Sapevate che il vostro udito non è solo una questione di età o di esposizione ai rumori forti? Una recente ricerca pubblicata su ‘Scientific Reports’ ha messo in discussione molte convinzioni sul nostro modo di percepire i suoni, rivelando che sia il sesso che l’ambiente giocano un ruolo cruciale nella nostra sensibilità uditiva. Ma cosa significa questo in termini pratici? E, soprattutto, cosa ci dice sulla nostra capacità di adattarci agli ambienti in cui viviamo?
Le donne sentono meglio degli uomini
Lo studio ha analizzato le capacità uditive di 448 adulti provenienti da 13 gruppi umani diversi, sparsi tra Ecuador, Inghilterra, Gabon, Sudafrica e Uzbekistan. Il risultato? Le donne, indipendentemente da età e provenienza geografica, hanno un udito più fine rispetto agli uomini di circa due decibel.
Questa differenza potrebbe avere radici biologiche profonde. Alcuni scienziati ipotizzano che gli ormoni, in particolare gli estrogeni, possano giocare un ruolo chiave nel mantenere l’orecchio femminile più sensibile. Inoltre, le cellule della coclea (la parte dell’orecchio interno che trasforma le vibrazioni sonore in segnali elettrici) sembrano essere strutturalmente diverse tra i due sessi. Questa capacità superiore nell’ascolto potrebbe aver avuto un vantaggio evolutivo? Forse sì: la percezione di suoni più sottili potrebbe essere stata cruciale per la cura dei neonati o per riconoscere suoni ambientali essenziali alla sopravvivenza.
Se questa differenza persiste in ogni cultura e continente, è chiaro che non si tratta solo di un effetto dell’ambiente moderno o dell’inquinamento acustico. È qualcosa di radicato in profondità nella nostra biologia, un tratto distintivo che ci accompagna da millenni.
L’udito dipende dal luogo in cui viviamo
Oltre al sesso, c’è un altro grande protagonista che determina quanto bene sentiamo: l’ambiente in cui viviamo. Lo studio ha scoperto che persone cresciute in ambienti diversi hanno risposte uditive differenti. Ma come è possibile?
Partiamo dalle altitudini elevate, come quelle delle Ande. Qui, le persone testate hanno mostrato una sensibilità uditiva più bassa rispetto a chi vive in pianura o nelle foreste. Si pensa che ciò sia dovuto allo stress legato alla carenza di ossigeno o ad altri fattori fisiologici legati alla quota. Al contrario, coloro che abitano in foreste tropicali hanno una capacità uditiva più affinata, specialmente nelle frequenze utili a distinguere i suoni della natura, come il canto degli uccelli o il fruscio delle foglie mosse dal vento.
E le città? Gli abitanti delle metropoli mostrano una predisposizione a percepire meglio le alte frequenze. Un fenomeno che potrebbe essere dovuto al costante brusio di fondo urbano, dominato da suoni a bassa frequenza (come il traffico). Il cervello e l’orecchio si adattano nel tempo, privilegiando la percezione di suoni più acuti per distinguere meglio le voci e altri segnali rilevanti in un ambiente caotico.
Questa capacità dell’udito di adattarsi alle esigenze ambientali richiama il concetto di plasticità fenotipica: l’idea che le nostre caratteristiche biologiche possano modellarsi in risposta alle condizioni di vita. Un fenomeno simile è stato osservato in molte specie animali, ma questa è una delle prime volte che viene documentato in modo così dettagliato negli esseri umani.
Orecchio destro vs orecchio sinistro
Non solo il sesso e l’ambiente influenzano l’udito, ma anche l’orecchio che utilizziamo. Lo studio ha rivelato che, in media, l’orecchio destro è leggermente più sensibile di quello sinistro. Questo fenomeno era già stato osservato in altre ricerche e potrebbe avere a che fare con il modo in cui il cervello elabora i suoni.
Il nostro cervello è organizzato in modo che l’orecchio destro sia più strettamente collegato all’emisfero sinistro, responsabile principalmente del linguaggio e del pensiero logico. L’orecchio sinistro, invece, è più connesso all’emisfero destro, legato alle emozioni e alla musica. Questo potrebbe spiegare perché molte persone tendono a usare l’orecchio destro per ascoltare conversazioni in ambienti rumorosi, mentre l’orecchio sinistro potrebbe essere più sensibile alle sfumature della musica e dei suoni ambientali. Questa scoperta aggiunge un tassello importante alla nostra comprensione del funzionamento dell’udito umano e potrebbe avere implicazioni anche nel campo della tecnologia audio e della salute uditiva.
Evoluzione o adattamento?
Un altro aspetto interessante dello studio riguarda l’influenza della lingua parlata sulla sensibilità uditiva. Si potrebbe pensare che la lingua madre modelli la nostra capacità di percepire certe frequenze sonore, un po’ come accade per la pronuncia. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto del linguaggio è molto meno significativo rispetto all’ambiente fisico.
Questo significa che non è tanto il modo in cui parliamo a modellare il nostro udito, quanto piuttosto il contesto in cui viviamo. Un dettaglio affascinante, che sfida alcune ipotesi precedenti e suggerisce che l’adattamento acustico umano dipende più dal paesaggio sonoro che ci circonda che dalle parole che pronunciamo ogni giorno.
Uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca è la sua capacità di aprire nuove domande piuttosto che chiuderle con risposte definitive. Se le differenze uditive tra popolazioni diverse sono così marcate, ciò significa che il nostro udito è in costante evoluzione? O si tratta semplicemente di adattamenti temporanei che possono essere modificati da cambiamenti ambientali, come l’inquinamento acustico o il progresso tecnologico?
Gli scienziati stanno già pianificando studi futuri per rispondere a queste domande, esaminando, ad esempio, se esistono componenti genetiche che influenzano la sensibilità uditiva o se l’udito possa essere modellato in modo più rapido di quanto si pensasse in precedenza.