Quanto sono green gli ospedali italiani?

Meyer, Bambino Gesù, Campus Bio-Medico, IEO e Monzino misurano consumi, emissioni e rifiuti. Ma manca ancora un criterio comune per confrontarli
1 Settembre 2026
4 minuti di lettura
Ospedale corsia canva
Corsia di un ospedale (Canva)

Gli ospedali curano gli effetti dell’inquinamento, delle ondate di calore e delle malattie respiratorie. Ma per farlo consumano energia, producono rifiuti, acquistano farmaci e dispositivi, muovono ogni giorno migliaia di persone. La sanità, insomma, deve fare i conti anche con il proprio impatto ambientale.

In Italia alcuni ospedali hanno iniziato a misurare questo impatto con maggiore precisione. Il Meyer di Firenze ha appena pubblicato il suo bilancio di sostenibilità: nel 2025 ha ridotto del 4,4% i consumi energetici complessivi, di quasi il 12% quelli di gas naturale e del 12% le emissioni dirette. Non è un caso isolato. Dal Bambino Gesù al Campus Bio-Medico, dallo IEO al Monzino fino all’Isola Tiberina-Gemelli Isola, sono diverse le strutture che pubblicano bilanci di sostenibilità, di impatto o di missione; altre stanno avviando percorsi analoghi.

Il quadro che emerge, però, è ancora disomogeneo. C’è chi misura soprattutto l’energia, chi le emissioni, chi la quota di rifiuti recuperati o la mobilità. Mancano indicatori abbastanza omogenei per capire quanto un ospedale sia davvero più sostenibile di un altro e, soprattutto, quanto quei miglioramenti pesino sull’impronta complessiva della sanità.

Quanto inquina davvero un ospedale

Il punto più difficile da misurare non è l’energia consumata dall’edificio, ma tutto ciò che entra in ospedale per farlo funzionare. Farmaci, dispositivi medici, reagenti, prodotti chimici, materiali monouso, cibo, trasporti, servizi esternalizzati: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il settore sanitario è responsabile di circa il 5% delle emissioni globali di gas serra e tra il 60% e l’80% della sua impronta deriva dalla catena di fornitura.

Un ospedale può consumare meno gas, acquistare elettricità rinnovabile e installare pannelli fotovoltaici, ma resta comunque legato a una filiera molto energivora. Non basta quindi guardare all’edificio: conta anche come vengono acquistati e utilizzati beni e servizi. Non a caso l’Oms ha dedicato una guida specifica alla decarbonizzazione della supply chain sanitaria, indicando negli acquisti uno dei principali terreni su cui intervenire.

È anche per questo che i bilanci di sostenibilità ospedalieri vanno letti per quello che riescono davvero a misurare. Nel caso del Meyer, la parte più dettagliata riguarda consumi, energia ed emissioni: nel 2025 i consumi energetici complessivi sono diminuiti del 4,4%, quelli di gas naturale di quasi il 12% e le emissioni dirette di gas serra del 12%. Le emissioni legate a elettricità, calore e vapore sono calate del 19%. Il prossimo passo sarà un impianto fotovoltaico da 2 MW sul parcheggio aziendale, progettato per coprire circa il 40% del fabbisogno elettrico diurno.

Anche i rifiuti entrano nella rendicontazione: nel 2025 il 99% di carta e cartone è stato correttamente differenziato, mentre per la plastica la quota ha raggiunto il 70%. Ma in ospedale la raccolta differenziata è solo una parte della gestione dei rifiuti: le attività sanitarie producono anche materiali speciali e pericolosi, sottoposti a percorsi di trattamento specifici.

Poi c’è il verde, che al Meyer non è trattato soltanto come elemento ornamentale. L’ospedale dispone di cinque ettari di parco e di circa 5 mila metri quadrati di terrazze e giardini. Sono state censite 557 alberature e il piano prevede di piantarne altre 500 entro il 2030. Secondo le stime riportate dall’azienda, il patrimonio arboreo ha un potenziale di stoccaggio di circa 880 tonnellate di CO2 e di assimilazione annuale intorno alle 70 tonnellate.

Dal Meyer al Bambino Gesù: chi misura già il proprio impatto

Il Meyer non parte da zero e soprattutto non parte da solo. In Italia alcune strutture hanno già inserito la sostenibilità dentro una rendicontazione periodica, con approcci e indicatori diversi.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù pubblica un Bilancio di Sostenibilità dal 2021, costruito secondo gli standard GRI e sottoposto a revisione indipendente. Nell’ultima edizione disponibile, relativa al 2024, i consumi energetici sono aumentati del 2,63% e le emissioni Scope 1 del 6%, soprattutto per l’entrata a regime di nuove strutture. Nello stesso periodo l’ospedale ha però proseguito gli interventi di efficientamento, installando circa 500 punti luce Led nella sede del Gianicolo e completando diagnosi energetiche sui propri siti.

Più recenti i dati del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, arrivato alla seconda edizione del proprio bilancio: nel 2025 ha acquistato il 100% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e ridotto i consumi energetici del 7%. Le emissioni Scope 1 e Scope 2 market-based sono diminuite complessivamente del 44,6%, mentre la quota di rifiuti avviati a recupero, incluso quello energetico, è salita dal 43% all’83%.

Sempre al 2025 si riferiscono gli ultimi numeri di IEO e Centro Cardiologico Monzino. Lo IEO ha ridotto del 2,81% i consumi energetici e del 9,33% quelli idrici; il Monzino ha registrato un calo del 9,17% delle emissioni complessive di CO2 e ha avviato a recupero il 70,8% dei rifiuti.

Anche l’Isola Tiberina-Gemelli Isola pubblica una propria rendicontazione di impatto, mentre altre grandi strutture, come il Policlinico di Milano, stanno costruendo ora percorsi analoghi.

Mettere questi dati in fila non produce però una classifica. Un ospedale comunica il calo delle emissioni, un altro la percentuale di energia rinnovabile, un altro ancora i rifiuti recuperati.

Quanto è green un ospedale? In Italia manca ancora un metro comune

Sul piano nazionale gli investimenti non mancano. Nel Pnrr c’è una misura chiamata “Verso un ospedale sicuro e sostenibile”, anche se il cuore dell’intervento riguarda soprattutto la sicurezza strutturale e l’adeguamento antisismico. Il Ministero della Salute finanzia inoltre interventi di ammodernamento e riqualificazione del patrimonio sanitario. Quello che ancora manca è una fotografia nazionale costruita su indicatori ambientali uniformi.

I bilanci di sostenibilità colmano solo in parte questo vuoto. Rendono visibili consumi, emissioni, rifiuti, acqua, energia, mobilità e acquisti, ma ogni struttura sceglie perimetri e indicatori diversi. Un ospedale comunica il calo delle emissioni, un altro la quota di energia rinnovabile, un altro ancora i rifiuti avviati a recupero. Numeri utili, ma difficili da mettere davvero uno accanto all’altro.

Anche due risultati apparentemente identici possono raccontare storie molto diverse. Ridurre i consumi del 5% mentre aumentano ricoveri, interventi e prestazioni non equivale a ottenere lo stesso risultato con un’attività sanitaria in calo. Lo stesso vale per acqua e rifiuti: senza rapportarli al numero e al tipo di prestazioni erogate, il dato assoluto rischia di dire poco.

Per capire quanto un ospedale sia davvero sostenibile servirebbe quindi guardare non solo a quanto consuma, ma a quanto consuma per curare. Quanta energia richiede un ricovero, quanti rifiuti vengono prodotti rispetto all’attività, quanta parte delle emissioni arriva dagli acquisti, quanto pesa la mobilità di pazienti, dipendenti e fornitori. È su questo terreno che oggi il confronto tra strutture resta ancora debole.

C’è poi un aspetto che fino a pochi anni fa entrava raramente nei bilanci ambientali: la capacità di reggere gli effetti del clima che cambia. Per l’Organizzazione mondiale della sanità, un ospedale sostenibile deve sì ridurre le proprie emissioni, ma anche continuare a funzionare durante ondate di calore, alluvioni, blackout o altri eventi estremi.

Questo significa verificare se gli impianti reggono temperature più alte, se esistono sistemi di continuità energetica, se le forniture possono essere garantite in caso di emergenza, se gli edifici sono preparati a condizioni climatiche più severe. Un ospedale può avere pannelli fotovoltaici e consumi in calo, ma se va in difficoltà quando il territorio viene colpito da un evento estremo, la sostenibilità resta incompleta.

Green Economy | Altri articoli