Brasile, storico “sì” alla settimana lavorativa da 5 giorni e 40 ore (ma Bolsonaro studia la “controriforma”)

Cancellato il modello da 6 giorni e 44 ore a settimana
16 Ottobre 2026
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lula ignazio con megafono in mano
Il presidente del Brasile Inacio Lula dopo i risultati del primo turno elettorale, 5 ottobre 2026 (Ipa/Ftg)

“La fine del 6X1 è ora una realtà!”, così il presidente brasiliano Luiz Lula ha annunciato la riduzione della settimana lavorativa, che passerà da sei a cinque giorni e da 44 a 40 ore, a parità di stipendio. Il senato brasiliano ha approvato definitivamente la legge mercoledì scorso, segnando una conquista storica del fronte progressista e raccogliendo un grande sostegno popolare.

Il provvedimento può spostare gli equilibri in vista del 25 ottobre, data del ballottaggio tra il presidente uscente Lula, di sinistra, e Flavio Bolsonaro, candidato dell’estrema destra e figlio dell’ex presidente Jair (condannato a 27 anni di carcere per aver tentato di organizzare un colpo di Stato nel 2022). Al primo turno, il presidente uscente ha ottenuto il 45% dei voti contro il 47% di Bolsonaro.

Raramente legislazione ed elezioni si legano in maniera così stretta come sta avvenendo in Brasile.

Nonostante sia una conquista della sinistra, anche Flavio Bolsonaro ha votato a favore della legge che riduce la settimana lavorativa, per timore di perdere consenso elettorale. In passato, il figlio di Jair si era detto contrario alla riforma, appoggiando i timori degli imprenditori che temono un eccessivo aumento del costo del lavoro.

Non si tratta di una legge ordinaria, ma di una riforma costituzionale perché l’orario di lavoro massimo (il limite di 44 ore settimanali e il giorno di riposo) era scritto direttamente all’interno della Costituzione brasiliana del 1988 (Articolo 7, comma XIII).

La legge è passata con 75 voti favorevoli su 81 senatori e un solo contrario. L’entrata in vigore della legge seguirà due fasi:

  • A metà dicembre, due mesi dopo la pubblicazione del provvedimento nel Diário Oficial da União (la Gazzetta Ufficiale brasiliana), avvenuta il 14 ottobre 2026, l’orario lavorativo settimanale sarà ridotto da 44 a 42 ore e i giorni di lavoro da 6 a 5;
  • dopo altri 12 mesi (14 dalla pubblicazione) la settimana lavorativa passerà 40 ore.

Quanti lavoratori sono coinvolti

Le stime del governo definiscono l’impatto della riforma massiccio ma fortemente differenziato a seconda della categoria di appartenenza dei lavoratori. Su una popolazione totale di 213 milioni di abitanti, di cui circa 147 milioni in età lavorativa, la platea che beneficerà in modo diretto e immediato della riduzione dell’orario si attesta intorno ai 37 milioni di lavoratori, titolari di regolare contratto.

L’effetto più dirompente riguarderà circa 15 milioni di persone, ossia coloro che fino a oggi sono rimasti vincolati al logorante schema che prevede sei giorni di attività e uno solo di riposo. Per questa fascia di popolazione, concentrata prevalentemente nei comparti del commercio al dettaglio, della ristorazione, dei servizi e della logistica, la riforma si tradurrà nell’acquisizione di un secondo giorno di riposo settimanale interamente retribuito, un cambiamento che promette di ridefinire gli standard di salute mentale e la qualità della vita privata.

La legge interesserà altri 22 milioni di dipendenti che già operavano su turnazioni distribuite su cinque o cinque giorni e mezzo, ma il cui monte ore complessivo rimaneva agganciato al vecchio tetto delle 44 ore settimanali. Per questi ultimi la transizione non modificherà l’assetto dei giorni lavorativi, ma imporrà una contrazione progressiva delle ore passate sul posto di lavoro, che scenderanno prima a 42 e infine a 40 ore settimanali a parità di stipendio.

Il problema del lavoro sommerso

Il divario numerico tra i 147 milioni di brasiliani teoricamente in età da lavoro e i 37 milioni effettivamente toccati dal provvedimento solleva tuttavia una questione strutturale cruciale per il Paese, ovvero l’esclusione di una fetta enorme della forza lavoro che gravita nell’economia informale o nel lavoro sommerso, ambiti in cui le tutele della legislazione ordinaria non riescono a penetrare. Il gap è anche dato dai 5,8 milioni di persone in cerca di lavoro, pari a un tasso di disoccupazione del 5,3%, che resta storicamente basso per la media del Paese.

La controriforma promessa da Bolsonaro

La riforma vieta ai datori di lavoro qualsiasi forma di riduzione dello stipendio. Di conseguenza, aumenta il salario orario, che passerà da 7,37 real all’ora (circa 1,30 euro) a 8,11 real all’ora (circa 1,43 euro).

Flávio Bolsonaro, che inizialmente aveva definito la riforma una manovra “populista ed elettorale”, ha dichiarato che, se eletto, il suo governo risarcirà le aziende per le conseguenze della legge. La proposta di “indennizzo” prevede l’introduzione di sgravi fiscali, incentivi o linee di credito agevolate per le imprese (in particolare per le micro e piccole aziende) volte ad attutire l’impatto economico della transizione oraria. La coalizione di destra ha già annunciato che, se Bolsonaro vincerà le elezioni, il nuovo governo insisterà nel 2027 per approvare una controriforma o un testo parallelo.

Alla base c’è la proposta di riforma costituzionale presentata dal senatore Rogério Marinho, la Pec 12/2026. Questa iniziativa punta a introdurre il modello del pagamento flessibile per singola ora lavorata permettendo accordi individuali tra datori di lavoro e dipendenti per ridurre l’orario riducendo però proporzionalmente anche il salario, le ferie e la tredicesima.

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