Vigilante morto a Cortina: “Diversi colleghi avevano lasciato per le condizioni proibitive”

La famiglia denuncia condizioni climatiche estreme e “turni massacranti”
12 Gennaio 2026
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Pietro zantonini vigilante milano cortina fb
Pietro Zantonini, il vigilante morto a Cortina (Facebook)

La morte di Pietro Zantonini, il vigilante 55enne originario di Brindisi deceduto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio in un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo, ha riaperto il dibattito sulla sicurezza sul lavoro in condizioni climatiche estreme. Mentre la Procura di Belluno ha disposto l’autopsia, i familiari denunciano le condizioni lavorative nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio e per i turni “massacranti”.

Come riportato dal legale della famiglia Francesco Dragone “Diversi colleghi di Zantonini avevano già lasciato l’impiego presso la stessa Srl a Cortina proprio per via delle condizioni proibitive, ma Pietro, seppur combattuto, cercava di resistere, perché quel lavoro gli consentiva di mantenere la sua famiglia”. Per questo, aveva accettato un impiego a oltre mille chilometri da casa per una Srl che svolgeva servizio di portierato e vigilanza. Il suo contratto, a tempo determinato, era stato prorogato fino a fine gennaio 2026.

Ecco cosa è successo quella notte e cosa dice la legge sulla gestione di turni notturni e temperature estremamente basse.

Cosa è successo

La tragedia si è consumata in una rigidissima notte dell’inverno ampezzano, quella tra il 7 e l’8 gennaio. Le temperature erano precipitate tra i -12°C e i -16°C quando Pietro Zantonini aveva iniziato il suo turno di sorveglianza presso il cantiere dello Stadio Olimpico del Ghiaccio, una delle infrastrutture strategiche per Milano-Cortina 2026.

La sua postazione consisteva in un gabbiotto che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato riscaldato soltanto da una stufetta elettrica. Il protocollo di sicurezza della società di vigilanza imponeva uscite periodiche (ogni due ore circa) per effettuare ronde di perlustrazione a piedi nell’area esterna del cantiere, esponendo il lavoratore direttamente alle temperature estremamente basse.

Durante la notte, Zantonini ha avvertito un malore improvviso e ha usato il telefono per chiamare i colleghi e chiedere aiuto. Questi ultimi hanno immediatamente allertato il Suem 118 (Servizio di urgenza ed emergenza medica), ma all’arrivo dei sanitari e nonostante i prolungati tentativi di rianimazione, per l’uomo non c’è stato nulla da fare.​

Il Pubblico Ministero Claudio Fabris ha disposto il sequestro della salma e ordinato l’autopsia per determinare con certezza la causa del decesso. L’obiettivo è stabilire se il freddo estremo sia stato una concausa determinante, magari aggravando una patologia cardiovascolare pregressa (ma i familiari riportano che Zantonini non aveva problemi di salute) o causando un infarto da stress termico.

Le preoccupazioni di Pietro e della sua famiglia

La famiglia di Pietro, assistita dall’avvocato Francesco Dragone, ha presentato un esposto ai Carabinieri chiedendo chiarezza sulle condizioni lavorative. In base alle dichiarazioni rilasciate dai familiari, già nelle scorse settimane il vigilante brindisino aveva manifestato diverse preoccupazioni per le condizioni lavorative del cantiere.

Secondo quanto comunicato ufficialmente dalla famiglia tramite il proprio legale, Pietro Zantonini “era impegnato in un turno notturno, all’aperto, in condizioni climatiche particolarmente rigide. Aveva più volte manifestato preoccupazioni e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele”. La moglie Maria, intervistata dalla stampa locale, ha confermato che il marito si lamentava delle “condizioni di lavoro in un freddo severo” e dei “turni notturni prolungati”.

Come riportato dal fratello Antonio a Fanpage.it, Pietro Zantonini era stato assunto a settembre del 2025 da una Srl che svolgeva servizio di portierato e vigilanza, aveva un contratto a tempo determinato che gli era stato prorogato fino a fine gennaio 2026 per vigilare sui cantieri olimpici di Cortina.

A giugno 2025, il referendum su lavoro e cittadinanza, che trattava anche tematiche affini a quelle emerse nel caso di Cortina, come i rapporti a tempo determinato e la responsabilità del committente, fu bocciato dai cittadini con un affluenza al 30,6%, lontanissima dal quorum costitutivo del 50% più uno.

Fabrizio Russo della Filcams Cgil denuncia: “non è concepibile che nel 2026, in un Paese civile, una persona debba morire di freddo sul posto di lavoro. La logica del profitto ad ogni costo ha ridotto i rapporti di lavoro alla più completa disumanità”.

Cosa dice la legge italiana: le norme su turni notturni e freddo

Dopo l’autopsia, che dovrebbe essere svolta tra oggi e domani, l’inchiesta verificherà se sono state rispettate le norme di sicurezza sul lavoro. Ecco cosa prevede il nostro ordinamento:

  • Lavoro notturno (D.Lgs. 66/2003): è considerato “periodo notturno” l’intervallo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’orario tra la mezzanotte e le cinque del mattino. L’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore, salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi. Il datore di lavoro deve garantire la verifica dell’idoneità psicofisica del lavoratore al lavoro notturno attraverso visite mediche preventive e periodiche (almeno ogni due anni);
  • Temperature basse e microclima (D.Lgs. 81/08): il Testo Unico sulla Sicurezza obbliga il datore di lavoro a valutare il rischio “microclima” (Art. 181), incluso lo stress termico da freddo. Se il lavoro all’aperto in condizioni rigide è inevitabile, devono essere forniti dispositivi di protezione individuale specifici, come abbigliamento termico certificato secondo la norma Uni En 342 per proteggere il corpo dal raffreddamento. Le norme tecniche Iso 11079 raccomandano inoltre l’istituzione di pause frequenti in locali riscaldati e la disponibilità di bevande calde per prevenire l’ipotermia;
  • Sospensione per eventi meteo: l’Inps prevede la possibilità di richiedere la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) per eventi meteorologici avversi quando le temperature sono tali da rendere pericoloso lo svolgimento delle lavorazioni (generalmente sotto gli 0°C o i -5°C, a seconda della mansione). Per i servizi di vigilanza, considerati essenziali, la sospensione totale è rara e la norma punta sull’adeguatezza dell’equipaggiamento e delle misure protettive.

L’autopsia e le verifiche dello Spisal (Servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Ambienti di Lavoro) chiariranno se nel cantiere olimpico di Cortina fossero state rispettate tutte queste prescrizioni.

I diritti del lavoratore: quando si può chiedere una modifica dei turni

Molti si chiedono se un lavoratore possa legalmente rifiutare o chiedere di modificare i turni di lavoro ritenuti troppo gravosi o pericolosi. La risposta dipende da circostanze specifiche.

In generale, il datore di lavoro può modificare i turni per esigenze organizzative reali, ma deve comunicarlo con un preavviso congruo che permetta al dipendente di organizzarsi. Per le modifiche strutturali e permanenti dell’orario è necessario il consenso del lavoratore, salvo che siano già previste nel contratto collettivo.

Esistono però categorie di lavoratori che hanno diritto a rifiutare il lavoro notturno: le donne in gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, i genitori unici affidatari di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni, e i lavoratori che hanno a carico una persona con disabilità.​

Se un lavoratore ritiene che le condizioni di lavoro siano pericolose (come esposizione prolungata a temperature estreme senza protezioni adeguate), ha il diritto e il dovere di segnalare immediatamente la situazione al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (Rls), figura prevista dalla legge 81/08 presente in ogni azienda. Il Rappresentante deve poi comunicare per iscritto al datore di lavoro, al responsabile della sicurezza e al medico competente le criticità riscontrate. In caso di mancata risposta o di ritorsioni, il lavoratore può rivolgersi direttamente allo Spisal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) o all’Ispettorato del Lavoro per un intervento.​

Rifiutare arbitrariamente un turno notturno senza rientrare nelle categorie tutelate può configurare un inadempimento contrattuale. Tuttavia, se la richiesta di modifica è motivata da ragioni di sicurezza documentabili (come mancanza di dispositivi di protezione adeguati o condizioni ambientali estreme non gestite), il lavoratore ha il diritto di rivolgersi agli organi competenti.

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