Chiunque tra i banchi di scuola ha sentito parlare di “piogge acide”. Un termine che fa paura e che, tuttavia, non è riduttivo per descrivere la “pioggia di petrolio” che sta cadendo sull’Iran dopo l’esplosione di due depositi di carburante vicino a Teheran.
Tra il 7 e l’8 marzo, una serie di raid israeliani ha scatenato l’inferno attaccando l’impianto nel distretto di Sharan, nella zona est della città, e quello di Shahr Rey, nella zona meridionale. I video e le testimonianze degli abitanti dipingono uno scenario apocalittico: “La pioggia è nera, non ci credo. Sto vedendo pioggia nera”, ha detto sui social Kianoosh, 44 anni, ingegnere residente a Teheran. L’uomo ha postato sui social una foto della sua auto bianca diventata nera dopo la pioggia di petrolio.
Il denso fumo nero dei depositi di petrolio in fiamme ha oscurato la luce del giorno, costringendo la gente ad accendere le luci a metà mattina: “La notte è diventata giorno”, testimoniano disperati alcuni abitanti di Tehran, ripresi dalla Bbc. Poi è arrivata la pioggia nera, oleosa e tossica.
Black rain: cosa c’è dentro la pioggia acida iraniana
Nell’aria c’è un massiccio rilascio di fuliggine, Pm 2.5, carbonio nero e composti aromatici policiclici (Ipa o Pah come sigla inglese). In poche ore il fumo tossico ha raggiunto il livello del suolo. La combustione di greggio (materiale ricco di zolfo) ha prodotto SO2 e NOx, che si sono trasformati in acido solforico generando la “black rain” denunciata dai residenti.
Quando le nuvole tossiche sono in cielo si ha quasi la speranza che possano andare via, ma quando diventano pioggia nera che lascia macchie di petrolio sugli edifici e le auto, si capisce che i danni saranno permanenti. Gli scienziati avvertono: le conseguenze sulla salute umana e sull’ambiente già evidenti adesso, saranno devastanti in futuro.
“Il fumo nero caduto su Teheran poco dopo i bombardamenti era una combinazione di fuliggine e particolato fine dalle esplosioni mescolato alla pioggia da un temporale preesistente. Gli attacchi hanno rilasciato fumo di fuliggine, gocce, composti di zolfo e possibilmente metalli pesanti e materiali inorganici dalle strutture danneggiate, mentre un sistema di bassa pressione tipico di questo periodo in Iran ha facilitato la pioggia. La combustione del petrolio crea composti di zolfo e azoto che possono portare alla formazione di acido al contatto con l’acqua piovana”, ha spiegato a The Guardian il dottor Shayoras Deoras, scienziato della ricerca all’Università di Reading (Uk), esperto di scienza atmosferica.
Pioggia di petrolio in Iran, le conseguenze immediate sulla salute dei residenti
Il fumo generato dalla esplosioni contiene particelle fini che entrano nel flusso sanguigno generando danni alla salute nel breve e nel lungo periodo. Sin dai primi istanti, i residenti hanno segnalato gravi difficoltà respiratorie, bruciore agli occhi e forti mal di testa. Le conseguenze sono ancora più gravi per i soggetti affetti da asma, gli anziani e i bambini.
La pioggia normale ha un pH di circa 5.6, mentre la pioggia acida è generalmente definita come un pH inferiore a 5.2. Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana quella che sta cadendo in questi giorni a Teheran e dintorni potrebbe aver raggiunto un pH pari a 4.0, un valore “altamente pericoloso e acido” che può causare ustioni chimiche alla pelle e gravi danni ai polmoni.
Le sostanze tossiche rilasciate nei cieli iraniani possono generare cancro e malattie cardiache e non minacciano solo i residenti della capitale. “La mia auto bianca era quasi nera. L’avevo lavata ieri”, dice, ripreso dal Time, Ahmed, un uomo che vive a 70 chilometri più a nord rispetto ai depositi di carburanti dati alle fiamme da Israele.
Le conseguenze a lungo termine: tumori, cuore, cervello e danni sui nascituri
Il fumo che sale dai depositi di carburante trasporta idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), composti cancerogeni capaci di danneggiare direttamente il Dna. L’esposizione prolungata a queste sostanze è associata a un aumento del rischio di tumori polmonari, ma anche cardiovascolari e neurologici: la minaccia, in altre parole, non si ferma all’apparato respiratorio.
A questo si aggiunge l’effetto sistemico del particolato fine. Le particelle di Pm2.5 — quelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri — sono abbastanza piccole da attraversare la barriera polmonare ed entrare direttamente nel flusso sanguigno. La scienza le collega a malattie cardiache croniche, a un progressivo declino cognitivo. Per le donne incinte, questa pioggia di petrolio potrebbe avere conseguenze permanenti sui loro nascituri.
Il contesto iraniano amplifica tutto questo. Già in condizioni ordinarie, Teheran supera di 4,5 volte le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sui livelli di Pm2.5 registrati nell’aria.
“Il danno alle infrastrutture petrolifere iraniane rappresenta una minaccia di contaminazione di risorse essenziali come cibo, acqua e aria, che potrebbe colpire gravemente popolazioni vulnerabili, inclusi bambini, anziani e persone con problemi di salute preesistenti”, spiega il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Il cocktail tossico si lega all’umidità atmosferica, formando goccioline acide che rendono l’aria irrespirabile e rischiano di compromettere l’ambiente terrestre e quello marino.
Acqua, suolo e mare: l’impronta ambientale dei depositi esplosi
In poche ore, fuliggine, Pm2.5, carbonio nero e idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) hanno saturato l’atmosfera di Teheran e dintorni. Il fumo ha inizialmente perforato il boundary layer — lo strato basso dell’atmosfera — per poi abbassarsi e concentrarsi a livello del suolo di notte e nelle prime ore mattutine.
Nel frattempo, suolo e acque superficiali attorno alla capitale si sono contaminati con idrocarburi, nichel e vanadio, metalli pesanti rilasciati dai serbatoi distrutti.
I danni ambientali nel lungo periodo
Con il passare dei mesi, la contaminazione generata dalle piogge acide e dalle nubi tossiche smetterà di essere visibile ma non di generare danni. Gli Ipa e i metalli pesanti filtrano lentamente nel sottosuolo, raggiungendo le falde acquifere. Da lì entrano nella catena alimentare attraverso l’agricoltura praticata nelle aree vicine a Teheran.
Questo bioaccumulo trasformerà il terreno fertile in un vettore di tossicità. Su una scala più ampia, il carbonio nero disperso nell’atmosfera accelera la fusione dei ghiacciai riducendone l’albedo — la capacità di riflettere la luce solare.
La contaminazione persistente richiama quella che ha interessato i pozzi del Kuwait nel 1991, considerata tra le catastrofi ambientali più durature del Novecento.
Ad oggi, è impossibile misurare con precisione la reale portata del danno. Come segnala il Centro per l’osservazione degli incidenti ambientali (Ceobs), infatti, centinaia di episodi restano non mappati a causa del blackout e dai limiti all’accesso a internet imposti dal regime iraniano prima dell’operazione Epic Fury.
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Se una precisa conta dei danni è ancora impossibile, non ci sono dubbi sul fatto che, come segnalato dal meteorologo britannico Jim Dale, “Questa pioggia nera danneggerà e distruggerà la produzione agricola, creando grossi problemi in futuro”.