Gold Dancer ha tagliato il traguardo per primo. Pochi secondi dopo, i veterinari presenti sul campo hanno capito che non avrebbe mai lasciato la pista vivo.
Il 10 aprile 2026, al Grand National Festival di Aintree, la corsa ippica a ostacoli più famosa del mondo, nel nord dell’Inghilterra, il cavallo di sette anni ha riportato una gravissima frattura spinale dopo l’ultimo salto. La diagnosi non lasciava margini e i veterinari lo hanno abbattuto sul campo, davanti agli spettatori e alle telecamere, per risparargli ulteriori sofferenze.
La scena ha fatto il giro dei social britannici, riaccendendo il dibattito sul benessere animale nel settore ippico: quanti cavalli muoiono ogni anno per le corse? E in quali condizioni vivono e si allenano quelli che sopravvivono?
RIP Gold Dancer.
This horse broke his back on the last jump, jockey and animal abuser Paul Townend then forced and whipped the horse over the finish with a BROKEN BACK to finish 1st. The horse was killed. Should have been the jockey. #Aintree #horseracing #RIP #Golddancer pic.twitter.com/UhVdHcWZrI— BAN HORSE RACING (@Animalww26) April 10, 2026
Benessere animale e ippica
Negli Stati Uniti, il Jockey Club tiene dal 2009 un database sulle morti nei galoppatoi. I dati del 2024 registrano un tasso di mortalità di 1,11 decessi ogni mille partenze nelle corse piatte di purosangue, in calo del 44,5% rispetto al 2009. Un dato incoraggiante che l’industria cita come prova di una maggiore attenzione al benessere animale. Nelle strutture soggette alla supervisione della Horseracing Integrity and Safety Authority (Hisa), il tasso scende ulteriormente a 0,90 per mille partenze (-55% in quindici anni). I dati completi
Le associazioni per il benessere animale contestano che quei numeri raccontino solo una parte della storia. Nei circuiti non soggetti all’autorità federale, il tasso di mortalità sale a 1,76 per mille partenze, quasi di quello registrato nei circuiti Hisa.
I decessi negli allenamenti
Ai decessi in pista si sommano quelli negli allenamenti: il rapporto Hisa del 2024 ha registrato per la prima volta a livello nazionale 181 cavalli morti durante l’allenamento nelle strutture coperte, con un tasso di 0,50 per mille sessioni cronometrate. Secondo le stime di Horseracing Wrongs, sommando i cavalli abbattuti fuori dai campi di gara, quelli morti negli oltre duecento centri di allenamento privati e quelli nei circuiti statali con obblighi di trasparenza limitati, si arriva a circa 1.800 cavalli da corsa morti ogni anno negli Stati Uniti. Per approfondire i dati, clicca qui.
Il caso del Grand National
Aintree non è nuova alle polemiche. Il Grand National è una corsa di oltre sei chilometri con 30 ostacoli, tra i più impegnativi del calendario ippico mondiale. Secondo Animal Aid e ricostruzioni giornalistiche citate dall’Independent, dal 2000 al 2023 al Grand National Meeting di Aintree sono morti circa 60 cavalli; le stime più recenti di Animal Aid parlano di 65 morti dal 2000.
Negli ultimi anni l’organizzazione ha ridotto il numero di cavalli ammessi alla partenza, da 40 a 34, e ha modificato alcuni ostacoli dopo pressioni delle organizzazioni animaliste. In seguito a queste modifiche il numero di cavalli morti è sceso, ma non ha raggiunto lo zero.
L’abbattimento di Gold Dancer, in questo senso, non è un’eccezione. La frattura spinale che ha rimediato durante la gara è una delle lesioni più gravi e più letali, non è guaribile, e l’abbattimento immediato è l’unica risposta veterinaria possibile.
L’episodio generato numerose critiche nei confronti del fantino Paul Townend, accusato di aver proseguito la corsa nonostante i segnali evidenti di sofferenza del cavallo.
🗣️ “What a training performance.”
— Racing TV (@RacingTV) April 11, 2026
Paul Townend on his & I Am Maximus’ second Grand National triumph
He also discusses Gold Dancer’s sad passing at Aintree yesterday pic.twitter.com/l9bWCzeeQ4
Numeri in calo, ma dibattito aperto
L’industria ippica risponde ai critici con i dati in miglioramento e con gli investimenti in sicurezza: superfici dei tracciati, protocolli veterinari, riduzione delle partenze per gara. Ma i movimenti per i diritti degli animali contestano l’impostazione: il punto, dicono, non è abbassare il tasso di mortalità a 0,9 per mille, ma che ci sia una soglia di tollerabilità su quanti cavalli possono morire per il business dell’ippica.