Il panorama del lavoro qualificato in Europa sta vivendo una trasformazione senza precedenti, con la scienza e la tecnologia che diventano sempre più il terreno d’elezione per le donne. Secondo gli ultimi dati Eurostat estratti a maggio 2026, nel 2025 l’Unione europea ha raggiunto il record di 81,6 milioni di persone impiegate nel settore scientifico e tecnologico (Human Resources in Science and Technology) nella fascia d’età tra i 15 e i 74 anni. Questo dato segna una crescita del 1,8% in un solo anno e un balzo impressionante del 25,3% nell’ultimo decennio.
La rivoluzione nei laboratori europei
A sorprendere è il dato per cui le donne rappresentano oggi il 52,5% della forza lavoro nel comparto, con un totale di 42,8 milioni di professioniste. La crescita femminile è stata vertiginosa, con un aumento del 27,9% dal 2015, che si traduce in oltre 9,3 milioni di donne in più entrate in queste professioni negli ultimi dieci anni.
Tuttavia, la distribuzione non è uniforme tra i vari ambiti economici. Le donne sono impiegate prevalentemente nelle attività di servizio, dove sono 35,5 milioni, mentre restano una minoranza nel settore manifatturiero, occupando solo il 31,3% dei posti di lavoro specializzati. È interessante notare che, nonostante la minoranza numerica, il tasso di crescita annuo delle donne nel manifatturiero (+3,2%) è molto più alto di quello degli uomini (+1,2%).
Il caso Italia: esperienza ai massimi, ma pochi giovani
In questo contesto di espansione, l’Italia si distingue per un primato particolare che riflette le sfide demografiche e professionali del Paese. L’Italia è infatti al primo posto nell’Unione europea per la quota di risorse umane “senior” nella scienza e tecnologia: il 54,5% dei lavoratori del settore ha un’età compresa tra i 45 e i 64 anni, contro una media europea del 45,9%.
Mentre nazioni come Malta hanno una forza lavoro molto più giovane (con solo il 29,4% di senior), l’Italia punta sull’esperienza, rischiando però un deficit nel ricambio generazionale. Sul fronte territoriale, la regione dell’Italia Centrale registra una delle quote più basse di donne impiegate in ambito scientifico-tecnologico (47,2%), posizionandosi vicino ai minimi europei di Malta (46,0%) e della Corsica (42,7%).
Scienziati, ingegneri e il dominio tedesco
Andando più nel dettaglio delle professioni, il 25% degli occupati nel settore Scienza e Tecnologia nell’Ue è composto da scienziati e ingegneri, una categoria cresciuta del 3,5% rispetto al 2024. La Germania si conferma la “locomotiva” tecnologica del continente, vantando il numero più alto di questi professionisti con quasi 3,9 milioni di unità.
A livello regionale, il talento tende a concentrarsi attorno alle capitali e alle zone con università di eccellenza, come Amburgo o Utrecht. Le regioni che guidano la classifica per presenza femminile sono invece concentrate nel Nord e nell’Est Europa, con la Lettonia in testa (62,4%), seguita dalle regioni Ungheria (61,1%), Estonia (60,5%), Polonia (60,4%) e Lituania (60,3%).
Verso un’Unione dell’innovazione
Questa crescita della forza lavoro altamente qualificata non è casuale, ma è l’obiettivo centrale dell’Innovation Union, l’iniziativa dell’Ue per trasformare le idee in crescita economica e nuovi posti di lavoro. Un elemento chiave è lo Spazio europeo della ricerca (Era), che mira a creare un ecosistema integrato per aumentare la competitività delle istituzioni di ricerca e incoraggiare la mobilità dei lavoratori della conoscenza.
L’obiettivo finale dell’Europa è diventare un polo di attrazione per i migliori talenti mondiali, risolvendo le discrepanze regionali e di genere per affrontare le sfide globali attraverso il progresso scientifico. I dati del 2025 confermano che, sebbene ci sia ancora molta strada da fare per l’equilibrio geografico e generazionale (specialmente in Italia), il futuro della scienza europea parla sempre più al femminile.
