In Trentino l’Ai scende in miniera: operativo il primo data center europeo sotto una montagna attiva

In Val di Non nasce Intacture, piattaforma per supercalcolo e intelligenza artificiale costruita a cento metri di profondità in una miniera di dolomia ancora attiva
26 Giugno 2026
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Data center
Data center, immagine di repertorio (Canva)

A cento metri sotto la Val di Non, dove per anni la montagna ha custodito mele, formaggi e vini, ora si conserva anche una delle materie prime più preziose del presente: i dati. Non in un capannone alla periferia di una città, non in una distesa di server affacciata su un’autostrada, ma dentro una miniera di dolomia ancora attiva, nel comune di Predaia, in Trentino.

Si chiama Intacture ed è il nuovo data center ipogeo di Trentino DataMine, una piattaforma pensata per supercalcolo, intelligenza artificiale, ricerca e servizi digitali avanzati. La sua inaugurazione segna un primato: è il primo data center europeo realizzato all’interno di una miniera attiva. Una scelta che che risponde a una domanda molto concreta: come far crescere infrastrutture digitali sempre più energivore senza consumare nuovo suolo e senza aumentare il peso ambientale della transizione tecnologica?

La risposta, in Trentino, è stata cercata sotto la montagna. Il data center si trova a circa cento metri di profondità, in uno spazio scavato, cablato e certificato secondo standard internazionali. Per realizzarlo sono stati estratti e riutilizzati 63mila metri cubi di roccia, posati 54,4 chilometri di cavi nella sola prima fase e installati 3,1 chilometri di tubazioni. Il “Fornello”, il cavedio verticale che collega il Polo Uffici in superficie alle sale server, misura quaranta metri di profondità. Le due gallerie operative si estendono per 170 metri, con un’altezza di sette metri e una larghezza di dodici.

Numeri da opera infrastrutturale, ma anche da cambio di prospettiva: il vuoto minerario non è più soltanto ciò che resta dopo l’estrazione, diventa uno spazio da riutilizzare per l’economia digitale.

Il freddo naturale della montagna contro il caldo dei server

La questione ambientale dei data center è sempre più centrale. L’intelligenza artificiale, il cloud, l’archiviazione di dati, la ricerca scientifica e il supercalcolo richiedono infrastrutture potenti, ma anche molta energia. I server producono calore, hanno bisogno di raffreddamento costante e spesso consumano grandi quantità di acqua ed elettricità. Più cresce la domanda di AI, più cresce il problema di dove e come ospitare la capacità di calcolo.

Intacture prova a ribaltare il modello tradizionale. La montagna offre una protezione naturale e una temperatura stabile, indicata intorno ai 12 gradi. Questo riduce il bisogno di raffreddamento artificiale e rende il sito particolarmente adatto a ospitare una piattaforma di supercalcolo. Secondo quanto illustrato dai promotori, l’alimentazione arriva al 100% da fonti rinnovabili, mentre la collocazione ipogea consente di limitare il consumo di suolo e l’impatto visivo sul territorio.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito il progetto “un gioiello tecnologico a basso impatto”, richiamando il legame tra transizione digitale ed energetica. Nella miniera, il contenitore fisico diventa parte della soluzione tecnica: protegge, isola, stabilizza. Il vuoto lasciato dall’attività estrattiva viene riusato per ospitare calcolo avanzato e dati, trasformando uno spazio industriale sotterraneo in un tassello della transizione digitale.

La miniera diventa così una risposta territoriale a una domanda globale. I dati, soprattutto quelli sensibili della ricerca, della sanità, della pubblica amministrazione e delle imprese, hanno bisogno di sicurezza fisica, continuità energetica, protezione e capacità di calcolo. Dove prima si estraeva materiale, ora si conserva e si lavora una risorsa diversa: informazione.

Pnrr, università e imprese: il modello Trentino

Intacture nasce da un partenariato pubblico-privato istituzionalizzato, con la governance scientifica affidata all’Università di Trento e il coinvolgimento di quattro imprese radicate nel territorio. La società Trentino DataMine è stata costituita nel settembre 2023 e il progetto è stato realizzato in poco più di due anni, tra progettazione, scavi su misura, opere civili, installazione degli impianti tecnologici e collaudi.

Il percorso è legato anche al Pnrr. Il 30 aprile 2026 Intacture è stato il primo progetto della Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, Componente 2, Investimento 3.1, ad aver completato la rendicontazione del 100% delle risorse assegnate. Il finanziamento pubblico è pari a 18,4 milioni di euro, all’interno di un impegno finanziario complessivo superiore a 50 milioni.

Per Flavio Deflorian, rettore dell’Università di Trento e presidente di Trentino DataMine, il progetto ha rappresentato una doppia sfida: rispettare i tempi del Pnrr e sperimentare un modello societario e imprenditoriale nuovo per un ateneo. L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare la conoscenza scientifica in un’infrastruttura capace di rafforzare la competitività delle imprese e del tessuto economico locale.

Anche il governo rivendica il valore strategico dell’operazione. Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, ha sottolineato che Intacture è il primo progetto ad aver completato la rendicontazione totale delle risorse assegnate dal Piano, trasformando il finanziamento pubblico in una struttura operativa per la ricerca. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha collegato il progetto alla possibilità per l’Italia di affermarsi come hub mediterraneo dei dati e della capacità di calcolo. Il sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, ha richiamato invece il tema della sovranità tecnologica, indicando nei dati e nel calcolo avanzato le fondamenta per sostenere l’intelligenza artificiale.

Dal vuoto minerario alla sovranità digitale

La parola chiave, oltre a sostenibilità, è sovranità. I dati non sono più soltanto archivi: sono infrastruttura strategica. Valgono per la ricerca medica, per l’industria, per i servizi pubblici, per l’intelligenza artificiale e per la competitività dei territori. Avere capacità di calcolo e storage sicura, vicina a università, imprese e centri di ricerca significa ridurre dipendenze e costruire competenze.

“Intacture nasce per offrire un’alternativa ai modelli tradizionali di data center”, ha spiegato Dennis Bonn, amministratore delegato di Trentino DataMine, richiamando sicurezza, sostenibilità ambientale e sovranità del dato. Non una semplice infrastruttura, ma una piattaforma strategica pensata per generare ricadute dirette: innovazione per le imprese, crescita delle competenze, attrazione di talenti e investimenti.

La Provincia autonoma di Trento rivendica una strategia di lungo periodo. La legge provinciale n. 7 del 2006 ha creato la cornice per il riuso virtuoso delle cave, aprendo la strada alla trasformazione dei vuoti minerari in hub tecnologici. Per il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Achille Spinelli, la sovranità digitale richiede una chiara filiera del dato, competenze e infrastrutture avanzate. In questa visione, il Trentino non vuole soltanto ospitare dati, ma diventare produttore ed esportatore di servizi digitali sicuri.

Attorno alla piattaforma di supercalcolo dovrebbero nascere laboratori congiunti tra università, imprese e centri di ricerca, con l’obiettivo di trasformare il calcolo avanzato in innovazione applicata. L’ambizione è federare la capacità di calcolo con altre realtà italiane ed europee, contribuendo a un ecosistema digitale più resiliente.

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