“Essere madre con questo caldo è terrificante. Stiamo tutte affrontando la stessa ansia”

La realtà climatica rende i parchi impraticabili per l'assenza di ombra e le temperature estreme
24 Agosto 2026
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Ecoansia genitori canva
(Canva)

“Essere madre con questo caldo è terrificante. Stiamo tutte affrontando la stessa ansia“. A raccontarlo è Chloe, una donna britannica, neomamma, che al Daily Mail ha espresso le sue preoccupazioni sul cambiamento climatico in una testimonianza commovente.La donna ha raccontato di ungesto, tanto semplice quanto ossessivo, che apre la sua giornata e quella di molti genitori: controllare le previsioni meteo. “Ogni mattina, appena sveglia, guardo con ossessione l’app del meteo. Un senso di angoscia cresce dentro di me nel vedere quei termometri rossi, i triangoli di allerta e i banner che annunciano l’ennesima ondata di caldo estremo”, ha confessato la neomamma al quotidiano. Chloe, madre di due bambini piccoli, di due e quattro anni, ha descritto un’estate trascorsa in “modalità sopravvivenza”, sotto la cappa di un caldo implacabile. La donna ha racconta di una paura viscerale, un vero e proprio “nodo allo stomaco”, all’idea stessa di portare i propri figli all’aperto.

L’ansia per il caldo e per la salute dei figli

Le parole di Chloe dipingono una quotidianità domestica claustrofobica: finestre sbarrate e stanze avvolte in una penombra perenne nel tentativo di difendersi dal sole. La sera, racconta la donna, la temperatura della camera dei piccoli tocca livelli insostenibili, e il sonno arriva solo se si applicano soluzioni di fortuna, come appendere teli umidi davanti alle pale del ventilatore. Nel frattempo, le storie della buonanotte vengono bruscamente interrotte dalle notifiche sui telefoni che allertano del rischio di incendi boschivi.

La madre ha poi confessato persino di lasciare il figlio più piccolo all’asilo nido fino all’ultimo momento possibile solo per garantirgli la permanenza in un ambiente fresco, combattendo al contempo con un profondo senso di colpa.

Questo non è un caso isolato. Nel Regno Unito, la National Housing Federation ha lanciato l’allarme evidenziando come quasi 1,6 milioni di bambini in Inghilterra (tra cui oltre 70.000 neonati) vivano in case che si surriscaldano regolarmente, rendendo impossibile per i genitori garantire condizioni di comfort elementari. E mentre gli esperti raccomandano di favorire il gioco libero all’aperto per ridurre ansia e depressione nei più giovani – anche se un recente studio della Exeter University ha rilevato che i genitori lasciano giocare i loro figli da soli all’aperto solo all’età di 11 anni, e solo per 25 minuti a settimana – la realtà climatica rende i parchi impraticabili per l’assenza di ombra e le temperature estreme, costringendo le autorità a consigliare di rimanere al chiuso.

Il timore più grande di questa madre, tuttavia, riguarda il domani. Di fronte alle domande dei figli, si fa strada una consapevolezza agghiacciante: questa estate potrebbe essere la più fresca che vivranno per il resto delle loro vite, considerando che si stimano temperature estive fino a 45 gradi entro il 2056.

Un’epidemia silenziosa: i dati dell’ecoansia

La drammatica quotidianità descritta in questa testimonianza trova una corrispondenza scientifica nei dati pubblicati a livello globale e nazionale. Quella che fino a pochi anni fa veniva considerata una preoccupazione marginale, oggi si configura come una vera e propria crisi di salute pubblica generazionale.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, che ha coinvolto ben 10.000 giovani tra i 16 e i 25 anni in dieci Paesi del mondo, l’ansia climatica è un fenomeno pervasivo e strutturale. Il 59% dei giovani intervistati si dichiara estremamente o molto preoccupato per i cambiamenti climatici, mentre l’84% lo è almeno moderatamente.

Le emozioni associate a questa preoccupazione sono dolorose e complesse:

  • Più del 50% dei giovani prova tristezza (68%), paura (68%), ansia (63%), rabbia (58%), senso di impotenza (57%) e colpa (51%).
  • Il 77% ritiene che il futuro sia spaventoso.
  • Il 56% crede che l’umanità sia spacciata.
  • Oltre il 45% afferma che i propri sentimenti riguardo al clima influiscono negativamente sulla vita quotidiana e sul funzionamento psicologico.

Questa sofferenza non si limita ai pensieri sul domani, ma incide sulle scelte di vita più intime: il 39% dei giovani dichiara di esitare all’idea di avere figli a causa della crisi ambientale.

In Italia, lo scenario non è diverso. I dati nazionali dell’Istat rivelano che in Italia il 70,3% dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 19 anni è fortemente preoccupato per i cambiamenti climatici. Un sondaggio condotto da Unicef Italia e Youtrend  ha esplorato a fondo la percezione della crisi climatica e il suo impatto sulla salute mentale dei minori e dei giovani adulti nel nostro Paese. È emerso che solo il 24% degli italiani ha sentito parlare esplicitamente del termine “ecoansia“, ma ben il 22% dichiara che la propria esperienza personale è compatibile con questa condizione. Il 7% degli intervistati riscontra sintomi fisici almeno una volta alla settimana (come mal di testa, tensione muscolare, nausea o palpitazioni) legati all’ansia per i problemi ambientali, e il 9% manifesta sintomi psicologici ricorrenti e incontrollati.

Il 32% dei maggiorenni sotto i 45 anni afferma che la paura della crisi climatica li scoraggia dall’idea di avere figli. Il 69% della popolazione pensa che il destino dell’umanità sia inevitabilmente compromesso a causa della crisi ecologica e il 60% ammette di non riuscire a controllare tali preoccupazioni.

In sintesi, il cambiamento climatico si colloca al quarto posto tra i problemi globali più temuti (23%), superato solo da piaghe storiche come le guerre, la fame nel mondo e l’aumento dei prezzi.

La vulnerabilità a questa crisi colpisce soprattutto i piccolissimi. Come ricorda Unicef, quasi la metà dei 2,4 miliardi di bambini e adolescenti nel mondo è esposta a choc climatici e ambientali ad alto rischio. Circa un miliardo di minorenni vive in contesti resi fragili dalle minacce del clima, e in Europa ben 466 milioni di bambini (uno su cinque) risiedono in aree colpite da ondate di calore eccezionalmente frequenti, con un numero di giornate torride raddoppiato rispetto a sessant’anni fa. Gli impatti sulla salute fisica sono devastanti: quasi il 90% del carico globale delle malattie associate al cambiamento climatico, al degrado ambientale e all’inquinamento ricade sui bambini sotto i 5 anni.

Cosa fare?

Nel sondaggio Unicef-Youtrend emerge anche una forte spinta all’azione individuale: il 68% degli italiani dichiara di fare con attenzione la raccolta differenziata, il 49% riduce i consumi idrici e il 40% fa attenzione all’elettricità. Tuttavia, l’azione del singolo da sola non basta ad alleviare l’angoscia climatica, e rischia talvolta di trasformarsi in frustrazione o senso di colpa se non accompagnata da un cambiamento strutturale.

Per tutelare la salute mentale delle giovani generazioni, gli esperti raccomandano di sostenere la voce dei giovani e includerli direttamente nella definizione delle politiche su clima e salute mentale; facilitare l’accesso di genitori, caregiver ed educatori a reti comunitarie di supporto psicosociale; coinvolgere i settori sociosanitario e dell’istruzione per integrare la resilienza emotiva nei programmi educativi e sanitari; produrre ricerche e dati per guidare le politiche pubbliche.

In un mondo in cui gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi mai registrati e in cui l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede il mantenimento di temperature record per i prossimi, l’ecoansia non può più essere ignorata o liquidata come una debolezza emotiva. Come conclude la madre britannica nella sua toccante confessione: “La nostra paura, per quanto dura, ci aiuterà a cambiare le cose per i nostri figli”.

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