Multa record al Portogallo per la mancata tutela della biodiversità

La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha condannato Lisbona a una sanzione di 10 milioni di euro
9 Marzo 2026
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Praia da Nazaré portogallo canva
Praia da Nazaré in Portogallo (Canva)

La Corte di Giustizia dell’Unione europea (Cgue) ha inflitto una sanzione da 10 milioni di euro al Portogallo per la scarsa gestione del proprio patrimonio naturale. La sentenza segna il culmine di una lunga battaglia legale riguardante la mancata attuazione della Direttiva “Habitat”, il pilastro legislativo europeo che mira a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie e degli habitat più preziosi e minacciati del continente attraverso la rete Natura 2000.

Un inadempimento che dura da anni

La vicenda non è nuova. Già nel settembre 2019, la Corte aveva stabilito che il Portogallo era venuto meno ai suoi obblighi, non avendo designato come Zone Speciali di Conservazione (Zsc) ben 61 Siti di Importanza Comunitaria (Sic) e non avendo adottato le necessarie misure di tutela. Da allora, Lisbona non ha preso i provvedimenti necessari, costringendo la Commissione europea a un secondo ricorso.

Il governo portoghese ha tentato di correre ai ripari con il Decreto n. 1/2020, ma per la Corte tale atto è insufficiente. Il motivo è tecnico ma fondamentale: il decreto si limitava a una classificazione formale dei siti, senza specificare i tipi di habitat naturali e le specie protette presenti in ciascuno di essi, né definire obiettivi di conservazione precisi e vincolanti.

Un patrimonio comune

Il territorio portoghese, situato tra le regioni atlantica e mediterranea, ospita una biodiversità straordinaria: 99 tipi di habitat e 335 specie protetti dalla Direttiva “Habitat”. Secondo i giudici europei, l’assenza di piani di gestione adeguati mette a serio rischio l’integrità di questo patrimonio, che non appartiene solo a un singolo Stato, ma rappresenta un elemento centrale della strategia dell’Unione per la biodiversità all’orizzonte 2030.

Le sanzioni: 10 milioni di euro e multe giornaliere

La condanna è esemplare e mira a produrre un effetto dissuasivo immediato. Il Portogallo dovrà pagare:

  • Una somma forfettaria di 10 milioni di euro.
  • Una penalità giornaliera di 41.250 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo nella messa a norma dei siti, a partire dal giorno della sentenza.

La Corte ha tuttavia previsto un meccanismo di riduzione: la penalità giornaliera sarà abbassata a 750 euro per ogni sito che sarà effettivamente messo in conformità con gli standard europei, incentivando così il Paese a procedere rapidamente con i lavori di protezione. Al momento della sentenza di ieri, ben 55 siti su 61 risultavano ancora privi di una protezione adeguata.

Un messaggio per tutta l’Europa

Questa sentenza sottolinea che la tutela dell’ambiente non può essere gestita con approssimazione o ritardi burocratici. La Corte ha chiarito che le difficoltà amministrative o i problemi nelle gare d’appalto nazionali non possono giustificare il mancato rispetto delle norme europee.

Per chi si occupa di sostenibilità, il caso portoghese è un monito: la creazione di aree protette sulla carta non è sufficiente. Senza piani di gestione scientificamente fondati, obiettivi chiari e misure di conservazione specifiche, la biodiversità europea resta vulnerabile, indipendentemente dal numero di parchi naturali proclamati dai governi.

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