Le 2:00 diventeranno le 3:00 e la notte si accorcerà di colpo. Quest’anno l’ora legale arriverà prima del solito tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026. Se nel 2025 abbiamo spostato le lancette il 30 marzo e nel 2024 addirittura il 31, quest’anno il calendario ci “ruba” l’ora di sonno con un leggero anticipo sulla tabella di marcia a cui ci eravamo abituati. Ecco perché e quali sono le implicazioni dell’ora legale su salute mentale e consumi energetici.
Aspetti formali della direttiva europea
Non c’è nessuna nuova direttiva europea, né un cambio delle regole storiche. Il meccanismo resta quello fissato dalla direttiva Ue 2000/84: l’ora legale scatta sempre l’ultima domenica di marzo. La percezione di un arrivo anticipato è dovuta al ciclo del calendario gregoriano. Il 29 marzo è una delle date più “basse” possibili per questa scadenza, che può oscillare tra il 25 e il 31 del mese. Quest’anno la domenica cade presto, accorciando di fatto il periodo di ora solare rispetto al biennio precedente. Ci sveglieremo prima, ma guadagneremo da subito sessanta minuti di luce naturale in più alla sera.
Vantaggi energetici e ambientali
L’anticipo della luce naturale non è solo una questione di abitudini, ma un driver di efficienza energetica. Spostare le lancette in avanti significa ritardare l’accensione delle lampadine, sfruttando al massimo l’illuminazione del sole. I dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, parlano chiaro: nel 2025, durante i sette mesi di ora legale, l’Italia ha risparmiato circa 90 milioni di euro grazie ai minori consumi elettrici. 310 milioni di kWh risparmiati, equivalenti al fabbisogno medio annuo di circa 120 mila famiglie.
Non si tratta solo di bollette più leggere, ma di un taglio all’inquinamento. Il minor fabbisogno di energia si traduce infatti in una riduzione delle emissioni di anidride carbonica stimata in circa 160 mila tonnellate. È come se avessimo spento una piccola centrale termoelettrica per sette mesi.
Guardando al lungo periodo, dal 2004 a oggi, l’Italia ha risparmiato oltre 2,3 miliardi di euro e 12 miliardi di kWh. Un dato che dimostra come una semplice convenzione oraria possa diventare uno strumento strutturale di politica ambientale. Numeri importanti, che non allontanano i dubbi sulla reale efficienza di questo sistema, come vedremo.
Impatto sulla salute e il “mini-jetlag”
Il nostro corpo, però, non risponde agli interruttori come la rete elettrica. Il passaggio all’ora legale impone un adattamento forzato ai nostri ritmi circadiani, l’orologio biologico interno regolato dall’alternanza luce-buio. Perdi un’ora di sonno, ma soprattutto sposti in avanti il momento in cui la melatonina entra in circolo. Studi recenti, come quelli analizzati dall’Istituto Neuromed, indicano che nei giorni successivi al cambio aumentano i disturbi del sonno e la frammentazione del riposo, con un impatto maggiore sui profili cosiddetti “gufi”, ovvero chi ha un cronotipo serale.
Anche il cuore ne risente. Alcune ricerche americane hanno evidenziato un lieve picco nel rischio di infarti e ictus nel lunedì successivo al cambio dell’ora, dovuto allo stress acuto della privazione di sonno sommato alla ripresa lavorativa. Il nostro cervello ha bisogno di circa tre giorni per risincronizzare i cicli ormonali con il nuovo orario sociale.
Le alternative al cambio dell’ora
L’alternativa principale al doppio cambio annuale è l’adozione di un orario permanente, ma la strada europea resta in stallo.
Nel 2018 la Commissione Europea propose l’abolizione dopo una consultazione record: l’84% dei cittadini votò per fermare le lancette. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò la direttiva, fissando lo stop definitivo al 2021. Da allora la riforma è bloccata nel Consiglio dell’Unione Europea per mancanza di un accordo tra gli Stati membri. Il nodo divide il continente in due fazioni opposte. I Paesi del Sud spingono per l’ora legale fissa per massimizzare i risparmi energetici e i consumi serali legati al turismo. Al contrario, il Nord Europa e i ricercatori chiedono il ritorno definitivo all’ora solare. Le società scientifiche spiegano che l’ora solare permanente allinea i ritmi sociali al nostro vero orologio biologico. Questa opzione garantisce la luce mattutina, essenziale per sincronizzare il metabolismo umano e prevenire disturbi cardiovascolari a lungo termine.
In Italia, a fine 2025 è partito un iter parlamentare per rendere definitiva proprio l’ora legale. L’iniziativa, supportata da oltre 350mila firme, sacrifica i benefici biologici per puntare su bollette più leggere e minori emissioni. Un’alternativa di compromesso, suggerita dai sociologi, prevede di mantenere l’orologio biologico intatto, introducendo però orari lavorativi e scolastici flessibili a seconda delle stagioni.
Un dibattito ancora aperto
Nonostante i benefici energetici, l’Unione Europea discute da anni l’abolizione del cambio d’ora, senza mai arrivare a una decisione definitiva. La proposta della Commissione del 2018 di lasciare libertà agli Stati membri è rimasta congelata al Consiglio dell’Ue. I Paesi del Nord, che hanno giornate estive lunghissime e inverni bui, spingono per l’ora solare permanente per tutelare la salute. I Paesi del Sud come l’Italia, forti dei risparmi in bolletta e del traino al turismo serale, difendono il sistema attuale. Per ora, le lancette continueranno ad essere spostate.