Redistribuire i guadagni del resort di Kushner? Per Edi Rama è una “stronzata ideologica”

Da oltre tre settimane, decine di migliaia di albanesi scendono ogni sera in piazza a Tirana invocando le dimissioni del premier
23 Giugno 2026
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Il premier albanese Edi Rama (Ipa/Ftg)

Redistribuire la ricchezza generata da un resort di lusso sarebbe “una stronzata ideologica”.

Edi Rama, premier albanese da tredici anni, ha scelto le parole più dure per chiudere il dibattito sull’impatto ambientale ed economico del resort da 4 miliardi di dollari che Jared Kushner e Ivanka Trump intendono realizzare sull’isola di Sazan e nell’area protetta di Zvernec.

Quello che il premier liquida come ideologia è, nei fatti, la domanda più concreta che si possa fare quando si costruisce su un ecosistema protetto: quanto costa all’ambiente e cosa ci guadagna il Paese. Parlando con Euronews della “Kushner Island”, Rama aveva dichiarato che “Il territorio appartiene agli investitori”.

La “Rivoluzione dei Fenicotteri”

Quando in primavera è emerso che Jared Kushner — genero del presidente Trump e titolare di Affinity Partners — aveva acquisito i terreni, la risposta non si è fatta aspettare. Da oltre tre settimane, decine di migliaia di albanesi scendono ogni sera in piazza lungo il viale principale di Tirana, sotto le finestre dello stesso ufficio di Rama.

I manifestanti chiedono le sue dimissioni e il suo perseguimento penale per quella che definiscono una corruzione sistemica che consente agli investitori internazionali di costruire su aree protette. La rivolta ha preso il nome di “Rivoluzione dei Fenicotteri”. Un caso analogo, seppure con proteste molto più ridotte, sta avvenendo a Tavolara, dove il governo ha dato l’autorizzazione per il resort di lusso Tavolara Bay nonostante l’opposizione formale della Regione Sardegna e il parere negativo del Ministero della Cultura.

Per approfondire: Resort di lusso sulla costa protetta, gli albanesi contro il progetto del genero di Trump

Le indagini e il nodo dei terreni

Il contesto giudiziario complica ulteriormente la difesa del premier Edi Rama.

La procura anticorruzione albanese ha emesso mandati di arresto per 20 uomini d’affari sospettati di traffico internazionale di droga e riciclaggio di denaro, con l’ipotesi che miliardi di euro siano stati dirottati verso importanti progetti di costruzione lungo la costa adriatica e nella capitale. Tra i soggetti finiti sotto indagine c’è Artur Shehu, cittadino con doppia nazionalità statunitense e albanese residente a Miami: nel 2025 Shehu ha venduto un terreno vicino alla riserva dei fenicotteri ad Albania Land Development, una società collegata al progetto del genero di Trump. Quella transazione è ora sotto la lente dei pubblici ministeri, che hanno congelato pagamenti per 128 milioni di euro in attesa delle indagini.

Rama ribadisce che l’investimento di Kushner sia lecito e che non esiste alcun collegamento con i procedimenti in corso sui precedenti proprietari, ma un portavoce di Kushner e dei suoi partner albanesi ha preferito non rispondere alle domande del Financial Times.

Cosa ha detto Edi Rama

In un’intervista rilasciata al Financial Times nel suo ufficio di Tirana — affacciato sul viale dove si svolgono le proteste — il premier ha risposto alle accuse senza mediazioni. “La gente dice che sono io il capo di tutto questo. Io dico loro di andare a quel paese. Semplice. Non spetta a me dimostrare di non essere il Padrino, spetta a loro dimostrare che lo sono”.

Sulle accuse di riciclaggio di denaro nell’economia albanese, Rama ha risposto: “Dire che l’economia albanese si basa sul riciclaggio di denaro è orribile. Il riciclaggio di denaro fa parte della nostra economia, ma non è un problema così grave. Pensate che a Londra non ci sia riciclaggio di denaro? C’è. Ma potete dire che l’economia britannica sia in gran parte costituita da riciclaggio di denaro? No”.

Sulla natura del progetto, il premier ha preferito la retorica dell’opportunità storica: “L’aspetto fondamentale è che gli investitori non siano criminali e non siano coinvolti nel riciclaggio di denaro. Si tratta di grandi investitori. È un’opportunità storica per l’Albania”.

In un’intervista a Ms Now, Rama ha poi definito le critiche sulla redistribuzione della ricchezzaideological bullshit” — stronzate ideologiche — aggiungendo che un investimento di tale portata nel turismo “porta molto reddito per tutti perché il Paese trae un grande profitto”. A Euronews, invece, ha ricondotto le proteste a una “guerra ibrida” orchestrata da nemici dell’Albania e, indirettamente, degli Stati Uniti: “C’è molto interesse a far fallire questo progetto a causa di Trump. Se non ci fosse Jared Kushner, a nessuno importerebbe dei fenicotteri, dell’Albania, di niente. È tutto questo odio verso Trump che crea tutta questa attenzione mediatica”.

Il costo che non si redistribuisce

Il punto politicamente più scivoloso del discorso di Rama non è la difesa dell’investimento in sé — nessun governo rifiuta capitali privati da quattro miliardi di dollari — ma l’idea che la domanda sulla redistribuzione sia sbagliata.

Un resort di lusso su un’area costiera protetta crea valore per pochi mentre i costi (consumo di suolo, pressione su ecosistemi, limitazione dell’accesso pubblico alla costa) colpiscono la popolazione in senso ampio, spesso creano danni irreversibili all’ecosistema e non compaiono in nessun bilancio.

Il turismo di lusso non è sinonimo di sviluppo distribuito. In aree costiere simili del Mediterraneo, la letteratura scientifica mostra che i grandi resort integrati tendono ad aumentare i valori immobiliari nelle vicinanze, accelerando la gentrificazione costiera e riducendo l’accessibilità per la popolazione locale.

Il richiamo dell’Ue

L’Albania, formalmente candidata all’ingresso nell’Unione europea, è anche vincolata alla Direttiva Habitat e alla Direttiva Uccelli che proteggono gli ecosistemi costieri e le specie nidificanti. Un resort da quattro miliardi di dollari in un’area dove nidificano i fenicotteri non è, per definizione, un progetto a basso impatto: richiede infrastrutture, accessi, impianti, consumo idrico. L’assenza di un progetto definitivo presentato alle autorità, come Rama stesso ha ammesso, significa che l’Albania sta discutendo di un’opera di enorme portata ambientale senza sapere ancora esattamente di cosa si tratta.

Per questo, Bruxelles ha chiesto a Tirana di astenersi da azioni che violino le normative ambientali e che possano compromettere il percorso finale di integrazione europea.

Edi Rama va avanti

Dopo tre settimane di proteste, la posizione del premier albanese non è cambiata: il progetto andrà avanti. Quello che è cambiato è il profilo politico di chi scende in piazza: secondo le cronache, la rivolta ha smesso di essere solo ambientalista e si è allargata a un malcontento più strutturale verso un sistema che molti albanesi percepiscono come impermeabile al controllo democratico.

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