Caldo estremo: la Francia brucia, l’Europa è in pericolo

Il climatologo Christophe Cassou invita a “politicizzare la canicola”: non basta agire sulle emergenze
23 Giugno 2026
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Caldo Estremo Francia giugno 2026

La Francia sta affrontando il giugno più caldo di sempre. Il meteorologo Adrien Thomas afferma che quella di questi giorni è l’”anomalia termica più elevata del mondo”: ieri, lunedì 22 giugno, il termometro ha sfondato i 43°C in vari punti del Paese, e l’indicatore nazionale della temperatura ha raggiunto 29,2°C, un record per il mese di giugno secondo Météo-France, superando il precedente stabilito il 30 giugno 2025.

Oggi, 54 dipartimenti sono in allerta rossa e 35 in allerta arancione. Secondo i calcoli dell’Afp, la fascia rossa coinvolge quasi 39 milioni di francesi, di cui 4,3 milioni con almeno 75 anni.

Nel sud della Francia, a Carpentras, due bambini di due e quattro anni sono morti nell’auto della madre 33enne, parcheggiata nel garage di casa. La dinamica è ancora da chiarire, ma sembra chiaro che il caldo torrido abbia avuto un ruolo importante nella tragedia.

In cinque giorni 40 persone sono morte annegate nel disperato tentativo di trovare sollievo dalle temperature estreme. Per il caldo estremo, oggi la Tour Eiffel chiuderà alle 16 e non alle 00:45 come solitamente previsto.

Il premier Sébastien Lecornu ha convocato una riunione interministeriale di crisi al ministero dell’Interno. Non è la prima e probabilmente non sarà l’ultima: l’ondata, secondo Météo-France, dovrebbe durare almeno fino a giovedì.

120 record di calore, i numeri dell’ondata

La cronaca dei record è impressionante.

Nella sola giornata di lunedì sono stati battuti quasi 120 record assoluti di temperatura e più di 350 record mensili. Tra le stazioni che hanno superato i propri massimi storici:

  • Rennes a 40,6°C (precedente 40,5°C del 18 luglio 2022);
  • Angers a 40,9°C (precedente 40,7°C del 18 luglio 2022);
  • Bordeaux a 41,9°C (precedente 41,6°C dell’11 agosto 2025). Oggi quel record è stato superato e ha segnato 43,3°C;
  • Niort a 41,6°C;
  • Poitiers a 41,2°C;
  • Saintes a 42°C;
  • Nel dipartimento delle Landes si sono raggiunti 44°C.

Météo-France definisce l’evento come “un’ondata di calore eccezionale in tutto il Paese, con un livello di intensità che potrebbe avvicinarsi a quello dell’agosto 2003”.

La tragedia di Carpentras

Nel bel mezzo dell’ondata, nel Sud della Francia, è avvenuta una tragedia ancora non del tutto chiarita. Due bambini di due e quattro anni sono morti nell’auto della madre 33enne, parcheggiata nel garage di casa a Carpentras. I bambini sarebbero entrati di nascosto, per gioco, nell’auto appena rientrata dalla spesa; rimasti chiusi dentro, non hanno resistito al calore che in pochi minuti può superare i 60°C. La procuratrice Hélène Mourges ha dichiarato che “le cause del decesso devono ancora essere accertate, ma l’ipotesi principale è l’ondata di caldo”.

Nello stesso fine settimana 13 persone sono morte annegate, al mare e nei fiumi, nel tentativo di trovare sollievo. Il portavoce della Protezione civile Jérôme Boulanger ha invitato la popolazione a fare il bagno solo in luoghi sorvegliati.

Il paragone con l’estate 2003

Il riferimento che torna in ogni analisi è l’estate del 2003, quando la Francia registrò circa 15.000 morti in eccesso a causa della canicola. Quella tragedia cambiò il modo in cui il Paese gestisce il caldo: da allora esiste un piano nazionale canicola, costruito attorno a soglie di allerta progressive, al coordinamento tra Météo-France, sanità pubblica e prefetture, e a misure specifiche per la tutela degli anziani e dei fragili.

Il piano ha migliorato la risposta istituzionale, ma il dibattito su cosa fare resta aperto. Molti osservatori sostengono che le misure strutturali, dagli edifici ai trasporti, siano rimaste indietro rispetto all’accelerazione del surriscaldamento climatico.

Trasporti e infrastrutture sotto stress

Il caldo non colpisce solo i corpi, ma anche la capacità dello Stato di garantire servizi di base.

Il ministro dei Trasporti Philippe Tabarot ha riconosciuto che la rete ferroviaria funziona ma “in condizioni che causano difficoltà agli utenti”, con piani di trasporto adattati. Ha sottolineato la questione chiave: non solo l’intensità del fenomeno, ma la sua “comparsa precoce nella stagione”, cioè il fatto che il caldo arrivi prima che le infrastrutture siano pronte.

Sul trasporto pubblico dell’Île-de-France, Tabarot ha ammesso che solo il 50% della rete è dotata di aria condizionata, e che sono stati effettuati ordini per nuove attrezzature. Nelle campagne e nei vigneti, il lavoro è già riorganizzato: a Bordeaux i braccianti agricoli iniziano prima dell’alba per evitare le ore di punta. Scuole e attività pubbliche stanno modificando orari o sospendendo le attività nelle ore più calde.

Come più volte sottolineato su queste pagine, il cambiamento climatico genera l’estremizzazione dei fenomeni in entrambi i sensi.

La settimana scorsa, tra il 18 e il 20 giugno, una sequenza di temporali ha prodotto oltre 157.000 fulmini in tutta la Francia, di cui quasi 15.000 a terra: una quantità pari al 25% dell’intera attività fulminea registrata in tutto il 2026, concentrata in soli tre giorni, secondo l’osservatorio Keraunos.

La proposta di riposo climatico

La risposta politica più originale al caldo arriva dai Verdi. La leader degli ecologisti Marine Tondelier propone l’istituzione di cinque giorni l’anno di “riposo climatico”, da usare a discrezione dei lavoratori quando le condizioni diventano estreme: per il caldo, ma anche per alluvioni, incendi o altri eventi meteo eccezionali.

La proposta si ispira al modello spagnolo, che ha introdotto una misura simile nel 2024, e prevede che queste giornate siano retribuite dallo Stato, non a carico dell’imprenditore. Tondelier l’ha presentata il primo maggio 2026 e l’ha rilanciata durante l’ondata con un’immagine concreta: “Non oso immaginare gli operai nell’edilizia che lavorano sui tetti sotto il sole in questi giorni”.

“Bisogna politicizzare la canicola”

Sulla prima pagina di Libération, il climatologo Christophe Cassou invita a “politicizzare la canicola”: non basta gestire l’emergenza di stagione in stagione, ma occorre riconoscere la responsabilità politica e antropologica nel cambiamento climatico. Questo significa trattare il caldo come una questione strutturale di governo, con responsabilità chiare su urbanistica, trasporti, energia e tutela dei più vulnerabili.

Il ragionamento è che ogni ondata di calore eccezionale dovrebbe essere l’occasione per accelerare misure ormai non più rinviabili: riduzione delle emissioni, revisione degli standard edilizi, adattamento delle reti pubbliche, piani di tutela per anziani, bambini e lavoratori esposti. Trattarlo solo come un bollettino meteorologico vuol dire perdere ogni volta l’occasione di cambiare qualcosa.

L’Europa nella morsa del caldo torrido

La Francia è l’epicentro, ma l’ondata di caldo estremo sta riguardando tutto il Vecchi Continente. La stessa massa d’aria calda sta interessando Spagna, Portogallo, Regno Unito, Svizzera, Germania e il Nord Italia. In diversi Paesi le autorità meteorologiche hanno alzato il livello di allerta, con temperature vicine o superiori ai 40°C in Spagna e nell’Europa sud-occidentale.

Uno degli elementi più insidiosi sono le notti tropicali, con temperature che non scendono sotto i 20 gradi: riducono il recupero fisico e rendono il caldo più duro da sopportare, soprattutto nelle città densamente costruite. Basti pensare che oggi, a Milano, alle ore 22, è prevista una temperatura di 30°C.

In questi giorni Copernicus e i servizi meteorologici nazionali indicano un’ondata che dovrebbe mantenersi intensa almeno fino a metà settimana, con una riduzione solo graduale. “In Europa, un’ondata di calore insolitamente precoce e intensa mostra quanto rapidamente i fenomeni climatici estremi stiano diventando la norma piuttosto che l’eccezione”, scrive in un comunicato di Copernicus la climatologa Samantha Burgess. Il possibile arrivo di El Niño Super è la più recente prova delle sue parole.

La traiettoria è ormai riconoscibile: il caldo aumenta, arriva prima nella stagione, dura di più e si distribuisce su aree più ampie. Mentre l’economia più importante al mondo si ritira dagli accordi di Parigi e, tramite la sua amministrazione, nega l’esistenza del cambiamento climatico, le temperature di questi giorni sono l’ennesimo campanello d’allarme. Ogni rintocco porta via delle vite umane e allontana la possibilità di tornare a un livello di surriscaldamento tollerabile dalla nostra specie.

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