Da Chicago a Yellowstone: la scelta di Zoe De La Paz, che lascia un lavoro da 75.000 dollari all’anno. Dove provare la “vita lenta” in Italia? 

Lascereste uno stipendio da 75.000 dollari all’anno per andare a vivere in campagna? Zoe De La Paz sì, e ci ha guadagnato
6 Ottobre 2026
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Zoe de la paz da chicago a yellowstone
Foto di Zoe De La Paz (profilo Instagram @zoeternal_)

Lascereste uno stipendio da 75.000 dollari all’anno per andare a vivere in campagna? Zoe De La Paz sì, e ci ha guadagnato. Certamente non in termini economici, ma di qualità della vita. A 26 anni, De La Paz ha scambiato un ottimo stipendio a Chicago con un lavoro da 19,25 dollari l’ora nel Parco nazionale di Yellowstone. La sua nuova casa a Mammoth Village costa 96 dollari al mese, utenze e Wi-Fi compresi, ma non è una villetta nella natura: è un posto letto in un dormitorio aziendale condiviso, legato a un contratto stagionale. 

Anche con la nuova vita, De La Paz riesce a risparmiare e investire regolarmente. A luglio ha investito 586 dollari in risparmi e investimenti, come ha dichiarato alla Cnbc Make It. La 26enne, inoltre, ha un fondo di emergenza di quasi 11.000 dollari e un piano pensionistico dal suo precedente datore di lavoro che attualmente ha più di 34.000 dollari. Per ora, De La Paz non paga un’assicurazione sanitaria e afferma di avere accesso a una clinica aziendale a basso costo tramite il suo lavoro. Una recente visita per un raffreddore le è costata appena 15 dollari, cifre impensabili negli Stati Uniti. 

La sua storia diventa interessante anche per chi sogna una vita lenta in Italia, dove ridurre i costi è più probabile di aumentare le entrate, segnate dai salari immobili. A patto di cambiare vita.  

De La Paz non ha trovato un luogo magico in cui tutto costa meno, ma ha ridisegnato insieme lavoro, abitazione e consumi. La sua quotidianità si è spostata da una grande città a una comunità organizzata intorno al lavoro sostenibile.  

La scelta di Zoe De La Paz 

Fino a pochi mesi prima del trasferimento, De La Paz lavorava come progettista meccanica per una società di ingegneria a Chicago. Nel giugno 2026 è entrata nel reparto uniformi di Xanterra Parks & Resorts, concessionaria che gestisce strutture ricettive e servizi all’interno di Yellowstone. Ripara cerniere, bottoni e divise per migliaia di dipendenti; lavora 40 ore alla settimana, dal lunedì al venerdì.  

Il suo canone di affitto ha un valore così basso perché l’alloggio è fornito dal datore di lavoro. Dal salario vengono trattenuti anche circa 359 dollari al mese per l’accesso alle mense aziendali; nel luglio 2026 ha inoltre speso 383 dollari in cibo fuori dal programma.  

L’esperienza a Yellowstone non è necessariamente una fuga definitiva dalla città: il contratto è stagionale e De La Paz lo considera un passaggio verso il lavoro nei costumi per teatro e cinema.  

De La Paz ha un amico che vive nel parco di Yellowstone: la libertà di cui lui godeva e la vista di tutta quella natura le ha fatto nascere l’idea di lasciare il suo lavoro d’ufficio dalle 9 alle 17 e trasferirsi lì: ″Mi ha fatto capire che la vita è troppo breve e che ero molto infelice nel mio lavoro in azienda”, ha dichiarato alla Cnbc. 

Il modello italiano 

In Italia esistono tre strade realistiche per replicare il modello di De La Paz: cercare un impiego stagionale con vitto o alloggio, trasferire un lavoro da remoto in un piccolo centro ben collegato oppure utilizzare un bando territoriale per abbassare il costo di casa. Rifugi, alberghi, aziende agricole, campeggi, ristorazione e servizi turistici in aree protette possono offrire occupazioni stagionali; l’alloggio, quando previsto, deve comparire nell’offerta o nel contratto e non va dato per scontato.  

Va segnalato che vivere dentro o vicino a un parco non autorizza ad abitare o costruire dove si vuole: valgono le norme dell’area protetta, i piani urbanistici e i vincoli sugli immobili. 

Dove si può fare: Sardegna 

Dal 2026 la Regione Sardegna ha esteso ai Comuni fino a 5 mila abitanti il sostegno per l’acquisto, la ristrutturazione o il risanamento della prima casa. La misura finanzia fino al 50% della spesa, con un massimo di 15 mila euro per nucleo; per il triennio 2026-2028 sono stati stanziati 15 milioni l’anno. 

Sono i singoli Comuni a pubblicare i bandi e a stabilire criteri e graduatorie e a loro vanno inviate le domande. Tra gli elementi prioritari indicati a livello regionale figurano il trasferimento da un’altra regione o dall’estero, i nuclei di nuova formazione, i figli minori e avere meno di 40 anni.  

Trentino, affitto nelle aree periferiche 

La Provincia autonoma di Trento ha sperimentato un contributo di 3 mila euro l’anno per tre anni per le famiglie trasferite in affitto in zone periferiche e svantaggiate. La misura riguardava, tra le altre, località della Val di Fassa, dell’Alta Valsugana, della Val di Sole e della Valle dei Laghi e richiedeva un contratto di almeno tre anni e il trasferimento della residenza.https://www.provincia.tn.it/Servizi/Servizi-offerti-da-altri-enti/Sostegno-al-pagamento-dei-canoni-di-locazione-in-zone-periferiche-svantaggiate-bando-2025 Le domande della finestra esaminata si sono chiuse il 31 agosto 2026. 

Valle Soana, provare prima di trasferirsi 

Nei Comuni di Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, nell’area del Parco nazionale del Gran Paradiso, il progetto Vihta-Wild Working ha selezionato 45 professionisti per periodi da due settimane a un mese, mettendo insieme alloggi locali, coworking e vita di comunità. È un modello interessante perché trasforma il trasferimento in una prova per capire se l’isolamento desiderato in vacanza è sostenibile durante una normale settimana di lavoro. 

Esperimenti di questo tipo sono più prudenti dell’acquisto immediato di una casa economica in una zona poco servita. Un mese in inverno, quando giornate corte, neve e servizi ridotti cambiano il territorio, può dire più di tante vacanze estive. 

Quanto si risparmia davvero 

La casa è il vantaggio più evidente. Nel report dei prezzi immobiliari 2025 di idealista, Milano risultava a 5.184 euro al metro quadrato, contro una media nazionale di 1.863 euro. Nello stesso rilevamento, le province di Biella, Caltanissetta e Isernia si collocavano rispettivamente a 611, 635 e 666 euro al metro quadrato. Sono prezzi richiesti negli annunci, non valori definitivi di compravendita, ma rendono l’idea del divario. 

Cosa valutare in concreto 

Il risparmio va però calcolato sul bilancio completo. Una casa grande e poco efficiente può richiedere migliaia di euro di lavori e consumare più energia di un appartamento urbano. Dover acquistare un’auto per sopperire agli scarsi collegamenti pubblici è una spesa da non sottovalutare; una connessione di rete inadeguata può imporre un coworking o frequenti trasferte. E un presidio sanitario distante può diventare un vincolo concreto per famiglie con figli, anziani o persone con patologie croniche. 

Prima di trasferirsi conviene confrontare almeno queste voci su dodici mesi: 

  • Affitto o rata del mutuo, spese condominiali e imposte locali; 
  • Riscaldamento reale dell’immobile, classe energetica, combustibile usato e manutenzione; 
  • Auto aggiuntive, carburante, assicurazione, pneumatici e pedaggi; 
  • Spesa alimentare, consegne e disponibilità di negozi durante tutto l’anno; 
  • Internet, spazio di lavoro e viaggi obbligatori verso la sede aziendale; 
  • Asilo, scuola, medico, farmacia, assistenza agli anziani e attività extrascolastiche; 
  • Lavori iniziali, umidità, tetto, impianti e rischio idrogeologico. 

Il criterio utile è semplice: non confrontare soltanto due affitti, ma il costo annuale di due vite. 

Perché campagna non significa necessariamente sostenibilità 

Un altro aspetto sottolineato da Zoe De La Paz è il minore impatto green generato dalla vita nel parco naturale di Yellowstone. D’altra parte, spostarsi in un luogo verde può ridurre consumi, acquisti e spostamenti superflui, ma il solo cambio di indirizzo non garantisce una minore impronta ambientale. 

Il rapporto Ispra sugli indicatori di efficienza e decarbonizzazione mostra che trasporti e consumi domestici sono due voci decisive: nel 2022 le loro emissioni rappresentavano insieme il 37,7% dei gas serra italiani, in crescita rispetto al 30,6% del 1990 soprattutto per il peso dei trasporti. 

In merito alle emissioni da trasporto su terra, una ricerca su 177 regioni europee ha rilevato che le aree prevalentemente urbane producevano in media 650 chilogrammi di CO2 equivalente pro capite in meno rispetto alle aree rurali, grazie a distanze inferiori e maggiore disponibilità di trasporto pubblico. Lo stesso studio indica però il reddito come il principale fattore associato all’impronta complessiva: chi spende di più tende anche a incorporare più emissioni nei propri consumi.  

La conclusione, dunque, è meno intuitiva dello slogan “campagna uguale sostenibilità”. Una vita rurale può avere un impatto minore se porta a una casa riqualificata, meno consumi materiali, filiere corte e poca automobile. Può averne uno maggiore se comporta una casa dispersiva, lunghi tragitti quotidiani e dipendenza da due veicoli privati. 

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