Dai rifiuti all’industria, la sfida delle materie prime seconde in Europa

Dalla raccolta al riciclo industriale, le MPS possono ridurre dipendenza estera e impatto ambientale. Ma il mercato unico europeo è ancora incompleto
29 Maggio 2026
5 minuti di lettura
Rifiuti di plastica
(Canva)

I rifiuti possono essere risorse. Un principio, questo, che è alla base dell’economia circolare e del mercato delle materie prime seconde, quello che re-immette nel ‘giro’ gli scarti sotto forma, appunto, di materia prima. Si tratta di un mercato sempre più rilevante per l’Europa, per ragioni ambientali ma non solo: in un mondo in cui le relazioni internazionali si stanno rapidamente deteriorando, il tema tocca giocoforza anche l’indipendenza strategica e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Ad oggi però l’Unione europea mostra ancora una forte dipendenza dalle importazioni di materie prime vergini: come vedremo, la media Ue di utilizzo di MPS è del 22%, con Paesi come l’Italia che, pur avendo un alto tasso di riciclo, contano comunque dall’estero per il 48% delle loro materie prime totali.

Ecco perché Bruxelles si muove da tempo con l’obiettivo di accelerare la transizione da un’economia tradizionale lineare (“prendi, produci, usa, getta”) a un’economia circolare, in cui prodotti e materiali vengono mantenuti in circolazione il più a lungo possibile. Uno degli obiettivi più importanti – e sfidanti – per le materie prime seconde è stabilire un mercato unico all’interno del blocco europeo.

Ma cosa sono esattamente le materie prime seconde? E quali sono i loro vantaggi e le criticità che l’Unione deve affrontare?

Cosa sono le materie prime seconde

Le materie prime seconde sono materiali recuperati che possono rientrare nel ciclo produttivo come input industriale, in sostituzione o insieme a una materia prima vergine. Ne sono esempi la carta da macero, i rottami metallici, il vetro riciclato, le plastiche riciclate, gli aggregati da costruzione e demolizione, il compost, gli oli rigenerati, i RAEE trattati, le batterie recuperate o le frazioni da cui estrarre metalli critici.

Non tutto ciò che è riciclato è automaticamente materia prima seconda: dal punto di vista giuridico, infatti, il materiale deve prima smettere di essere rifiuto. La Commissione definisce l’‘end-of-waste’ proprio come il passaggio attraverso cui un rifiuto, dopo operazioni di recupero, cessa di essere tale e acquisisce lo status di prodotto rispondendo a criteri di qualità, sicurezza, sostenibilità, tracciabilità e conformità industriale. In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica usa la stessa impostazione.

Come funziona il mercato delle MPS

Come anticipato, il mercato delle materie prime seconde è quello in cui materiali recuperati da rifiuti, scarti industriali o prodotti a fine vita vengono trattati, qualificati e venduti come input produttivi al posto di materie prime vergini. Il suo funzionamento può essere letto come una filiera:

• prima c’è la raccolta: rifiuti urbani differenziati, scarti industriali, demolizioni, imballaggi, RAEE, veicoli fuori uso, batterie, fanghi, materiali organici;
• poi c’è la selezione e il trattamento: impianti che separano, puliscono, triturano, fondono, rigenerano o raffinano i materiali;
• successivamente c’è la certificazione o qualificazione: il materiale deve rispettare criteri tecnici e, quando previsto, norme end-of-waste;
• infine c’è la vendita all’industria: cartiere, acciaierie, vetrerie, produttori di plastica, edilizia, agricoltura, chimica, automotive, batterie, elettronica.

Il mercato delle materie prime seconde è strategico perché trasforma il riciclo da costo ambientale a leva industriale. Tuttavia, funziona bene quando ci sono tre condizioni: materiali di qualità, regole chiare e domanda stabile da parte dell’industria. E nel blocco europeo queste condizioni non sono sempre presenti.

Qualità, costi, domanda ridotta: i limiti del mercato delle MPS

L’Europa si scontra con diversi limiti. Il principale è la qualità: l’industria compra materiale riciclato solo se è stabile, sicuro, tracciabile e compatibile con i propri processi, cosa che in alcuni ambiti è meno semplice da ottenere a causa di contaminazioni o costi elevati.

Il secondo limite è il prezzo: la materia seconda compete spesso con quella vergine. Se il petrolio è basso, la plastica vergine può diventare più conveniente di quella riciclata. Allo stesso modo, se l’energia costa molto, alcuni processi di riciclo diventano meno competitivi.

Il terzo limite è la frammentazione: i criteri per definire quando un rifiuto cessa di essere tale variano da Stato a Stato, e persino da regione a regione. Questa disomogeneità scoraggia le imprese e ostacola la circolazione delle materie prime seconde. Il quarto freno è una domanda ridotta che limita la capacità di assorbimento dei rifiuti raccolti e selezionati in Europa, tanto che il blocco si trova ad esportare ingenti quantità di MPS;

Vi è poi il problema della sovracapacità produttiva, soprattutto asiatica, di materie plastiche commodity o di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, offerti a prezzi molto vantaggiosi rispetto agli analoghi europei, che di conseguenza risultano non competitivi.

Ambiente e indipendenza strategica: i vantaggi

Ma le difficoltà legate all’uso delle MPS sono ricompensate dai molti vantaggi. Il primo è ambientale: usare materie prime seconde riduce l’estrazione di risorse naturali, il consumo di suolo, l’uso di energia, il conferimento in discarica e, in molti casi, le emissioni.

Il secondo beneficio è industriale: le materie prime seconde possono ridurre la dipendenza da fornitori esteri, soprattutto per materiali strategici e critici. Il Critical Raw Materials Act dell’Ue va proprio in questa direzione: coprire entro il 2030 almeno il 25% del consumo annuo di materie prime strategiche attraverso capacità di riciclo, oltre al 10% per estrazione e al 40% per trasformazione.

Il terzo vantaggio è economico: si crea una filiera industriale fatta di raccolta, trattamento, impiantistica, certificazione, logistica, trading e trasformazione. Per l’Italia questo è particolarmente rilevante perché il Paese ha una forte manifattura ma poche materie prime naturali.

Il quarto beneficio riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti: recuperare materiali da rifiuti urbani, industriali e tecnologici diventa una leva di autonomia strategica.

Ma a che punto è il mercato delle MPS in Europa?

La situazione nell’Unione

Secondo i dati Eurostat, nel 2023 le materie prime seconde scambiate nell’Ue hanno toccato i 93,6 miliardi di euro, con una crescita di solo il 4,5% rispetto al 2014. Di contro, le esportazioni verso Paesi extraeuropei sono aumentate del 74% negli ultimi venti anni: nel 2025, l’Ue ha importato 49,7 milioni di tonnellate di materie prime riciclabili (soprattutto dal Brasile) e ne ha esportate 36,2 milioni (soprattutto in Turchia), con divario fra i due valori pari a 13,5 milioni di tonnellate, in aumento del 7,8% rispetto al 2024. I metalli dominano le esportazioni (52,1%), seguiti a distanza da carta e cartone (16,5%) e materiali organici (12%), mentre i materiali organici guidano le importazioni (60,3%), staccando minerali (16,7%), e metalli (12,7%).

C’è poi un altro indicatore rilevante: il tasso di circolarità, cioè la quota di materiali usati dall’economia che proviene da materiali riciclati. Secondo i dati Eurostat, nel 2024 nell’Ue tale tasso era pari al 12,2%, in aumento solo dello 0,1% dall’anno precedente. L’obiettivo del Piano d’azione europeo per l’economia circolare è raddoppiare questo valore entro il 2030, arrivando al 23,2%.

Più nel dettaglio, nel 2024 il tasso di circolarità più alto è stato quello dei Paesi Bassi, 32,7%, seguito da Belgio, 22,7%, e Italia, 21,6%. Mentre i valori più bassi si sono registrati in Romania, 1,3%, Finlandia e Irlanda, entrambe al 2%, e Portogallo, ferma al 3%.

Analizzando le diverse tipologie di materiali, il tasso di circolarità è risultato più elevato per i minerali metalliferi con il 23,4% (-1,2% rispetto al 2023), seguiti dai minerali non metallici con il 14,3% (-0,1%), dalla biomassa con il 9,9% (+0,2%) e dai materiali/vettori energetici fossili con il 3,8% (+0,4%).

In Italia quadro positivo

Per l’Italia il quadro è positivo rispetto alla media Ue: alto tasso di uso circolare dei materiali e forte recupero di materia nei rifiuti speciali. Ma il salto successivo non è solo ‘riciclare di più’: è produrre materie seconde più pulite, standardizzate, tracciabili e realmente assorbite dall’industria. Una sfida che il Bel Paese condivide con il resto del blocco europeo, e alla quale la Commissione intende rispondere con il Circular Economy Act, annunciato per il quarto trimestre del 2026. L’obiettivo della nuova normativa è ambizioso: creare un mercato unico delle materie prime seconde, aumentare l’offerta di materiali riciclati di alta qualità e stimolare la domanda nell’Ue.

Economia circolare | Altri articoli