Arriva il “Super Niño”, un evento senza precedenti che cambierà il clima (e il prezzo della pasta)

Si prevede che abbia un'intensità maggiore di qualsiasi episodio mai documentato dal 1950 a oggi
19 Giugno 2026
2 minuti di lettura
Temperature Caldo el nino canva

Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Secondo il Joint Research Centre (Jrc), ente di ricerca della Commissione europea, il mondo sta per affrontare un evento El Niño di proporzioni storiche. Tra mercati alimentari in subbuglio e anomalie climatiche mai viste, ecco perché il 2026 sarà un anno spartiacque per il pianeta: secondo le ultime previsioni del servizio Copernicus sarebbe “praticamente certo” lo sviluppo di un evento El Niño “super” per il periodo 2026-27. Ma non lasciatevi ingannare dal nome familiare: quello che ci aspetta non è il fenomeno al quale siamo abituati. I ricercatori avvisano infatti che si tratta – con una probabilità del 68% – di un evento “senza precedenti” che supererà l’intensità di qualsiasi episodio mai documentato dal 1950 a oggi.

Temperature oltre ogni limite

Il sistema Enso (El Niño Southern Oscillation) è il cuore pulsante del clima globale, un’altalena termica nel Pacifico che decide le sorti di piogge e raccolti dall’Australia alle Americhe. Nel 2026, questo cuore batterà più forte che mai. Il calore estremo inizierà ad accumularsi nelle aree tropicali a settembre, raggiungendo il picco tra dicembre 2026 e febbraio 2027.

Il rapporto del Jrc avverte: la differenza tra un evento forte e uno senza precedenti non è solo meteorologica, ma si traduce direttamente in centinaia di milioni di persone a rischio.

L’allarme nel piatto

La minaccia più tangibile non arriverà solo dai termometri, ma dagli scaffali dei supermercati. L’agricoltura è il principale canale di trasmissione dei danni economici di El Niño. Tra tutte le materie prime, il grano duro è indicato dal Jrc come il punto di maggiore pressione: i suoi prezzi globali sono destinati a salire sensibilmente in tutti gli scenari ipotizzati.

Mentre soia e mais potrebbero mostrare tendenze più incerte, la combinazione di siccità in Australia e anomalie in altre regioni produttrici minaccia di scatenare un’ondata inflattiva sui prodotti base della nostra dieta.

Canali a secco e città alluvionate

La mappa del rischio disegnata dagli esperti è un mosaico di estremi. Australia, Sud-est asiatico e America Centrale affronteranno crisi idriche gravissime. Il Canale di Panama, già in difficoltà, potrebbe subire ulteriori restrizioni ai transiti, paralizzando le rotte commerciali globali. Al contrario, l’Africa Orientale e ampie zone delle Americhe saranno colpite da piogge torrenziali. Ma attenzione: il Jrc avverte che l’eccesso d’acqua non aiuterà l’agricoltura, ma causerà invece “erosione del suolo e perdita di nutrienti”.

L’anomalia europea: un autunno al caldo?

E l’Europa? Storicamente, gli effetti di El Niño sul nostro continente sono stati incerti, ma un evento di intensità “senza precedenti” potrebbe ribaltare gli schemi. Invece del clima autunnale più fresco che a volte accompagna il fenomeno, potremmo trovarci di fronte a un autunno 2026 insolitamente caldo, con temperature sopra la norma che si intensificheranno anche da noi nella primavera del 2027.

I precedenti non sono rassicuranti: il rapporto ricorda come l’evento del 1997-98 contribuì a gravi inondazioni proprio in Italia, oltre che in Francia e nel Regno Unito.

La crisi invisibile: come prepararsi

C’è poi un lato oscuro e spesso ignorato: la mobilità umana. Se le inondazioni causano spostamenti rapidi e visibili, la siccità genera una “immobilità involontaria”. Nelle aree più povere del mondo, come l’Africa meridionale, il fallimento dei raccolti brucia i risparmi delle famiglie, lasciandole intrappolate: troppo povere per restare, ma senza le risorse minime per migrare. È una crisi umanitaria silenziosa che non appare nelle statistiche ufficiali, ma che esploderà con il Super Niño del 2026.

La conclusione del Jrc è un appello alla politica e alle istituzioni: a differenza di altri disastri, El Niño è prevedibile con mesi di anticipo. Questo vantaggio temporale è un bene prezioso che permette l’azione anticipatoria: stanziare fondi di emergenza, adeguare le scorte idriche e proteggere le filiere alimentari prima che l’emergenza diventi catastrofe. “Il divario tra ciò che la scienza può prevedere e ciò che la politica mette in atto sta diventando sempre più pesante”, sottolineano gli esperti. Con un evento storico alle porte, la nostra capacità di ascoltare questi segnali sarà il vero test di sopravvivenza per l’economia e la società del 2026.

Territorio | Altri articoli