi. Sebbene 13 persone persero la vita, le forze fasciste non riuscirono mai a controllare pienamente il quartiere.
Questa “anima ribelle” è stata ulteriormente segnata dal bombardamento alleato del 1943, che distrusse gran parte della zona, inclusa la Basilica di San Lorenzo fuori le mura, uccidendo circa 1.500 persone.
Cultura, Street Art e Università
Oggi San Lorenzo è un polo di controcultura dove gli studenti dell’Università La Sapienza (fondata nel 1303) si mescolano a creativi e residenti storici. Se il centro di Roma è definito dai suoi affreschi, San Lorenzo lo è dalla sua street art.
Tra le opere più significative spicca il Murale contro il Femminicidio di Marina Biagini ed Elisa Caracciolo, dove ogni figura rappresenta una vittima, e il monumentale “Welcome to San Lorenzo” di Alice Pasquini. L’ecosistema artistico è alimentato anche da istituzioni culinarie.
Il quartiere non è però immune ai cambiamenti. Pesanti investimenti, come il progetto da 114 milioni di euro per il Social Hub e l’apertura di catene come Soho House, stanno portando una nuova ondata di lusso e modernità. Tuttavia, San Lorenzo sembra opporre una resistenza culturale efficace alla gentrificazione selvaggia. Qui i “menu turistici appiccicosi” sono quasi inesistenti e i prezzi rimangono popolari.
Spazi di quiete e memoria
Per chi cerca tranquillità, il quotidiano britannico ricorda che il quartiere offre luoghi come il Cimitero Monumentale del Verano. Con i suoi 83 ettari, è considerato la risposta romana al cimitero di Highgate a Londra; qui riposano icone della cultura italiana come Alberto Sordi, Bud Spencer e Gigi Proietti.
In un’epoca in cui il turismo di massa rischia di soffocare Roma, San Lorenzo emerge come un modello di resilienza: un quartiere dove la memoria storica, l’arte urbana e la vita studentesca creano un’alternativa vitale e autentica al “parco a tema” in cui rischia di trasformarsi il centro storico.
