Pubblicata la Dirty Dozen: i 12 alimenti con più pesticidi

Al primo posto gli spinaci, ma non mancano i prodotti “puliti”
17 Aprile 2026
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Frutta verdura pesticidi dirty dozen

Quali sono gli alimenti con più pesticidi? La risposta arriva dalla Pesticide Guide dell’Environmental Working Group (Ewg), che ha stilato la famigerata “Dirty Dozen” (“La sporca dozzina”), ovvero la classifica dei 12 prodotti più contaminati dai pesticidi, tra frutta e verdura.

L’analisi si riferisce al mercato degli Stati Uniti, ma da vent’anni rappresenta un punto di riferimento per i consumatori di tutto il mondo, perché i fattori che aumentano la probabilità di contaminazione caratterizzano determinati cibi, a prescindere del Paese in cui vengano coltivati e venduti.

I campioni analizzati contenevano tracce di 264 pesticidi diversi, di cui 203 rilevati proprio sugli alimenti della famigerata “Dirty Dozen”.

I 12 alimenti con più pesticidi

Gli spinaci si confermano al primo posto di questa non invidiabile classifica: è questo l’alimento che registra più pesticidi per peso residuo e contiene mediamente quattro o più tipi diversi di pesticidi. Sul podio seguono cavolo nero e fragole. La classifica è stata stilata considerando quattro parametri: la quantità di residui, il numero di pesticidi diversi, la frequenza di contaminazione e la tossicità delle sostanze rilevate.

Ecco la lista completa dei 12 prodotti con più pesticidi:

  • Spinaci
  • Cavolo nero
  • Fragole
  • Uva
  • Pesce noce
  • Pesche
  • Ciliegie
  • Mele
  • More
  • Pere
  • Patate
  • Mirtilli

Tranne le patate, tutti questi cibi presentavano mediamente quattro o più pesticidi diversi per campione. Un dato preoccupante, perché la presenza simultanea di più pesticidi (il cosiddetto “effetto cocktail”) moltiplica gli effetti negativi del singolo agente chimico e aumenta i rischi per la salute del consumatore.

Quali fattori aumentano il rischio di contaminazione

I dati si riferiscono a campioni analizzati negli Stati Uniti dal Dipartimento dell’Agricoltura (Usda), ma offrono indicazioni utili sulle colture che, per propria natura, tendono ad accumulare più residui di pesticidi.

I fattori principali sono:

  • Bucce sottili o commestibili;
  • Particolare vulnerabilità ai parassiti, che rende necessari frequenti trattamenti chimici;
  • Presenza di pesticidi sistemici, capaci di penetrare nei tessuti della pianta, un corollario del punto precedente.

Per il rapporto 2026, l’Ewg ha esaminato i dati dell’Usda su oltre 54.000 campioni di 47 tipologie di prodotti ortofrutticoli. Prima dell’analisi, ogni campione è stato sbucciato o strofinato e lavato accuratamente per simulare quello che facciamo di solito prima di mangiare frutta o verdura.

La replica dei produttori: “Oltre il 99% nei limiti Epa”

I produttori, rappresentati dall’Alliance for Food and Farming (Aff), accusano Ewg di distorcere i dati e di scoraggiare il consumo di frutta e verdura.

Sotto il primo aspetto, l’Aff sostiene che oltre il 99% dei campioni analizzati dall’Usda rientra nei limiti di sicurezza fissati dall’Epa (l’agenzia Usa per la protezione ambientale), e che più del 42% non presenta residui rilevabili. L’organizzazione cita anche una ricerca pubblicata sul Journal of Toxicology, secondo cui acquistare biologico non riduce i rischi i consumatori perché i residui rilevati negli alimenti non bio sono comunque troppo bassi per rappresentare un pericolo.

Il rischio di scoraggiare l’assunzione di frutta e verdura

Sotto il secondo aspetto, l’Aff critica gli effetti sociali che la “Dirty Dozen” può avere sui consumatori americani.

Citando i dati del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’Aff ricorda che solo 1 americano su 10 consuma abbastanza frutta e verdura ogni giorno, e che, leggendo queste notizie, i consumatori più poveri tendono a ridurre il consumo di frutta e verdura fresca, piuttosto che passare al biologico, che risulta troppo costoso. Del rapporto tra reddito e alimentazione sana abbiamo parlato anche qui, con un focus sull’Italia.

Ewg: “Legale non significa sicuro”

Dal canto suo, l’Ewg sottolinea che rispettare i limiti legali non significa necessariamente offrire un prodotto sicuro. Questo succede perché, evidenzia l’organizzazione, le conseguenze dell’effetto cocktail sono ancora sottovalutate dai legislatori, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Per gli esperti, la soluzione non deve essere rinunciare tout court agli alimenti della Dirty Dozen, ma privilegiare la versione biologica di questi prodotti. Un suggerimento sempre valido è quello di lavare accuratamente sotto acqua corrente frutta e verdura (anche bio), preferibilmente con uno spazzolino in caso di verdure a polpa soda (es. zucca, pomodori, carote e così via).

Un’altra soluzione è quella di privilegiare i 15 alimenti con meno pesticidi: i “Clean Fifteen”.

“Clean Fifteen”, i 15 alimenti con meno pesticidi

La Pesticide Guide non riserva solo brutte notizie. Accanto alla “Sporca dozzina”, ci sono i “Puliti quindici”, prodotti ortofrutticoli che risultano meno contaminati. Di questi, quasi il 60% dei campioni non presentava residui di pesticidi rilevabili.

Anche in questo caso ci sono dei fattori in comune tra questi alimenti, che spesso presentano bucce spesse o una resistenza naturale ai parassiti (e quindi un utilizzo minore di fitofarmaci).

I “Clean Fifteen” sono:

  • Ananas
  • Mais dolce
  • Avocado
  • Papaya
  • Cipolle
  • Piselli surgelati
  • Asparagi
  • Cavolo
  • Cavolfiore
  • Anguria
  • Mango
  • Banane
  • Carote
  • Funghi
  • Kiwi

Secondo il decalogo della prevenzione del cancro stilato dal World Cancer Research Fund (Wcrf), bisogna mangiare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. La raccomandazione è di mangiare almeno 30 g di fibre e 400 gr di frutta e verdura, stando attenti ad assumere un’ampia varietà di prodotti ortofrutticoli, privilegiando quelli di stagione.

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