Sembra un anello qualunque, ma dentro concentra una quantità crescente di tecnologia, dati e promesse sul benessere personale. L’Oura Ring è uno dei dispositivi indossabili più di ‘moda’ del momento negli Stati Uniti, perché trasforma parametri come sonno, frequenza cardiaca, temperatura corporea e attività fisica in informazioni semplici da leggere e usare ogni giorno. Ma c’è un ‘ma’. Quando un anello (o un braccialetto) promette di leggere i ritmi del corpo e avviare nuove abitudini digitali, entrano in gioco anche privacy, affidabilità e sicurezza.
Soprattutto se il governo decide che tutti debbano indossarne uno. È quello che si propone di fare l’amministrazione Trump, con il segretario alla Salute americano Robert F. Kennedy Jr. che qualche mese fa ha detto di voler vedere ogni americano usare un dispositivo di questo tipo entro quattro anni.
L’Oura Ring, dispositivo indossabile prodotto dalla finlandese Oura, è finito dunque al centro del dibattito. Al momento non esiste un piano federale per imporre proprio l’anello Oura a tutta la popolazione, ma nella nuova visione sanitaria dell’America la prevenzione passa sempre di più dal monitoraggio continuo del corpo.
Kennedy Jr. spinge sui wearable
Kennedy Jr. ha infatti presentato i wearable come strumenti utili a prevenire le malattie e a ridurre i costi sanitari, in linea con l’impostazione del movimento “Make America Healthy Again”. Di conseguenza, dispositivi come Oura diventano sia un mezzo sia il simbolo di una cultura della salute basata sull’automonitoraggio e sulla responsabilizzazione individuale.
Nell’ottobre 2024, comunque, il Dipartimento della Difesa statunitense ha assegnato un contratto da 96 milioni di dollari per dispositivi biometrici e sistemi di analisi dei dati destinati al monitoraggio del benessere del personale.
Fondata in Finlandia nel 2013, la società Oura Ring si è ritagliata uno spazio dominante nel mercato degli anelli smart negli Stati Uniti, spinta dalla crescente domanda di dispositivi capaci di tracciare sonno, frequenza cardiaca, attività fisica, livelli di stress e altri parametri fisiologici. E ha consolidato la propria presenza anche nello sport di alto livello. L’azienda ha annunciato una partnership come wearable ufficiale di Team USA in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, rafforzando la sua immagine di strumento orientato non solo alla salute quotidiana ma anche alla performance.
Come funziona Oura
Dal punto di vista tecnico, l’Oura Ring è pensato per raccogliere dati biometrici in modo discreto e costante. L’anello non ha schermo, ma integra sensori che rilevano parametri come battito cardiaco, qualità del sonno, temperatura, ritmi biologici e movimento. I dati vengono poi elaborati nell’app attraverso modelli algoritmici che restituiscono indicatori sintetici sul recupero, sull’attività e sulla prontezza fisica dell’utente. Più in generale, sul livello di salute di chi lo indossa. È proprio questa capacità di trasformare la rilevazione continua in suggerimenti operativi a renderlo uno degli esempi più evidenti di convergenza tra wearable e intelligenza artificiale applicata al benessere.
Tuttavia, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration distingue tra dispositivi per il benessere generale e dispositivi medici veri e propri. Nel primo caso i vincoli sono più leggeri, ma le funzionalità devono restare limitate. Nel secondo caso, invece, entrano in gioco procedure più lunghe e complesse. Per aziende come Oura rimanere nella sfera del wellness è importante per facilitare la diffusione del prodotto, ma in tal modo non possono spingersi troppo nella direzione di diagnosi o funzioni cliniche avanzate.
È per questo che la società spinge da tempo per una revisione delle regole. L’obiettivo è far riconoscere una categoria intermedia di dispositivi capaci di segnalare possibili anomalie senza sostituirsi a una diagnosi medica, i cosiddetti ‘digital health screeners’.
Dati sensibili
Ed è qui che il tema della privacy diventa centrale. I wearable raccolgono dati particolarmente sensibili: abitudini quotidiane, indicatori biologici e segnali legati allo stato di salute. Più cresce la diffusione di questi dispositivi, più si rafforza il timore che la mole di informazioni prodotta possa essere usata oltre i limiti percepiti dagli utenti, e che si traduca in una sorveglianza di massa. Per questo negli Stati Uniti si discute di nuove garanzie normative che diano maggiori tutele ai dati sanitari raccolti dai dispositivi personali, nel tentativo di colmare un vuoto legislativo.
Le preoccupazioni sono aumentate anche per il rapporto tra Oura e Palantir, società nota per le sue collaborazioni con apparati governativi e sicurezza. Oura ha chiarito che la collaborazione riguarda il contratto con il Pentagono e non implica l’uso improprio dei dati degli utenti consumer. Ma il solo accostamento tra dati biometrici, difesa e analisi avanzata è bastato a riaccendere il dibattito pubblico.