La ‘buona notizia’ è che i limiti planetari superati restano sette su nove, dopo il superamento nel 2025 anche di quello relativo all’acidificazione degli oceani. La cattiva notizia è che nessuno dei sette mostra segnali di rientro, anzi continuano a peggiorare. Il che significa che “abbiamo spinto la Terra fuori dal suo Safe Operating Space”, il suo Spazio operativo sicuro, e “la stiamo trasformando da una casa sicura in una casa piena di pericoli” per tutta l’umanità. Lo spiega il rapporto Planetary Health Check 2026, redatto da oltre 60 scienziati del Planetary Boundaries Science Lab del Potsdam Institute for Climate Impact Research (Pik). L’analisi, pubblicata il 21 settembre dal Pik, descrive lo stato di salute del pianeta attraverso il quadro scientifico dei Planetary Boundaries, nove limiti, barriere di sicurezza definite scientificamente, che garantiscono la salute della Terra e dunque sostengono la vita sul pianeta.
In estrema sintesi, il quadro non è buono: tutti e sette i limiti hanno raggiunto i livelli di trasgressione più elevati mai registrati. Inoltre. se superarne uno non significa che si verifichi immediatamente una catastrofe, è però vero che aumenta il rischio di cambiamenti profondi nel funzionamento del sistema Terra. I limiti planetari formano infatti una rete causale interconnessa, perciò il superamento di ognuno di essi impatta sugli altri e viceversa, con il rischio di un’ulteriore destabilizzazione del pianeta.
Ad esempio, spiega il rapporto, il cambiamento climatico aggrava la perdita di biodiversità e altera il ciclo dell’acqua; la distruzione delle foreste riduce l’assorbimento di CO₂ e modifica le precipitazioni; l’eccesso di nutrienti danneggia gli ecosistemi acquatici.

I sette limiti già superati
Per ciascun limite sono state individuate una o più variabili di controllo e una soglia oltre la quale si esce dal Safe Operating Space. Il cambiamento climatico è ampiamente fuori dalla zona di sicurezza: secondo il rapporto, la concentrazione di CO₂ è ormai circa il 50% superiore ai livelli preindustriali, mentre l’effetto antropico sul forcing radiativo antropogenico (cioè l’energia aggiuntiva trattenuta dal sistema Terra a causa delle attività umane) ha raggiunto circa tre volte il limite considerato sicuro.
È fortemente compromessa anche l’integrità della biosfera – secondo confine -, che non misura soltanto la scomparsa delle specie ma la capacità degli ecosistemi di continuare a svolgere le proprie funzioni. Uso del suolo, sfruttamento delle risorse, agricoltura intensiva, specie invasive, inquinamento e cambiamento climatico stanno riducendo questa capacità.
Per il cambiamento del sistema terrestre – terzo confine -, l’indicatore principale è la copertura forestale. La perdita e la frammentazione delle foreste continuano, soprattutto per l’espansione di agricoltura e allevamento, mentre siccità, incendi e parassiti legati al clima aumentano ulteriormente lo stress. Il rapporto segnala che quasi il 90% della recente perdita forestale è riconducibile all’espansione agricola e zootecnica.
È superato anche il limite dell’acqua dolce – il quarto. Portate dei fiumi e umidità dei suoli mostrano condizioni anormalmente secche o umide su una superficie terrestre circa doppia rispetto alle condizioni preindustriali, per effetto combinato di cambiamento climatico, irrigazione, infrastrutture e trasformazione dei territori.
Per i flussi biogeochimici – quinto limite -, l’intervento umano sui cicli di azoto e fosforo è molto oltre i livelli considerati sicuri. Fertilizzanti, allevamento, combustibili fossili e scarichi aumentano la quantità di nutrienti dispersa nell’ambiente, favorendo eutrofizzazione, perdita di biodiversità, contaminazione delle acque e zone marine povere di ossigeno.
Quanto al sesto confine, le novel entities – sostanze chimiche sintetiche, PFAS, plastiche, metalli pesanti e altri materiali prodotti o mobilizzati dall’uomo -, il problema è anche conoscitivo: la produzione e diffusione di nuove sostanze procede molto più rapidamente della capacità di valutarne sicurezza, persistenza e interazioni nell’ambiente. Per questo, il limite è considerato superato.
| Limite planetario | Stato 2026 | Elemento centrale |
|---|---|---|
| Cambiamento climatico | Superato | CO₂ e squilibrio energetico continuano ad aumentare |
| Integrità della biosfera | Superato | perdita di biodiversità e delle funzioni degli ecosistemi |
| Cambiamento dell’uso del suolo | Superato | perdita e degradazione delle foreste |
| Cambiamento dell’acqua dolce | Superato | alterazione di portate fluviali e umidità del suolo |
| Flussi di azoto e fosforo | Superato | eccesso di nutrienti soprattutto legato all’agricoltura |
| Acidificazione degli oceani | Superato | dal 2025 è il settimo limite oltre soglia |
| Nuove entità | Superato | sostanze chimiche, plastiche e altri materiali introdotti più rapidamente di quanto possano essere valutati |
| Aerosol atmosferici | Entro il limite globale | miglioramento globale, ma possibili problemi regionali |
| Ozono stratosferico | Entro il limite | recupero grazie alla riduzione delle sostanze ozono-lesive |
L’acidificazione degli oceani, diventata nel 2025 il settimo limite formalmente superato, continua a peggiorare. Gli oceani assorbono circa un quarto della CO₂ prodotta dalle attività umane: questo rallenta il riscaldamento atmosferico ma modifica la chimica marina e riduce la disponibilità di carbonato necessaria a coralli, molluschi e altri organismi.
Due limiti sono nei limiti
Restano invece entro lo spazio sicuro aerosol atmosferici – ottavo limite – e ozono stratosferico – nono – a livello globale. L’ozono si è progressivamente ripreso dalla metà degli anni Novanta grazie alla riduzione delle sostanze ozono-lesive; anche il carico globale di aerosol antropogenici sta diminuendo, pur con forti differenze regionali.

Le novità del 2026: pozzi di carbonio e inquinanti
Il rapporto 2026 dedica particolare attenzione a due temi: pozzi naturali di carbonio e novel entities. Foreste, suoli e oceani hanno finora assorbito una parte rilevante della CO₂ antropica, limitandone l’accumulo nell’atmosfera. Ma incendi, deforestazione, siccità e riscaldamento possono indebolire soprattutto il pozzo terrestre, trasformando una delle principali difese naturali contro il cambiamento climatico in fonti di carbonio.
Limiti planetari e tipping point non sono la stessa cosa
Un tipping point, o punto critico, viene raggiunto quando cambiano i meccanismi di feedback di un sistema e questo può passare verso uno stato qualitativamente diverso, talvolta in modo rapido e difficilmente reversibile. Un limite planetario è invece una soglia precauzionale: dove possibile viene collocato a distanza di sicurezza dai livelli ai quali aumenta il rischio di raggiungere un tipping point. Superare un limite, quindi, non equivale ad aver già oltrepassato un punto di non ritorno, ma vuol dire che ci si avvicina.
“Non abbiamo il lusso del tempo, ma abbiamo le conoscenze, le capacità e le soluzioni per cambiare rotta. Accelerare le azioni per tornare in uno spazio operativo sicuro attraverso tutti i confini planetari è essenziale per proteggere vite e mezzi di sussistenza e per mantenere la promessa di una prosperità futura condivisa”, afferma Johan Rockström, direttore del Pik e coautore del rapporto.
Mentre Juan Manuel Santos, ex-presidente della Colombia e co-vicepresidente dei Planetary Guardians – un collettivo di leader impegnai sul tema – sottolinea l’importanza della cooperazione: “Sette dei nove confini sono stati infranti e nessuna singola nazione può ripristinarli da sola; questo è un processo di pace a cui il mondo intero deve impegnarsi, insieme, a partire da ora”.
