Preservare i dati e le informazioni raccolte dalle istituzioni sul clima e l’ambiente è un passaggio fondamentale per analizzare i cambiamenti in atto e agire per mitigarne gli effetti. Non sempre però i Governi fanno la loro parte, come nel caso dell’Amministrazione Trump, che non ha mai nascosto una linea assai poco sensibile alle tematiche climatiche e ambientali. Infatti, dopo poche settimane dal suo secondo insediamento, il Presidente USA ha abbandonato l’Accordo di Parigi sul clima, ha attaccato deliberatamente l’EPA, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, ha tagliato il budget destinato a importanti osservatori climatici del territorio americano ed ha reso inaccessibili i dati del Climate and Economic Justice Screening Tool, il database nazionale sul clima e i suoi impatti. Qui entra in gioco la scienziata Denice Ross, oggi consulente senior della Federation of American Scientist, che con il suo team, composto per la maggior parte da donne, ha lavorato per salvare i dati ambientali e climatici oscurati dal Governo.
L’operazione di recupero e ripristino
Avendo lavorato come Chief Data Scientist durante l’Amministrazione Biden, Denice Ross era a conoscenza della enorme quantità di dati e informazioni climatiche e ambientali raccolte dal governo federale ed era conscia della loro importanza. Si trattava, infatti, di informazioni sull’andamento storico delle temperature, l’impatto dell’anidride carbonica, l’innalzamento degli oceani ed altri parametri che servivano, tra l’altro, a valutare i rischi delle comunità esposte agli eventi climatici. L’operazione di recupero e ripristino dei dati è stata messa in atto con rapidità ed efficacia perfette grazie all’azione del Public Environmental Data Partners (PEPD): solo 48 ore dopo l’oscuramento, i dati del Climate and Economic Justice Screening Tool tornarono accessibili. Da allora, oltre una dozzina di gruppi, molti guidati da donne, collaborano negli USA per salvaguardare i dati ambientali e climatici, copiandoli e archiviandoli. Una sorta di rete composta da scienziati, ma anche da volontari, che agisce con l’obiettivo di mantenere attivi i database federali e renderli accessibili al pubblico, verificando integrità e veridicità delle informazioni inserite.
Una rete diffusa
L’attività della rete creata per la salvaguardia dei dati ambientali negli Stati Uniti procede a ritmo serrato. Un articolo del Time, riporta che sono stati copiati 360 set di dati ambientali, mentre altri 67 sono in fase di backup e sono stati salvati 710 terabyte di dati dello Smithsonian, prestigiosa organizzazione di istruzione e ricerca, 690 dei quali riguardano importanti informazioni ambientali storiche. In alcuni casi è stato necessario ricostruire da zero i database, come quelli relativi allo screening per la giustizia ambientale dell’EPA che contiene dati fondamentali come l’indice di salute della vegetazione, fondamentale per il monitoraggio della siccità. Dunque, il salvataggio dei dati rappresenta un passo cruciale per meglio comprendere i cambiamenti in atto, analizzare le tendenze, ma non si tratta solo di archiviare informazioni, quanto di renderle concretamente accessibili a tutti. Ed è questo l’altro obiettivo della rete PEPD.