Più anni al volante, ma a quali condizioni? Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che porterà in Consiglio dei ministri la possibilità, attivabile su base volontaria, di restare in servizio fino a 70 anni per gli autisti di camion e autobus. La proposta nasce da una carenza di conducenti che le imprese descrivono come strutturale.
Per i sindacati, invece, rischia di spostare sul singolo lavoratore un problema strutturale di condizioni di lavoro e di pensioni.
Che cosa ha detto Salvini
Intervenendo in videocollegamento all’assemblea di Federtrasporto, il ministro ha dichiarato: “Penso che porteremo in Cdm la settimana prossima l’innalzamento fino a 70 anni, volontario, per gli autotrasportatori di merci e persone”. Il vicepremier ha aggiunto che i controlli sanitari sarebbero più ravvicinati con “esami e visite abbassate a due anni” per chi ha più di 65 anni, rispetto ai cinque attuali.
Il ministro ha collegato l’annuncio al dossier pensioni, ribadendo l’impegno a rendere opzionale l’uscita anticipata a 64 anni rispetto ai 67 ordinari.
Perché si parla di allungare l’età alla guida
Il motivo dichiarato è la carenza di personale. L’Albo degli autotrasportatori ha avviato un’indagine e stima un divario tra 20.000 e 25.000 autisti, con gli under 25 al 2,2% della categoria e il 45% dei conducenti oltre i 55 anni.
Il quadro demografico spiega la pressione sul settore. Secondo una la quinta edizione di “100 numeri per capire l’autotrasporto”, edito da Federtrasporti (Federservice) e realizzato dalla redazione di Uomini e Trasportiriportata, nei prossimi cinque anni usciranno per pensionamento 86.244 autisti attivi, il 28% della forza lavoro. L’età media dei conducenti in Italia è di 50 anni, contro i 47 della media europea: la categoria invecchia e fatica a rinnovarsi.
Le reazioni dei sindacati
Filt-Cgil si dice contraria alla proposta annunciata dal ministro Salvini e sostiene che la carenza non si risolva permettendo di guidare fino a 70 anni, ma con aree di sosta attrezzate, percorsi formativi nelle scuole e contrattazione nazionale e territoriale. Il sindacato chiede inoltre che gli autisti di mezzi pesanti rientrino nel lavoro usurante con uscita anticipata. Anche Or.s.a. Autoferro-Tpl esprime “ferma contrarietà” alla proposta, ribadendo che la carenza non si risolve facendo lavorare più a lungo chi è già al lavoro.
Sul fronte opposto, An.Bti ha definito “di buon senso” la proposta di riforma.
Il lavoro alla guida: che cosa dicono i dati sulla salute
Una scelta volontaria, come quella prospettata dal ministro Salvini, non dipende solo da quanto il lavoro sia sostenibile, ma anche dalle esigenze reddituali del lavoratore.
Sul punto, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) elenca tra i fattori di rischio alla guida stress, sonnolenza, distrazione, sedentarietà e invecchiamento del personale, e indica la stanchezza come fattore rilevante negli incidenti stradali.
Per i sindacati, la maggiore frequenza delle visite (da 5 a 2 anni per gli autotrasportatori over 65), non è una garanzia sufficiente. Ma cosa dice la legge?
Pensioni, usura e contributi
Sul piano previdenziale, la normativa distingue tra categorie. Il decreto legislativo 67/2011 considera usuranti i conducenti di veicoli con almeno nove posti adibiti al servizio pubblico di trasporto collettivo, ma non indica genericamente gli autisti di camion. Per i camionisti esiste l’Ape sociale, prorogata al 31 dicembre 2026, che consente di andare in pensione con almeno 63 anni e 5 mesi di età e 36 anni di contributi, di cui almento una parte svolti in una mansione gravosa. Per accedere a questa forma anticipata di pensionamento occorre dimostrare di avere svolto effettivamente una professione inclusa nell’elenco previsto dalla legge per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di lavoro, oppure almeno 6 anni negli ultimi 7 anni di lavoro.
Lavorare fino a 70 anni è una scelta?
Una misura volontaria funziona se l’uscita resta davvero libera. Per un autista con buona salute, un’attività apprezzata e un assegno pensionistico basso, restare al volante può essere una scelta personale. Al contrario, per un lavoratore con pensione ridotta dalle indennità di trasferta può diventare una necessità economica, e per le imprese un modo per tamponare l’assenza di ricambio generazionale.
Sul punto, Uiltrasporti Liguria segnala che nel settore una quota ampia del reddito è costituita da indennità di trasferta, che beneficiano di un trattamento fiscale e contributivo agevolato ma non concorrono alla formazione del montante previdenziale. Secondo il sindacato questo meccanismo crea un divario tra retribuzione in carriera e assegno finale, e rende la scelta di restare al volante meno libera di quanto appaia.
L’eventuale testo normativo dovrà poi chiarire tre punti: quali controlli sanitari, per quali patenti e con quali tutele contro pressioni a restare in servizio.
La sostenibilità del lavoro riguarda anche l’ingresso nel settore. Se, come sostengono diverse indagini di settore, la quota di under 25 resta in un range del 2,2%-5%, l’età media continuerà a salire anche con una norma che allunga la vita lavorativa. Per questo i sindacati chiedono contemporaneamente condizioni, formazione e salari che rendano attrattiva la professione.
