In occasione della Giornata internazionale dello Sport (World Sport Day), che ricorre ogni anno il 6 aprile, il settore si conferma non solo una passione globale, ma un pilastro strategico dell’economia europea. I dati descrivono un comparto in salute, capace di generare circa il 3,4% del Pil dell’Unione europea e di fungere da calamita per le nuove generazioni, nonostante persistano profonde disuguaglianze nell’accesso alla pratica sportiva di base nel nostro Paese.
I sogni dei giovanissimi e i dati Eurostat
Il desiderio di trasformare lo sport in una professione nasce precocemente. Secondo un’indagine di The Careers & Enterprise Company (ente britannico per l’orientamento), il 29% degli studenti che iniziano la scuola secondaria a 11 anni indica il settore sportivo come la propria principale ambizione di carriera, superando ambiti come l’arte e la musica (19%) o la cura degli animali (15%).
Questa ambizione trova riscontro nei dati reali sull’occupazione forniti da Eurostat. Nel 2024, infatti, gli occupati nel settore sportivo nell’Ue hanno raggiunto circa 1,6 milioni, registrando una crescita del 6,5% rispetto all’anno precedente. Lo sport è un settore a forte trazione giovanile: il 36,8% dei lavoratori ha un’età compresa tra i 15 e i 29 anni, una percentuale significativamente superiore alla media degli altri settori economici. Dopo una flessione durante la pandemia, il numero di donne impiegate nello sport è tornato a crescere, raggiungendo nel 2024 il picco storico di 721.100 lavoratrici.
L’evoluzione tecnologica: le professioni del futuro
Il mercato del lavoro sportivo sta vivendo una metamorfosi guidata da innovazione e digitalizzazione. Come sottolineato dall’esperto Davide Renna, le nuove carriere richiedono “competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari”, andando oltre il talento atletico. Tra le figure professionali più promettenti troviamo il digital sport producer, il data analyst, l’eSports manager e il sustainability sport manager. A queste si aggiungono, come indicato dai dati di Assolavoro, figure emergenti e sempre più richieste quali il personal trainer online, gli istruttori specialistici e adattivi (dedicati all’allenamento di persone con disabilità o anziani), l’event sport coordinator e il venue manager. Inoltre, secondo l’Osservatorio di Assolavoro DataLab, il sistema sportivo italiano genera complessivamente 35.000 nuove opportunità di assunzione ogni anno. Questo dato, emerso da uno studio dell’ottobre 2025 basato sull’analisi di oltre 80.000 annunci di lavoro, non rappresenta un traguardo futuro ma un fabbisogno occupazionale costante e strutturale del settore. La domanda coinvolge un vasto ecosistema professionale che richiede figure specializzate in ambiti diversificati, spaziando dall’area tecnico-formativa e sanitaria fino alla gestione operativa, amministrativa e organizzativa dei grandi eventi.
Il “muro” delle disuguaglianze: genere, cittadinanza e ceto sociale
Se le prospettive lavorative sono ampie, l’accesso alla pratica sportiva in Italia è ancora influenzato da barriere socio-culturali. I dati dell’ultima indagine Istat mostrano che, anche se il 64,5% dei giovani tra 11 e 19 anni pratica sport extra-scolastico, i divari sono ancora netti. Oltre il 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport, mentre la quota crolla drasticamente nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. I maschi sono più attivi delle femmine (73,5% contro 55%). Solo 3 ragazze su 10 tra le figlie di genitori non diplomati accedono alla pratica sportiva e solo il 47,3% dei giovani stranieri fa sport. La situazione è critica per le ragazze di cittadinanza non italiana (una su tre) e, in particolare, per le giovani di origine cinese e marocchina (una su quattro).
Infrastrutture scolastiche: il divario tra Nord e Sud
In questo contesto, la scuola rappresenta il presidio fondamentale per garantire il diritto allo sport, essenziale per una formazione e avvicinamento al settore, ma la dotazione infrastrutturale è carente e disomogenea. Secondo l’analisi di Openpolis su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) riferiti all’anno scolastico 2024/25:
- Solo il 38,3% degli edifici scolastici statali (15.067 su circa 40.000) dispone di una palestra o piscina.
- La Liguria è la regione più virtuosa (53,7%), seguita da Puglia (49,2%) e Lombardia (48,8%). In coda troviamo la Calabria con solo il 21,8% degli edifici attrezzati.
- Il contrasto è ancora più stridente tra i capoluoghi: Milano ha quasi l’80% di scuole con palestra, mentre Catanzaro si ferma al 9,5%.
- Nelle città “polo”, baricentriche per i servizi, la copertura supera il 42%, mentre nei comuni periferici e ultraperiferici (lontani oltre 40-60 minuti dai servizi principali) la quota scende al 34%, aumentando il rischio di povertà educativa e spopolamento.
La sfida per il futuro del settore non sarà dunque solo tecnologica, ma richiederà un impegno concreto per abbattere le barriere infrastrutturali e sociali che oggi limitano il potenziale di migliaia di giovanissimi aspiranti professionisti dello sport o dei settori affini.