Milano-Cortina 2026, le olimpiadi invernali si stanno “sciogliendo”?

In settant'anni le temperature medie di febbraio nella località ampezzana sono aumentate di 3,6°
23 Febbraio 2026
2 minuti di lettura
Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 Villaggio Olimpico di Flames (Ipa/Fotogramma)
Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 Villaggio Olimpico di Flames (Ipa/Fotogramma)

Si spegne la fiaccola olimpica a Cortina d’Ampezzo e l’Italia saluta un’edizione dei Giochi Invernali che sarà ricordata non solo per le imprese atletiche, ma come il simbolo definitivo di una crisi climatica che non concede più sconti.

Mentre i protagonisti rientrano nelle loro case, resta l’immagine di un paesaggio alpino che ha lottato contro temperature anomale e piogge improvvise, confermando quanto previsto dagli scienziati: le Olimpiadi invernali si stanno letteralmente sciogliendo.

Il “paradosso Cortina”: 1956-2026

Il confronto con la Cortina del 1956, la prima città italiana a ospitare i Giochi, è impietoso. In settant’anni, le temperature medie di febbraio nella località ampezzana sono aumentate di 3,6°C. Questo riscaldamento ha trasformato radicalmente l’inverno: oggi Cortina conta circa 41 giorni di gelo in meno all’anno rispetto a metà del secolo scorso, una riduzione del 19% che ha reso la neve naturale un lusso raro e imprevedibile. Se nel 1956 il pattinaggio di velocità si svolgeva sul ghiaccio naturale del Lago di Misurina – l’ultima volta che ciò è accaduto in un’Olimpiade – oggi l’idea di gareggiare su superfici non refrigerate sembra appartenere a un’era geologica diversa.

Uno studio globale: una mappa che si rimpicciolisce

Non è solo un problema italiano. Uno studio del 2024 condotto dai ricercatori Robert Steiger e Daniel Scott ha analizzato 93 potenziali sedi mondiali per i Giochi Invernali, rivelando un futuro cupo. Secondo le proiezioni basate sugli impegni climatici attuali, entro il 2050 solo 52 di queste località saranno ancora climaticamente affidabili per ospitare le competizioni olimpiche.

La situazione diventa drammatica per le Paralimpiadi, che svolgendosi a marzo affrontano temperature ancora più elevate. Entro metà secolo, solo 22 siti su 93 rimarranno idonei. In uno scenario di alte emissioni, questo numero potrebbe crollare a sole 4 località entro il 2080, eliminando di fatto la possibilità di celebrare gli sport invernali come evento globale.

La dipendenza dalla neve “tecnica”

Per garantire lo svolgimento delle gare di Milano-Cortina 2026, gli organizzatori hanno dovuto pompare circa 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale. Questo sforzo ha richiesto oltre 946 milioni di litri d’acqua, una quantità sufficiente a riempire 380 piscine olimpioniche. Come spiegato dalla Cnn, le aziende che si occupano della neve artificiale garantiscono che l’acqua torni nel suo ciclo naturale, ma molti esperti sollevano dubbi sulla sostenibilità etica ed energetica di tale pratica in un mondo con risorse idriche sempre più scarse.

Il professor Daniel Scott dell’Università di Waterloo ha sottolineato che la neve programmata è un adattamento necessario per evitare cancellazioni degli eventi e infortuni agli atleti, ma non può risolvere il problema alla radice. Atleti come la campionessa Jessie Diggins hanno descritto le piste attuali come “sporchi nastri di neve bianca che tagliano prati marroni”, un’immagine che ferisce l’essenza stessa degli sport invernali.

Oltre lo sport: una crisi di civiltà

La crisi delle Olimpiadi è solo la punta dell’iceberg. Come spiegato dal climatologo Justin Mankin, la neve funge da serbatoio vitale che rilascia acqua in primavera ed estate per l’agricoltura e l’energia idroelettrica. Perderla non significa solo non poter più sciare, ma affrontare crisi esistenziali per miliardi di persone.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha promesso che dal 2030 l’azione climatica sarà un requisito contrattuale per le città ospitanti, si parlerà di Giochi “climate positive”. Tuttavia, il sentimento tra gli atleti, con il 94% dei quali si dichiara preoccupato per il futuro della propria disciplina, è che il tempo stia scadendo. La domanda che si pongono gli esperti dopo Cortina 2026 è: “Quanto è responsabile forzare lo svolgimento dei Giochi Olimpici in un contesto di riscaldamento globale e risorse idriche in calo?”.

Il sipario si chiude sulle Alpi italiane, ma la sfida per proteggere l’inverno è appena iniziata.

Territorio | Altri articoli