Nel Paese che ha sostituito il Pil con la felicità, inizia oggi, lunedì 31 agosto, e continuerà fino al 4 settembre 2026, il primo Global Conscious Food Systems Summit. Parliamo di un evento senza precedenti che promette di scuotere le fondamenta stesse di come produciamo, finanziamo e consumiamo il cibo sul nostro pianeta.
A dare il via ai lavori è il primo ministro del Bhutan Tshering Tobgay, Paese ospitante, che trasmette ai delegati mondiali il benvenuto affettuoso in questo Stato himalayano. Le sue parole colpiscono subito al cuore: “In Bhutan il cibo è molto più di un semplice sostentamento. È un legame sacro tra le persone e la natura, e tra le generazioni passate, presenti e future”.
La cornice non potrebbe essere più suggestiva: l’aria frizzante di montagna, foreste lussureggianti, fiumi cristallini e vibranti risaie verdi accolgono i partecipanti in quello che è il periodo più spettacolare dell’anno. È qui che il Governo Reale del Bhutan, la Conscious Food Systems Alliance (Cofsa) e l’Undp (il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) hanno deciso di lanciare una sfida epocale: dimostrare che la vera sostenibilità comincia dentro di noi.
L’Onu scommette sulla “consapevolezza”
Dietro questo evento c’è la Conscious Food Systems Alliance (Cofsa), un’iniziativa promossa dall’Undp che sta crescendo a ritmi vertiginosi, unendo oggi oltre 800 membri in tutto il pianeta: da governi e grandi aziende a piccoli agricoltori, scienziati, attivisti e comunità indigene. Il fulcro del progetto è ritrovare una dimensione interiore e culturale del cambiamento. L’idea di base, infatti, è che non possiamo guarire i sistemi alimentari se non curiamo prima il nostro rapporto con la Terra. Per farlo, la Cofsa integra nei progetti agricoli esistenti pratiche basate sulla connessione con la natura, la mindfulness, la compassione e la comunicazione non violenta.
I leader della transizione
Dopo la giornata inaugurale di oggi, domani, martedì 1° settembre, i riflettori si sposteranno sulla suggestiva fortezza di Dungkar Dzong per il segmento politico di alto livello. La giornata si aprirà con il suggestivo rito tradizionale bhutanese del Marchang la tradizionale cerimonia di offerta del vino radicata nel Buddismo tantrico Vajrayana. Serve a invocare le divinità protettrici per ottenere buona fortuna, purificazione e successo all’inizio di qualsiasi evento importante.
Tshering Tobgay, il primo ministro del Bhutan, e Beate Trankmann dell’Undp faranno gli onori di casa a Ban Ki-moon, ottavo segretario generale dell’Onu; a Harini Amarasuriya, la prima ministra dello Sri Lanka e a Mary Robinson, ex presidente dell’Irlanda e carismatica co-fondatrice di Project Dandelion, che parlerà di giustizia climatica e coscienza interiore. Ci saranno anche contributi video del sociologo del Massachusetts Institute of Technology, Otto Scharmer, e dell’icona del clima, la diplomatica Christiana Figueres.
L’obiettivo di questo parterre? Sancire la nascita di una Conscious Leadership globale. Come spiegheranno esperti quali Christine Wamsler, professoressa di Sustainability Science alla Lund University in Svezia e Andrew Bovarnick, direttore Cofsa, l’empatia e la presenza mentale non sono concetti astratti, ma le fondamenta di una nuova governance trasformativa.
Il “miracolo” bhutanese: dalla Felicità Interna Lorda al 75% di export biologico
Il Bhutan non è solo la cornice del Summit, è il modello da seguire. Qui lo sviluppo non si misura con il Pil, ma con la Felicità Interna Lorda, che mette la tutela dell’ambiente e la cultura sullo stesso piano dell’economia.
Nei prossimi giorni, il ministro dell’Agricoltura Lyonpo Younten Phuntsho e Dasho Lotay Tshering, governatore Gelephu Mindfulness City, presenteranno i dettagli della “21st Century Economic Roadmap” del Paese: un piano straordinario che mira a portare il 75% delle esportazioni agricole totali del Bhutan a essere rigorosamente biologiche.
Una rivoluzione verde che parte dai banchi di scuola. Con progetti come il National School Feeding Programme e l’ormai celebre “One Child, One Egg” (un uovo al giorno per ogni bambino), le scuole bhutanesi si stanno trasformando in orti didattici in cui gli studenti imparano l’ecologia e l’alimentazione sana direttamente sul campo. Inoltre, durante il Summit, dieci giovani imprenditori bhutanesi presenteranno i propri progetti a investitori internazionali per accedere al Bhutan AgriSustain Fund, un fondo nato per finanziare la biodiversità locale.
Il cibo come prima medicina del corpo e della mente
Giovedì 3 settembre sarà la giornata dedicata alla salute e alla longevità, con la sessione speciale “Food as Medicine” coordinata dalla dottoressa Bhupinder Kaur Aulakh dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Bhutan.
In Bhutan, la medicina tradizionale si chiama Sowa Rigpa, un sistema di guarigione millenario che considera la nutrizione consapevole come la primissima linea di difesa contro le malattie. Chef locali di successo come Yeshey Choden, la dietista clinica Tenzin Wangchuk ed esperti internazionali come la polacca Elzbieta Jablonska si confronteranno per fondere la scienza nutrizionale moderna con l’antica saggezza erboristica e sensoriale, spiegando come il cibo possa nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima.
Meditazione, teatro e un mandala: la sostenibilità si sperimenta sulla pelle
Le conferenze non intendono essere tavole rotonde noiose in cui si sta seduti ad ascoltare per ore. Al Tui Blue Hotel di Paro, i partecipanti vivranno un’esperienza totalmente immersiva attraverso workshop interattivi rivoluzionari:
- The Living Mandala (Il Mandala Vivente): guidati dai giovani del Summit, i delegati si cimenteranno in una meditazione in movimento per co-creare un mandala gigante di 5 metri utilizzando i chicchi del Dru-na-gu (i 9 cereali sacri tradizionali del Bhutan, oggi minacciati dai cambiamenti climatici e dalle importazioni). Un rito a impatto zero che unisce arte sacra e tutela della biodiversità.
- Teatro del Forum ed Empatia: basato sulle tecniche brasiliane del Teatro dell’Oppresso permetterà ai partecipanti di simulare e risolvere dal vivo le tensioni umane e i conflitti di fiducia che rallentano la transizione ecologica.
- Meditazione Vajrayana: un maestro spirituale bhutanese guiderà i delegati stranieri alla scoperta delle millenarie tecniche di presenza mentale e compassione buddhista preservate tra queste montagne.
- Costellazioni Sistemiche: una sessione speciale per riconnettersi emotivamente con il mondo vegetale, animale e naturale.
- Holding Power, Pain and Privilege: un workshop per affrontare le emozioni difficili (come il senso di colpa post-coloniale o la rabbia) e trasformarle in ponti di collaborazione solidale tra Nord e Sud del mondo.
Ogni singola giornata si concluderà con gli Sharing Circles: cerchi di condivisione di massimo 12 persone in cui ministri, contadini, giovani e banchieri si siederanno insieme per condividere a cuore aperto le proprie emozioni ed esperienze.
Una rete globale pronta all’azione
Il Summit darà voce anche ai veri custodi della terra: le donne e le comunità indigene. In concomitanza con l’Anno Internazionale delle donne agricoltrici (International Year of Women Farmers), sessioni speciali affronteranno il benessere psicofisico delle coltivatrici bhutanesi, spina dorsale dell’agricoltura locale. Custodi della conoscenza indigena come l’attivista Otomi-Tolteco Mindahi Bastida e la neozelandese Moko Morris ricorderanno al mondo che la saggezza ancestrale deve camminare di pari passo con la scienza moderna, senza essere meramente “sfruttata”.
La transizione, però, ha bisogno di soldi e di città attive. Venerdì 4 settembre, istituzioni come il Fetzer Institute, la banca etica indiana ESAF Bank, il Global Environment Facility e il Global Agriculture and Food Security Programme discuteranno di come mobilitare la finanza d’impatto e la filantropia verso un’agricoltura consapevole.
Nel frattempo, grandi città mondiali, come le europee Budapest, in Ungheria, e Turku, in Finlandia, condivideranno i loro progetti per inserire le “competenze interiori” e il consumo consapevole nelle politiche alimentari urbane e nei mercati locali.
Il risultato finale di questi cinque giorni sarà la firma del Framework for Conscious Food Systems, una vera e propria mappa globale con raccomandazioni politiche, linee guida e casi studio di successo per guidare i governi del mondo. Dal Bhutan e dall’Onu arriva così una provocazione: la vera transizione ecologica non si fa solo con la tecnologia, ma si fa coltivando la nostra interiorità. Perché, come insegna la filosofia buddhista, per curare la Terra dobbiamo prima imparare a curare noi stessi.
