Campi Flegrei, e se ci fosse una scossa di quinto grado? “Contiamo i morti”

Polemiche sulle parole del capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. Ma intanto ci si prepara ad un'eventuale evacuazione
20 Febbraio 2025
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Campi Flegrei Canva
Fumi di zolfo nei Campi Flegrei

Un nuovo sciame sismico ha investito l’area dei Campi Flegrei a partire dallo scorso 15 febbraio, generando eventi tellurici, con magnitudo fino a 3.9. Nonostante la bassa intensità della maggior parte delle scosse, la loro ridotta profondità ha amplificato la percezione da parte della popolazione locale, soprattutto nei comuni di Napoli e Pozzuoli. La rete idrica di Bacoli ha subito danni, alcune scuole sono state chiuse per precauzione e il Palatrincone (il palazzetto dello sport a Monterusciello) è stato aperto per ospitare i cittadini durante la notte. Tuttavia, le autorità scientifiche sottolineano che non ci sono prove di un’eruzione imminente, sebbene l’attività sismica sia legata al continuo sollevamento del suolo.

Cosa sono i Campi Flegrei e cos’è il supervulcano

L’area dei Campi Flegrei è un sistema vulcanico complesso con una lunga storia eruttiva situato nel golfo di Pozzuoli a nord-ovest della città di Napoli, con un’estensione di circa 180-200 km2 e comprende diversi comuni, tra cui Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, oltre a parte dei quartieri occidentali di Napoli, dove abitano circa 550mila persone. Si tratta di una vasta caldera vulcanica con un diametro di circa 15 chilometri, la cui attività eruttiva ha lasciato un’eredità geologica imponente e ancora attiva. L’origine del nome “Campi Flegrei” deriva dal greco “Phlegraea Pedia”, ovvero “campi ardenti“, una denominazione che testimonia la forte attività vulcanica della zona fin dall’antichità.

Caratterizzato da una caldera attiva con un diametro di circa 15 km, il vulcano flegreo non ha un cono centrale, a differenza del Vesuvio, ma comprende numerosi crateri e bocche eruttive, sia sommerse che emerse, come la Solfatara, il Monte Nuovo e l’Agnano. Viene definito supervulcano, poiché la sua camera magmatica è estremamente grande e quindi capace di eruzioni di intensità devastante.  La sua pericolosità è dovuta non solo alla sua storia di eruzioni altamente esplosive, ma anche al fenomeno del bradisismo, che comporta movimenti verticali del suolo causati da variazioni nella pressione della camera magmatica sottostante. Il sollevamento del suolo nell’area di Rione Terra è attualmente misurato a circa un centimetro al mese, un fenomeno che, combinato con il rilascio di gas vulcanici e l’aumento della sismicità, richiede un monitoraggio costante.

Sciame sismico: le ultime scosse

Dal 15 febbraio ad oggi nell’area dei Campi Flegrei sono stati rilevati, in via preliminare, 668 terremoti, con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 3.9 ± 0.3. Sono i dati dell’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia (Ingv). Secondo i dati dell’Osservatorio, di questo sciame sismico, 556 scosse sono state di magnitudo superiore a 1, 30 scosse con magnitudo maggiore di 2; sei scosse con magnitudo maggiore di 3.

Ingv Campi Flegrei

In soli due giorni si sono registrate circa 240 scosse, con magnitudo prevalentemente inferiore a 2.0. Tuttavia, alcune delle scosse più intense hanno raggiunto magnitudo 3.9, come quelle registrate alle 15:30 del 16 febbraio e alle 9:39 del 17 febbraio. Questi eventi, pur non essendo i più forti mai registrati nell’area, hanno avuto ipocentri piuttosto superficiali, rendendo le scosse fortemente avvertite dalla popolazione locale, specialmente a Pozzuoli e Napoli.

L’eruzione più devastante risale a circa 39mila anni fa, quando la cosiddetta “Ignimbrite Campana” coprì gran parte dell’Italia meridionale con ceneri e detriti vulcanici. L’ultima eruzione, invece, avvenne nel 1538 con la formazione del Monte Nuovo. Da allora, l’area ha vissuto fasi alterne di quiete e di bradisismo, con episodi intensi negli anni ’70 e ’80 del Novecento. L’attuale fase di sollevamento del suolo ha superato i 100 cm dal 1950 a oggi, sollevando preoccupazioni sulla possibilità di un nuovo evento eruttivo. Il rischio attuale di un’eruzione varia in base all’intensità dell’attività sismica e ai movimenti della camera magmatica sottostante, che vengono costantemente monitorati dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV. “Alla luce del monitoraggio costante della caldera sottomarina, unico al mondo per livello di sofisticazione, 24 ore su 24 e del lavoro dei 108 dipendenti dell’Osservatorio vesuviano, possiamo dire che non sta per avvenire una eruzione nonostante lo sciame sismico in corso dallo scorso 15 febbraio” ha dichiarato Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Tuttavia, la Protezione Civile e gli enti locali stanno predisponendo piani di emergenza per gestire un’eventuale escalation della crisi.

Il livello del suolo è oggi circa 40 cm più alto del massimo raggiunto nel 1984, e lo sciame sismico attuale è stato il più forte mai registrato ai Campi Flegrei. Secondo il vulcanologo Giuseppe De Natale, esperto dei Campi Flegrei, se continua il sollevamento, potremmo aspettarci una sismicità sempre maggiore, con magnitudo che possono arrivare anche a 5: in termini di energia, oltre 10 volte più forti del terremoto di magnitudo 4.4 avvenuto il 20 maggio 2024.

Possibili scenari in caso di eruzione

In caso di eruzione, gli effetti dipenderebbero dall’intensità dell’evento. Gli scienziati classificano le eruzioni vulcaniche secondo l’indice di esplosività vulcanica (VEI), che varia da 0 a 8:

  • un’eruzione di bassa intensità (VEI < 4) resterebbe confinata all’interno della caldera, con emissioni di cenere e flussi piroclastici limitati;
  • un’eruzione di media intensità (VEI 4-5) potrebbe avere conseguenze significative, estendendosi oltre i confini della caldera e colpendo Napoli e le aree circostanti, con possibili evacuazioni e danni infrastrutturali;
  • un’eruzione di alta intensità (VEI ≥ 6), sebbene rara, avrebbe un impatto devastante sull’intera Campania, con ripercussioni a livello nazionale e internazionale.

L’importanza del monitoraggio e della prevenzione non può essere sottovalutata. Gaetano Sammartino, geologo e presidente della sezione campana della Società Italiana di Geologia Ambientale, sottolinea la necessità di valutare costantemente la vulnerabilità sismica degli edifici nell’area flegrea. La protezione civile e gli enti di ricerca continuano a lavorare per garantire la sicurezza della popolazione, ma è essenziale che cittadini e amministrazioni restino informati e pronti a eventuali scenari emergenziali.

Dove andrebbero gli sfollati

Se c’è scossa di quinto grado, crollano i palazzi e conti i morti” è quanto ha dichiarato il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, durante un incontro pubblico a Monteruscello. Le sue parole, seppur contestualizzate in una risposta a una cittadina insistente, hanno scatenato reazioni contrastanti, con i sindaci della zona impegnati a mediare tra la necessità di informare la popolazione e l’urgenza di mantenere la calma.

Di fronte a un rischio crescente, le autorità italiane hanno aggiornato il piano di emergenza per i Campi Flegrei, che prevede l’evacuazione temporanea di circa 15mila abitanti nelle aree più esposte, ma anche il più ampio piano di protezione civile che potrebbe coinvolgere fino a 700mila persone in caso di scenario critico. Le misure di sicurezza prevedono:

  • sistema di allerta: articolato in quattro livelli (verde, giallo, arancione, rosso) per segnalare l’evoluzione della crisi vulcanica;
  • piani di evacuazione: che coinvolgono circa 500mila persone, con percorsi e mezzi di trasporto già predisposti;
  • monitoraggio costante: attraverso reti di sismografi, GPS e analisi geochimiche per rilevare variazioni nei gas vulcanici e nei movimenti del suolo.

In caso di crisi sismica grave o di aumento del rischio vulcanico nei Campi Flegrei, il piano di evacuazione prevede che la popolazione della cosiddetta “zona rossa” venga trasferita in altre regioni italiane, in base alla suddivisione stabilita per ogni comune. Questo modello, già adottato per il Piano di Evacuazione del Vesuvio, è pensato per distribuire in maniera equa gli sfollati e garantire un’accoglienza organizzata. Abruzzo e Molise accoglierebbero i residenti di Monte di Procida, quelli Bagnoli sarebbero trasferiti in Basilicata e Calabria, mentre una parte della popolazione di Giugliano in Campania verrebbe ospitata nelle province di Bolzano e Trento.

Uno degli aspetti più critici riguarda l’effettiva attuabilità del piano di evacuazione. Le vie di fuga, necessarie per permettere uno sfollamento rapido e sicuro, sono ancora in fase di realizzazione. Fabio Ciciliano ha sottolineato come “la crisi sismica è contingente, le vie di fuga saranno pronte tra qualche anno”. Questo significa che, al momento, in caso di emergenza grave, il trasferimento degli abitanti potrebbe risultare più caotico del previsto.

A livello infrastrutturale, sono stati stanziati 500 milioni di euro per migliorare la sicurezza della zona, di cui 200 milioni destinati alla messa in sicurezza di edifici pubblici e istituti scolastici, oltre alla costruzione di un nuovo svincolo tangenziale per facilitare l’esodo. Tuttavia, questi interventi richiedono tempo e, come ha ammesso lo stesso Ciciliano, la loro realizzazione procede a velocità diverse: mentre i lavori nelle scuole sono già partiti, altre opere cruciali sono ancora in fase progettuale.

Al di là delle infrastrutture, un altro punto chiave è la preparazione della popolazione. In uno scenario di emergenza, la rapidità della risposta può fare la differenza tra un’evacuazione ordinata e una crisi ingestibile. Ecco perché le autorità locali insistono sull’importanza delle esercitazioni, affinché gli abitanti della zona rossa sappiano esattamente cosa fare e dove andare in caso di allarme. La difficoltà principale resta però il coinvolgimento della popolazione, spesso restia a partecipare a simulazioni che potrebbero sembrare inutili o allarmistiche. Come sottolineato dal sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, convivere con eventi bradisismici è una necessità: “Sappiamo che il punto massimo di magnitudo attesa per gli eventi bradisismici è 5, 5.1 e ci dobbiamo convivere”. Questo significa che, pur nella consapevolezza del rischio, la vita nella zona flegrea deve continuare, e la gestione dell’incertezza diventa un elemento chiave per evitare il panico e garantire la sicurezza collettiva.

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