Le piccole e medie imprese (Pmi) italiane sono quelle che in Europa credono di più nella decarbonizzazione: l’87% la vede come un’opportunità e il 47% sta accelerando il percorso, ma faticano a trovare finanziamenti adeguati.. Lo rileva la quarta edizione dell’Argos-BCG Climate Transition Barometer, che considera un campione di aziende in cinque Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Benelux e Regno Unito) per capire come le medie imprese europee stiano trasformando la decarbonizzazione da un semplice obbligo normativo a un pilastro della propria strategia competitiva.
Il consenso climatico è strutturale
Il punto di partenza è che la decarbonizzazione non è considerata una priorità passeggera. Nonostante le turbolenze geopolitiche ed economiche degli ultimi quattro anni, l’88% delle medie imprese europee ritiene infatti che ridurre le emissioni di gas serra sia una priorità “importante” o “critica”. Inoltre, l’85% delle aziende intende mantenere o accelerare i propri sforzi di transizione, confermando che il clima rimane il primo obiettivo ambientale nell’agenda strategica.
La transizione sta evolvendo da una fase di semplici ottimizzazioni nell’operatività a una trasformazione strutturale del modello di business: il 73% delle imprese vede la decarbonizzazione come un’opportunità, sebbene cresca la consapevolezza dei rischi associati, mentre il 54% ha già adattato il proprio modello di business per integrarla.
Si registra inoltre un forte aumento dell’adozione dell’eco-design (58%, +11 punti rispetto al 2025), utilizzato per riprogettare prodotti e processi al fine di ridurre l’impronta carbonica e creare valore.
Decarbonizzazione e vantaggio competitivo
Il legame tra decarbonizzazione e performance economica è sempre più evidente. Il 56% delle medie imprese europee osserva già un vantaggio competitivo derivante dai propri sforzi climatici, un dato triplicato rispetto al 2023.
Le aziende definite ‘Achievers (cioè che combinano investimenti significativi con una strategia climatica strutturata)’ ottengono i risultati migliori: il 66% di esse riporta un vantaggio competitivo, ad esempio una maggiore efficienza energetica e dei costi (70%), l’accesso a nuovi mercati (48%) e migliori condizioni di finanziamento (45%).
Il finanziamento come principale barriera
Proprio il finanziamento è una nota dolente: nonostante l’ambizione, la mancanza di risorse rimane l’ostacolo principale per il 58% delle medie imprese. Questo problema colpisce in particolare le aziende ‘Lagger (quelle in ritardo)’, che spesso vedono la transizione come un’opportunità ma non dispongono dei fondi o di una tabella di marcia formale per agire.
Un’altra difficoltà emerge poi nella diffusa impreparazione strategica riguardo all’adattamento ai rischi fisici del cambiamento climatico: sebbene il 63% delle aziende sia stato colpito da eventi climatici negli ultimi tre anni (con impatti gravi per il 15%), solo l’8% delle imprese ha implementato misure di adattamento strutturate, rendendo l’adattamento un “punto cieco” strategico nonostante la crescente esposizione ai rischi fisici.
Italia ottimista ma arranca sugli investimenti
L’impegno verso la decarbonizzazione varia significativamente tra i diversi mercati europei. La Francia è quello più impegnato (92% di priorità strategica), ma le aziende faticano a trovare ulteriore differenziazione competitiva in un mercato già maturo, mentre in Germania la spinta arriva principalmente dalle richieste dei clienti della catena di fornitura B2B (69% degli acceleratori) e nel Benelux si segnala la polarizzazione, dove chi investe profondamente ottiene i ritorni più alti (68% di vantaggio competitivo). Nel Regno Unito si registra invece il tasso di rallentamento più alto d’Europa (23%) a causa dell’incertezza normativa post-Brexit.
Quanto all’Italia, come detto rappresenta il mercato più ottimista, ma sconta una carenza di investimenti concreti rispetto alla media europea: solo il 9% delle aziende investe pesantemente, a causa di un ambiente politico instabile e della riallocazione – nel 2025- dei fondi PNRR dedicati alla decarbonizzazione delle medie imprese. Inoltre, Transizione 5.0 si è esaurita a novembre, lasciando molte attività senza chiarezza sugli investimenti futuri.
Serve una strategia di investimento organizzata
Come spiega Ferrante Benvenuti, managing director e Partner di BCG, “il rischio concreto è che, con l’esaurimento delle risorse pubbliche, lo slancio attuale si affievolisca prima di tradursi in trasformazioni strutturali. Le aziende che sapranno colmare questo divario, passando da un approccio opportunistico a una strategia di investimento organizzata, saranno quelle che cattureranno per prime i benefici della transizione”.
