Artico, scoperte nuove specie marine negli abissi

Nella Giornata mondiale degli oceani, Greenpeace rilancia i risultati della Deep Arctic Expedition
8 Giugno 2026
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oceano mare
Oceano, immagine di archivio (Canva)

A tremila metri di profondità, nel buio dell’Oceano Artico, vivono specie che la scienza non aveva ancora visto. La Deep Arctic Expedition di Greenpeace ha documentato molte forme di vita ancora sconosciute, tra cui diverse specie di anfipodi, piccoli crostacei adattati agli ambienti estremi, e almeno tre specie di spugne potenzialmente nuove per la scienza. La scoperta viene rilanciata oggi, nella Giornata mondiale degli oceani, come prova di quanto poco conosciamo gli abissi e di quanto rapidamente rischiamo di danneggiarli.

La spedizione, durata un mese, si è conclusa pochi giorni fa a Bergen, in Norvegia, dopo aver esplorato monti sottomarini e sorgenti idrotermali nelle profondità marine artiche. Per scendere dove l’uomo non può arrivare, Greenpeace ha utilizzato un Rov, un veicolo sottomarino controllato a distanza, capace di filmare e raccogliere campioni a migliaia di metri sotto la superficie. Le immersioni sono state trasmesse anche in diretta streaming, trasformando un ambiente normalmente invisibile in una finestra aperta su uno degli ecosistemi meno conosciuti del pianeta.

Cosa ha trovato la spedizione

Le immagini raccolte dai ricercatori non mostrano un deserto buio e immobile, ma un ecosistema popolato da organismi specializzati: anfipodi, spugne, coralli e altre forme di vita adattate alla pressione, al freddo e all’assenza di luce. Tra questi, molte specie risultano ancora sconosciute. Le analisi preliminari indicano la possibile scoperta di diverse specie di anfipodi e di almeno tre specie di spugne non ancora descritte dalla scienza.

Gli anfipodi sono piccoli crostacei diffusi negli ambienti marini, ma negli abissi artici possono assumere forme e adattamenti ancora poco studiati. Le spugne, invece, sono organismi fondamentali per molti ecosistemi profondi: filtrano l’acqua, offrono rifugio ad altre specie e possono formare veri e propri “giardini” sottomarini. La spedizione ha documentato anche coralli bambù e comunità profonde riprese per la prima volta in alta risoluzione.

Il valore scientifico della missione sta proprio qui: non solo nella possibilità di dare un nome a nuove specie, ma nel capire come vivono, come interagiscono e come sono collegate tra loro comunità che si sviluppano in condizioni estreme. In ambienti così remoti, ogni immagine e ogni campione possono aggiungere un tassello a una mappa ancora quasi vuota.

Perché gli abissi artici sono così importanti

Gli abissi vengono spesso immaginati come spazi vuoti, lontani dalla vita quotidiana. In realtà sono una parte essenziale del sistema oceanico. Conservano biodiversità, regolano processi chimici e biologici, ospitano organismi che crescono lentamente e che possono impiegare decenni o secoli per ricostituirsi dopo un danno. Proprio per questo sono ecosistemi vulnerabili: quello che in superficie può sembrare un disturbo temporaneo, in profondità può lasciare tracce per tempi lunghissimi.

L’Artico è una delle regioni più esposte alla crisi climatica. Il riscaldamento globale sta trasformando il ghiaccio marino, aprendo nuove rotte e rendendo più accessibili aree che per secoli sono rimaste protette dalla loro stessa inaccessibilità. Questo significa più interesse economico, più pressione industriale e più rischi per habitat che la scienza sta appena iniziando a osservare.

Greenpeace usa i risultati della Deep Arctic Expedition per chiedere una maggiore tutela degli oceani profondi e la creazione di nuove aree marine protette. L’organizzazione ambientalista insiste anche sulla necessità di fermare l’estrazione mineraria in acque profonde, una frontiera industriale che punta ai minerali presenti sui fondali ma che potrebbe avere conseguenze pesanti su ecosistemi fragili e ancora poco studiati.

Nella Giornata mondiale degli oceani, la spedizione artica sposta l’attenzione lontano dalle immagini più consuete del mare: spiagge, plastica, tartarughe, barriere coralline. Gli oceani sono anche ciò che non vediamo: montagne sottomarine, sorgenti idrotermali, comunità di spugne e crostacei che vivono nel buio, a pressioni estreme, in luoghi che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili.

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